Salento, il turismo si gioca sull’organizzazione: partite Iva e commercio chiedono una regia unica

di Davide Tommasi

Sviluppo, territorio e opportunità per Calimera e il Salento: in sala consiliare il confronto con il presidente della Camera di Commercio. «Stagionalizzare o restare prigionieri di tre mesi d’estate»

Non è il mare il problema del Salento. È quello che succede quando il mare finisce. È il senso dell’incontro istituzionale che si è tenuto questa mattina, giovedì 1 ottobre, nella sala consiliare del Comune di Calimera, promosso dall’amministrazione comunale insieme alla Camera di Commercio di Lecce per presentare al mondo produttivo, alle associazioni del territorio e ai cittadini il progetto di Destination Management Organization, un documento di circa trecento pagine già depositato in Regione e pensato per costruire una regia più coordinata del turismo provinciale.

Una sala piena già alle dieci del mattino ha dato il primo segnale: sul tema c’è interesse, ma soprattutto c’è la consapevolezza che il patrimonio da solo non basta. Servono organizzazione, promozione, servizi, formazione e una strategia condivisa capace di superare la frammentazione dei singoli comuni. A introdurre i lavori sono stati il sindaco Giuseppe Mattei e il vicesindaco Brizio Maggiore.

Mattei: «Il turismo si gioca sull’organizzazione, non sulle bellezze»

Il sindaco di Calimera Giuseppe Mattei ha aperto l’incontro ringraziando il presidente della Camera di Commercio, i rappresentanti della Provincia, la dirigente scolastica, il presidente del Consiglio comunale e tutti gli operatori presenti. Ha quindi spiegato il motivo per cui Calimera abbia voluto ospitare il primo appuntamento di questo percorso: «Siamo qui per capire quali sono le opportunità concrete per il nostro territorio e, soprattutto, come il Comune di Calimera potrà contribuire alla valorizzazione della nostra area, oltre i confini della provincia».

Due, per Mattei, le direttrici sulle quali costruire il percorso. La prima è la messa in rete: «Sappiamo benissimo che non è possibile farcela se non in condivisione, insieme». La seconda riguarda invece l’identità, quel patrimonio fatto di cultura, tradizioni e persone che ogni comunità custodisce e che nel caso di Calimera ha anche simboli particolarmente forti, come la Festa dei Lampioni , che «cerchiamo di preservare ma soprattutto vorremmo valorizzare».

Il passaggio successivo è quello che lega il turismo alla responsabilità amministrativa: «Abbiamo fini istituzionali diversi, ma un’unica grande responsabilità: creare condizioni favorevoli per chi vive, per chi lavora e per chi investe nel nostro territorio».

Da qui la sintesi affidata dal sindaco a una frase destinata a diventare il filo conduttore dell'intera mattinata: «Il turismo si gioca sull’organizzazione, non sulle bellezze che abbiamo: quelle ci sono già» .

Candelieri: identità culturale e promozione del territorio

La conduzione e la moderazione dell’incontro sono state affidate a Brizio Candelieri, delegato al turismo, alle tradizioni popolari e alla lingua grika. Nel corso dell’appuntamento Candelieri ha guidato i diversi momenti di confronto, favorendo il dialogo tra i partecipanti e accompagnando la discussione sui temi centrali dell’iniziativa.

Il suo ruolo ha contribuito a tenere insieme i diversi aspetti emersi durante la mattinata, dalla promozione turistica alla tutela delle tradizioni locali, fino alla valorizzazione del patrimonio linguistico e culturale del territorio. Un filo conduttore che ha trovato particolare significato in un incontro dedicato alla costruzione di una destinazione turistica condivisa: l’obiettivo, infatti, non è soltanto organizzare servizi e attrattori, ma anche costruire una narrazione riconoscibile del territorio.

La presenza di Brizio Candelieri consigliere comunale di Calimera con delega turismo, tradizioni popolari e lingua grika ha quindi sottolineato il legame tra identità culturale, memoria popolare e sviluppo turistico, elementi che possono diventare parte integrante della strategia di promozione dell’area. In questa prospettiva, tradizioni, lingua grika, feste popolari e patrimonio immateriale non rappresentano soltanto elementi da conservare, ma anche componenti di un racconto territoriale da rendere maggiormente accessibile a chi arriva da fuori.

