Parte dalla Puglia la mobilitazione nazionale per il rilancio dell’olivicoltura italiana
Parte dalla Puglia, e coinvolge tutta Italia, il progetto di rilancio dell’olivicoltura italiana. È a Bari, infatti, che il comitato promotore nazionale per il rilancio del settore olivicolo-oleario ha scelto di convocare OP olivicole, produttori, frantoiani e tutte le principali componenti della filiera per elaborare la propria piattaforma di rivendicazioni e proposte che affrontino alla radice i problemi che hanno portato il settore a vivere una delle più difficili crisi degli ultimi anni. La scelta di (ri)cominciare dalla Puglia è semplice. Il Tacco d’Italia è di gran lunga il principale produttore di olio d’oliva italiano: secondo le elaborazioni CREA, su dati ISMEA-AGEA, la produzione media regionale nel triennio 2023-2024 è stata di circa 1,57 milioni di quintali di olio; un report dell’Area Studi di Mediobanca attribuisce alla Puglia il 45% della produzione nazionale di olio d’oliva; dalla punta più a nord della regione al lembo più a sud, sono oltre 330mila gli ettari su cui si estendono gli oliveti pugliesi, vale a dire il 31,6% dell’intera superficie nazionale dedicata all’olivicoltura. I primati della Puglia non si fermano qui: la filiera pugliese dispone della più ampia rete di trasformazione, con circa 746 frantoi attivi, pari a oltre il 17% del totale nazionale; la Puglia è anche una delle regioni più importanti per gli oli di qualità certificata, poiché il 32% del valore economico nazionale degli oli DOP e IGP proviene dalla Puglia (dati CREA), con la denominazione Terre di Bari DOP che da sola rappresenta circa il 30% del valore degli oli certificati italiani.
DA OGNI REGIONE D’ITALIA. Nella Sala 8 del Centro Congressi della Fiera del Levante, a Bari, venerdì 19 giugno, alle ore 11, partirà la mobilitazione nazionale del settore olivicolo più importante degli ultimi 20 anni. Si
La situazione è drammatica: l’olio extravergine d’oliva italiano resta nelle cisterne, mentre gli scaffali della Grande Distribuzione utilizzano l’olio come “prodotto civetta”, con promozioni e offerte volantino a prezzi impossibili. L’olio extravergine di oliva di origine comunitaria viene venduto a meno di 4 euro al litro. L’olio extravergine di oliva italiano è proposto con prezzi inferiori a 7 euro al litro. Si tratta di valori ampiamente al di sotto non solo dei costi vivi di produzione, ma di prezzi sottostimati rispetto alla qualità dell’olio EVO prodotto con sacrifici, abnegazione e standard elevatissimi dalla filiera italiana.
MERCATO AL RIBASSO. L’immissione sul mercato di olio proveniente da paesi extraeuropei, spesso attraverso il transito da Spagna e Portogallo, è una delle principali cause del crollo dei prezzi che penalizza soprattutto i produttori italiani e gli olii extravergini d’oliva di qualità. Sugli scaffali della Grande Distribuzione, infatti, vengono messe in evidenza proposte sottocosto, a prezzi stracciati, con offerte “civetta” che trascinano al ribasso il mercato. Per non parlare di olio deodorato, procedura illegale che permette di trasformare un olio lampante, non commestibile, in un extravergine. A questa situazione occorre dire BASTA, per questo a Bari sarà rappresentata tutta l’olivicoltura italiana, tutte le sue componenti di base, coloro che danno la vita per un patrimonio immenso che riguarda tutti, che ci riguarda socialmente, culturalmente, dal punto di vista economico e occupazionale. Dobbiamo dare un impulso nuovo per una svolta positiva che affronti e risolva i problemi.