Ponte Morandi, otto anni dopo.
Egle Possetti: «Oggi il dolore si è trasformato in resistenza»
GENOVA – Otto anni sono trascorsi dal crollo del Ponte Morandi, una tragedia che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone e che continua a pesare sulla memoria di Genova e dei loro familiari. Nel giorno della commemorazione, Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, torna a parlare dopo la sentenza di primo grado pronunciata il 16 luglio scorso.
Egle Possetti- presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi
Per i familiari delle vittime, quel verdetto rappresenta un passaggio importante, ma non certo la conclusione del percorso verso la giustizia. «Abbiamo atteso otto anni, con pazienza, con trepidazione, con speranza», ha detto Possetti, sottolineando come oggi sia possibile ricordare i propri cari «conoscendo il giudizio di primo grado del processo».
Un giudizio che la presidente del Comitato definisce «importante, qualificato, serio» e capace di mettere in luce «gravi responsabilità, omissioni e condotte inadeguate». Parole che restituiscono ai familiari, almeno in parte, la consapevolezza che quanto accaduto non è stato dimenticato e che il lavoro della magistratura ha contribuito a fare luce sulle responsabilità.
Possetti, pinerolese e sorella di Claudia Possetti, morta nel crollo insieme al compagno Andrea Vittone e ai figli di Claudia, Camilla e Manuele Bellasio, riconosce proprio nell'attività degli investigatori e della magistratura un elemento di speranza. «È frutto di anni di lavoro e grande impegno della macchina della giustizia con il supporto degli inquirenti», ha spiegato. Un lavoro che, aggiunge, «ha contribuito a ridare speranza ai nostri cuori».
Ponte Morandi Momento del crollo
Ma la battaglia dei familiari non si esaurisce nelle aule di tribunale. Il messaggio del Comitato guarda al futuro e alla necessità di cambiare un sistema nel quale prevenzione e sicurezza devono avere un peso maggiore. La richiesta è quella di costruire un modello capace di conciliare attività economiche e utili con la tutela delle persone, senza che la sicurezza possa essere considerata un costo da comprimere.
«Non possiamo essere soli», è l'appello di Possetti, rivolto ai cittadini e alle istituzioni. «Tutti i cittadini onesti che comprendono l'importanza di questa battaglia speriamo siano al nostro fianco».
Otto anni dopo, dunque, il dolore resta, ma si è trasformato in una forma di impegno civile. Per i familiari delle 43 vittime, ricordare significa anche chiedere che una tragedia simile non possa più ripetersi. E in questa prospettiva la memoria diventa una responsabilità collettiva.
Possetti guarda anche alla politica e chiede equilibrio, attenzione e centralità dell'interesse pubblico. «Noi cittadini singolarmente siamo sempre la parte debole», osserva. Ma quella debolezza, quando diventa partecipazione e si trasforma in una voce comune, può cambiare i rapporti di forza: «Siamo tanti e uniti possiamo essere una vera forza».
È questo, oggi, il significato della memoria del ponte Morandi: non soltanto ricordare chi non c'è più, ma trasformare quel dolore in una richiesta concreta di verità, responsabilità, sicurezza e giustizia.