Maggiore: «Il materiale c’è, manca chi lo mette insieme»

È toccato al vicesindaco di Calimera Brizio Maggiore entrare nella parte più operativa, spiegando che l’incontro di Calimera rappresenta il primo passo di un percorso destinato a proseguire negli altri comuni, con l’obiettivo di arrivare a una regia capace di mettere in rete territori, operatori e attrattori.

Maggiore ha utilizzato il tema dei cammini come esempio concreto del potenziale ancora non pienamente organizzato: «Pensiamo ai percorsi religiosi, che ormai valgono una fetta importante del turismo lento. Il materiale c’è: le masserie, le strade, i cammini, la costa».

Il problema, secondo il vicesindaco, è trasformare questo patrimonio in un’offerta leggibile e fruibile: «Ci sono stati tanti tentativi, ma oggi chi arriva da fuori non trova un’indicazione, non trova un servizio, non trova chi gli spiega cosa sta guardando. Non è un problema di bellezza del territorio, è un problema di chi lo racconta».

Il passaggio successivo riguarda quindi il metodo: «Il lavoro che ci aspetta è costruire un progetto che sia davvero di area, non un progetto per comune. Serve una progettazione che parta dal basso, dai sindaci e dalle associazioni, e che venga messa in comune».

E proprio il coinvolgimento degli operatori rappresenta, nelle intenzioni dell’amministrazione, uno degli elementi qualificanti del percorso: «Noi ci mettiamo la faccia e la struttura comunale, ma il progetto lo vogliamo scrivere insieme a chi il turismo lo fa tutti i giorni».

Dell’Atti: «La scuola deve seminare lo spirito d’iniziativa»

Un contributo diverso, ma strettamente legato al tema dello sviluppo, è arrivato dalla dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Calimera-Martignano-Caprarica di Lecce, Prof.essa Elisabetta Dell’Atti.

Il suo intervento ha spostato il ragionamento ancora più a monte, sottolineando il ruolo della scuola nella costruzione delle competenze e soprattutto di una cultura dello spirito d’iniziativa.

«Si parte dalle basi», il senso del suo intervento. Quello che accadrà successivamente, in termini di sviluppo delle attività commerciali, artigianali e imprenditoriali, deve essere preparato anche attraverso una formazione capace di valorizzare le diverse inclinazioni dei ragazzi.”

Dell’Atti ha richiamato la necessità di superare una concezione della scuola e della cultura troppo concentrata esclusivamente sulla dimensione intellettuale: «Bisogna uscire da un’idea di scuola che ha dato sempre una caratterizzazione molto forte a un certo tipo di cultura, come se il fare con le mani, la dimensione dell’artigianalità, del commercio e dello spirito di iniziativa d’impresa fossero qualcosa di altro».

Al contrario, ha sottolineato, la scuola può contribuire a riconoscere e valorizzare anche queste competenze, costruendo fin dai primi anni una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dal territorio.

Un ragionamento che si è collegato naturalmente alla discussione successiva sulla formazione degli operatori turistici, delle guide, degli imprenditori e di tutte quelle figure professionali necessarie per trasformare il patrimonio locale in servizi concreti.

Capirola, Confartigianato Calimera: «Il problema è l’organizzazione, non la bellezza»

Particolarmente articolato l’intervento di Domenico Capirola, rappresentante di Confartigianato, che ha riportato al centro del confronto il punto dal quale, secondo il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese, bisogna ripartire: l’organizzazione.

«Qui il problema è l’organizzazione. Non la bellezza, non le risorse: l’organizzazione», il senso dell’intervento di Capiriola, che ha ricordato come negli anni siano state numerose le iniziative di promozione e valorizzazione, senza però riuscire sempre a trasformarle in un sistema stabile.

Il rappresentante di Confartigianato ha richiamato anche il tema delle competenze e delle risorse a disposizione degli enti locali. Il rischio, ha spiegato, è quello di affidare a un amministratore la responsabilità di valorizzare un bene senza trasferire contemporaneamente strumenti, competenze e risorse sufficienti per gestirlo.

«La cosa più difficile da gestire è la normale amministrazione», è stato il ragionamento, sottolineando come spesso si riescano a trovare risorse per affrontare le emergenze, mentre più difficile risulta garantire continuità alla manutenzione, alla promozione e alla gestione ordinaria.

Da qui il richiamo alla necessità di fare squadra: «Noi qui abbiamo cose che hanno valorizzato il Salento per anni. Oggi è venuto il momento di fare squadra, perché altrimenti queste cose restano patrimonio di nessuno».

Capirola ha poi riportato il confronto sul terreno della competizione turistica. Croazia, Grecia e nuovi mercati rappresentano, secondo il rappresentante di Confartigianato, destinazioni con cui il Salento deve confrontarsi attraverso una maggiore capacità di accoglienza.

Non basta quindi attirare il turista: bisogna essere in grado di accompagnarlo durante la permanenza. Da qui gli esempi citati nel corso dell’intervento: collegamenti, strumenti digitali, possibilità di prenotare visite, informazioni sui luoghi e una piattaforma capace di mettere in relazione domanda e offerta.

«Oggi chi arriva trova disagi con aerei e treni, non trova un’app per prenotare una visita, non trova una piattaforma che valorizzi i beni del territorio», è stato sottolineato.

Per Capirola la DMO può rappresentare proprio lo strumento per superare questa frammentazione, mettendo intorno allo stesso tavolo comuni, Provincia, Camera di Commercio e imprese: «Serve una regia che tenga insieme tutto, altrimenti ogni tentativo resta isolato».

Il rappresentante di Confartigianato ha quindi manifestato la disponibilità del mondo artigiano a partecipare al percorso, mettendo a disposizione idee, competenze e tecnici per i successivi incontri.

Aprile: «Calimera da sola non regge, in cinque o sei comuni la partita cambia»

Il passaggio più atteso dalla platea delle imprese è arrivato con Fabrizio Aprile, in rappresentanza dell’associazione delle attività produttive ALI CALIMERA.

Aprile ha legato il destino del commercio calimerese al flusso dei visitatori: «Noi oggi viviamo di mercato locale, ma il commercio è fatto di partite Iva che hanno bisogno di gente che passa, non solo di residenti».

Il problema è quindi quello della stagionalità: «Se aspettiamo il turista solo a luglio e agosto, non cambia nulla per nessuno. La partita si gioca sulla capacità di tenere aperta la città dieci mesi e non tre».

Aprile ha ricordato i diversi tentativi già realizzati: «Le iniziative le abbiamo fatte, ma una campagna promozionale fatta da Calimera da sola non sta in piedi. Un lavoro di uno o due eventi l’anno non produce reddito per le imprese».

Da qui l’idea di allargare il perimetro: «Se a Calimera ci mettiamo insieme a partire da cinque o sei comuni di questa zona, allora la partita cambia».

Il problema, secondo Aprile, non è il singolo comune, ma un sistema eccessivamente frammentato: «Non è un fallimento di Calimera: è il limite di un sistema che ha novantasei comuni uno sopra l’altro e ognuno con il proprio campanile».

Il passaggio più politico riguarda la disponibilità a condividere parte delle competenze: «Se ogni comune non cede il 5% delle sue prerogative per metterle a fattore comune, non andiamo da nessuna parte».

E la ricaduta economica della destagionalizzazione, secondo Aprile, deve essere concreta: «Se si allunga la stagione, chi fa la guida trova anche un compenso adeguato, e chi tiene aperto il negozio trova i clienti».

Bruno: «Chiediamo un tavolo permanente, non un altro incontro»

Il quadro dal punto di vista del commercio è stato tracciato da Roberto Bruno, rappresentante ACEA CALIMERA, che ha parlato prima di tutto come operatore e poi come rappresentante dell’associazione.

«Ringrazio il sindaco e l’amministrazione per aver organizzato questo incontro e il presidente Vadrucci per averci spiegato con chiarezza di cosa si tratta», ha detto, rivendicando poi la posizione strategica dell’area: «Siamo a metà strada tra il capoluogo e la costa: tutto il turismo scolastico, il cicloturismo, i percorsi religiosi: il materiale c’è».

Bruno ha quindi chiesto che il percorso non si esaurisca nell’incontro di Calimera: «Noi come associazione siamo pronti a collaborare, abbiamo il nostro contributo, ma chiediamo che ci sia un tavolo permanente per valorizzare le nostre ricchezze».

Il tema della destagionalizzazione è tornato centrale: «Destagionalizzare conviene a tutti, perché nessuno può vivere di tre mesi».

E ancora una volta è emersa la necessità di ragionare per aree omogenee: «Non può esserci il progetto di Calimera, il progetto di Martignano, il progetto di Martano. Cinquanta progetti di cinquanta comuni sono cinquanta sconfitte, perché il turista non se ne accorge».

L’associazione, ha assicurato Bruno, è pronta a portare gli imprenditori al tavolo della destinazione. Ma la richiesta è che anche i Comuni assumano una decisione chiara sulla partecipazione al progetto.

Bray: «Le imprese sono la spina dorsale, ma vanno coinvolte prima»

L’assessore alle Attività Produttive del Comune di Calimera, Antonella Bray, ha riportato il ragionamento sul piano amministrativo e sul metodo di lavoro.

Ringraziando le associazioni presenti, Bray le ha definite «una fetta fondamentale per lo sviluppo del nostro paese», sottolineando che il coinvolgimento degli operatori non può avvenire soltanto quando le decisioni sono già state prese.

«Questo progetto lo stiamo costruendo insieme all’assessorato al commercio», ha spiegato, «proprio perché vogliamo approcciare dalla base, avere conoscenza e portare le istanze delle imprese dentro il progetto, non a valle delle decisioni».

Anche per Bray, la partecipazione registrata all’incontro rappresenta un segnale importante: «Alle dieci del mattino non è facile avere una stanza così piena, e questo ha un significato».

L’obiettivo indicato dall’assessore è quindi quello di proseguire con altri momenti di confronto: «C’è gente che lavora e che ha a cuore il territorio: è con loro che va scritto il piano, è per loro che va scritto».

Vadrucci: «La parola magica è cedere una virgola delle proprie competenze»

Il quadro generale è stato affidato al presidente della Camera di Commercio di Lecce, Mario Vadrucci, che ha letto la partecipazione all’incontro come un segnale di attenzione verso il territorio.

«Sono sorpreso dalla partecipazione — ha esordito —, significa attaccamento al territorio».

Vadrucci ha quindi illustrato il senso del progetto di destinazione condivisa: «Salento, un progetto condiviso di destinazione. Questa è la parola chiave che purtroppo per tanti anni non siamo riusciti a mettere in campo».

Il nodo, per il presidente, è soprattutto quello della collaborazione tra enti: «La parola magica è cedere una virgola delle proprie competenze, del proprio comune, per metterle insieme a quelle degli altri».

L’obiettivo è valorizzare un patrimonio che oggi grava in larga parte sulle singole amministrazioni: «Il limite della nostra provincia è l’estrema parcellizzazione delle idee».

Tra gli strumenti ipotizzati anche una piattaforma capace di promuovere gli operatori aderenti attraverso i canali utilizzati dai turisti, con un sistema di adesione pensato per coinvolgere anche le realtà più piccole.

Per i Comuni è stata prospettata una quota di adesione di diecimila euro, con la Camera di Commercio pronta a mettere a disposizione un proprio contributo per contribuire alla costruzione di uno strumento destinato a rimanere nel tempo.

Formazione, accoglienza e collegamenti: gli anelli mancanti

Dalla platea sono arrivate poi le richieste più concrete. Una delle principali riguarda la formazione.

«È importante iniziare a formare guide turistiche che qui ancora non abbiamo», è stato sottolineato da un’operatrice. Il problema è concreto: «Arrivano i turisti nei periodi estivi e non sappiamo dove collocarli, cosa fargli fare, dove mandarli».

Il territorio dell’entroterra, è stato ricordato, dispone di musei, architettura, tradizioni, masserie e percorsi, ma se questi luoghi non vengono resi fruibili e collegati tra loro il patrimonio rischia di rimanere soltanto sulla carta.

Anche la conoscenza delle lingue è stata indicata come una priorità, soprattutto in vista dei mercati del Nord Europa, dove i mesi di ottobre e novembre possono rappresentare ancora un periodo favorevole per viaggiare.

Il tema della formazione, è stato proposto, potrebbe essere affrontato anche attraverso percorsi costruiti insieme all’università e agli operatori.

«Il turista non capisce cinquanta campanili»

La frammentazione è tornata più volte nel corso del dibattito. «Da dieci anni la provincia fa otto milioni di presenze e non c’è programmazione», è stato detto in sala, richiamando il problema di eventi, iniziative e attrattori che spesso non comunicano tra loro nonostante distanze molto ridotte.

Sono stati citati anche alcuni esempi concreti: il bosco regionale di Santa Maria di Leuca, frequentato da ciclisti ed escursionisti ma privo, secondo quanto emerso nel dibattito, di alcuni servizi essenziali; la rete dei musei diffusi; i cammini religiosi; le cantine e il possibile sviluppo delle strade del vino.

È stato ricordato anche il progetto del treno del vino, tentato due anni fa e poi abbandonato dopo una spesa indicata in circa trentamila euro. Il confronto con Toscana e Langhe è servito a sottolineare come un prodotto turistico abbia bisogno non soltanto di una buona idea, ma di una struttura capace di sostenerlo nel tempo.

Lo stesso vale per il patrimonio immateriale: la Festa dei Lampioni , le tradizioni locali, la lingua grika, i percorsi legati alla storia religiosa del territorio e i musei diffusi possono diventare elementi di attrazione, ma soltanto se inseriti in una narrazione unica e in una strategia di promozione coordinata.

Il turista, è stato il ragionamento condiviso in più interventi, non può essere chiamato a orientarsi tra decine di campanili e altrettanti siti internet, eventi e sistemi di informazione.

La sfida della concorrenza e il bisogno di aprirsi oltre il Salento

Nel corso dell’incontro è emersa anche la necessità di guardare alla concorrenza internazionale. Croazia, Grecia e nuovi mercati turistici sono destinazioni con cui il Salento dovrà continuare a confrontarsi.

«Non è che siccome la gente viene in Salento da dieci anni verrà per forza anche domani: bisogna accoglierla, non basta avere il mare».

Il tema, quindi, non è soltanto quello di attirare nuovi visitatori, ma anche di costruire una destinazione capace di offrire servizi, informazioni e motivi per restare più a lungo.

Un altro elemento riguarda il rapporto con i territori vicini. «L’aeroporto sta a Brindisi», è stato ricordato, sottolineando la necessità di superare i confini amministrativi e costruire collegamenti con le altre province.

Anche in questo caso la logica è quella della rete: non una competizione tra territori confinanti, ma la costruzione di un’offerta più ampia.

Le partite Iva: «Non chiediamo soldi, chiediamo regole»

Alla fine della mattinata, il messaggio arrivato con maggiore chiarezza dal mondo del commercio, dell’artigianato e delle piccole imprese è stato quello di voler partecipare concretamente alla costruzione del progetto.

«Vogliamo far parte di questo progetto in maniera concreta, non solo ufficiale. Vogliamo lavorare davvero per sfruttare le possibilità che abbiamo».

La richiesta più ricorrente è stata quella di un tavolo permanente tra Comuni, Camera di Commercio e associazioni di categoria, nel quale le esigenze delle partite Iva possano entrare fin dalla fase di progettazione.

Operatori turistici, commercianti, titolari di strutture ricettive, artigiani, guide e accompagnatori chiedono di essere coinvolti non soltanto nella fase di promozione, ma anche nella definizione dei prodotti turistici, dei servizi e delle strategie.

Il percorso, è stato chiarito, non sarà breve. La prima fase sarà triennale e servirà a consolidare una posizione comune, mentre il progetto depositato in Regione dovrà ora proseguire il proprio iter.

Il punto di partenza, però, sembra essere condiviso: il Salento possiede un patrimonio vastissimo, ma deve riuscire a trasformarlo in una destinazione organizzata, riconoscibile e fruibile durante tutto l’anno.

Perché la vera sfida, emersa con forza dalla sala consiliare di Calimera, non è più soltanto portare gente in Salento d’estate. È riuscire a fare in modo che il territorio continui a essere vivo, attrattivo e produttivo anche quando il mare non è più il principale motivo per partire.

E la frase che meglio riassume lo spirito dell’incontro resta quella pronuncia: «Il materiale c’è. Manca la regia».

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