Lecce, Anno Giudiziario 2026: Riforme e Responsabilità della Giustizia
di Davide Tommasi
Sfide sociali e legalità aprono l’anno giudiziario 2026
Si è svolta il 31 gennaio 2026 , nell’aula magna “Vittorio Aymone” del tribunale di viale De Pietro, la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 del distretto della Corte d’Appello di Lecce. Un appuntamento solenne e partecipato, alla presenza delle più alte autorità istituzionali, giudiziarie e forensi del territorio, che ha rappresentato un momento di analisi sullo stato della giustizia e sulle sfide che attendono il sistema giudiziario italiano, in una fase segnata dal dibattito sulla riforma costituzionale e dall’imminente referendum.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Corte d’Appello, Roberto Maria Carrelli Palombi di Montrone, che ha richiamato il valore della trasparenza quale strumento essenziale di controllo democratico sul funzionamento della giurisdizione. Nel suo intervento, il presidente ha sottolineato come il Consiglio giudiziario abbia sempre operato in un clima di dialogo e collaborazione, senza contrapposizioni legate ad appartenenze correntizie.
Ampio spazio è stato dedicato alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento. Carrelli Palombi ha evidenziato le possibili ricadute sull’esercizio della giurisdizione, ribadendo la necessità di preservarne autonomia e indipendenza, nel solco dei principi costituzionali. Un richiamo forte alla responsabilità condivisa di tutte le componenti del sistema giustizia nel custodire una cultura comune della giurisdizione, dalla quale dipendono la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto.
Sul piano dei dati, il presidente ha registrato segnali incoraggianti: diminuiscono le pendenze in tutti i settori e cresce l’indice di ricambio, grazie all’impegno di magistrati e personale amministrativo. Resta tuttavia critica la situazione degli istituti penitenziari del distretto, ancora segnati da un sovraffollamento ben oltre i limiti regolamentari e da una persistente carenza di personale di Polizia penitenziaria.
Nel corso della cerimonia è intervenuto il rappresentante del Consiglio superiore della magistratura, Maurizio Carbone, che ha espresso forti perplessità rispetto a un sistema di selezione dei componenti del Csm affidato al sorteggio, ritenuto penalizzante per il ruolo costituzionale dell’organo di autogoverno. A nome del Ministero della Giustizia ha preso la parola Rosa Patrizia Sinisi, che ha ricordato come sarà il corpo elettorale a pronunciarsi sulla riforma attraverso il referendum, sottolineando il valore della partecipazione democratica.
Criminalità e baby gang in crescita: l’allarme di Vaccaro
Durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2026, il procuratore generale Ludovico Vaccaro ha illustrato una relazione che mette in luce la presenza di organizzazioni criminali ben strutturate e profondamente radicate nel distretto di Lecce. Questi gruppi non si limitano alle attività illecite tradizionali, ma sfruttano anche strumenti digitali e nuove modalità comunicative per ampliare le proprie reti e consolidare il controllo sul territorio. L’azione delle forze dell’ordine e della magistratura giudicante si svolge in un contesto segnato da risorse umane e logistiche ancora insufficienti, che rendono difficile gestire l’alto numero di indagini e procedimenti, aggravato dalle carenze di personale sia giudiziario sia amministrativo. Vaccaro ha confermato che lo spaccio e il traffico di sostanze stupefacenti rimangono i reati più diffusi nel distretto, con una forte componente organizzata. Il narcotraffico è spesso gestito da associazioni criminali strutturate, finalizzate alla produzione, importazione e distribuzione di droghe. Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia e delle forze di polizia hanno portato a operazioni su larga scala, coinvolgendo numerosi indagati e facendo emergere spesso reati collegati come il porto illegale di armi e le estorsioni. Questi mercati dello spaccio non operano isolatamente, ma sono integrati con altre attività illecite, diventando nodi economici strategici per le reti criminali diffuse sul territorio, comprese le aree urbane del Salento. Un elemento centrale della relazione riguarda la trasformazione economica dei clan, che non si limitano più a controllare il mercato illegale ma reinvestono i proventi del crimine in attività lecite e strumenti finanziari complessi. Particolare attenzione è stata posta sull’uso di criptovalute e del dark web, strumenti che consentono di spostare e occultare capitali illeciti tramite piattaforme internazionali difficilmente tracciabili. Questo cambiamento si accompagna a collaborazioni con gruppi stranieri, come organizzazioni albanesi, che favoriscono l’approvvigionamento e la distribuzione delle sostanze stupefacenti, rafforzando le reti criminali transnazionali. La relazione segnala inoltre un aumento dei reati legati alle armi, con un impatto significativo sulla sicurezza pubblica. Crescono i delitti contro la persona commessi con armi da fuoco o esplosivi, spesso legati a conflitti tra bande o a intimidazioni verso vittime e testimoni. Questi episodi aggravano il profilo penale complessivo delle organizzazioni e sono frequentemente associati a metodi mafiosi o finalità associative. Il fenomeno non è limitato a Lecce: altre aree italiane registrano episodi simili, anche con il coinvolgimento di minorenni in azioni armate e violente. Particolarmente preoccupante è la criminalità giovanile, sempre più precoce e violenta. Si osserva un incremento dei reati commessi con violenza anche brutale da parte di minori, spesso senza motivazioni apparenti o per motivi futili. Episodi gravi come violenza di gruppo, aggressioni armate e abusi sessuali coinvolgono giovani con età sempre più basse, fino a dodicenni o tredicenni. La diffusione delle baby gang e della violenza organizzata tra minori è documentata nel territorio leccese, con indagini su casi di elevata gravità. Vaccaro sottolinea che questi comportamenti non si spiegano solo con l’azione repressiva, ma nascono da profondi disagi sociali, educativi e familiari che spingono alcuni giovani a considerare il crimine come strumento di potere, riconoscimento o normalità. Il procuratore ha inoltre evidenziato le fragilità del sistema giudiziario e delle forze di contrasto: le scoperture di organico tra magistrati e personale amministrativo limitano la capacità di condurre indagini complesse e di perseguire tempestivamente tutti i reati, mentre il sovraffollamento carcerario e la gestione delle misure cautelari ostacolano ulteriormente l’efficienza del sistema penitenziario e delle misure alternative. In sintesi, il quadro delineato da Vaccaro evidenzia la presenza di organizzazioni criminali profondamente radicate e strutturate, con vocazione imprenditoriale e strumenti finanziari sofisticati; la prevalenza di spaccio di droga, estorsioni e reati con armi, spesso interconnessi; una criminalità minorile in espansione con reati sempre più precoci e violenti; e criticità operative e strutturali che limitano l’efficacia del contrasto e delle indagini.
L’intervento dell’Ordine degli Avvocati di Lecce
Di particolare rilievo è stato l’intervento dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, rappresentato dal presidente avvocato Antonio Tommaso De Mauro. Con forza e chiarezza, De Mauro ha evidenziato il significato democratico del referendum, definendolo un passaggio fondamentale affinché i cittadini possano comprendere fino in fondo i valori e la portata della riforma della giustizia, al di là delle contrapposizioni ideologiche. Ogni scelta, ha sottolineato, inciderà sull’equilibrio dei poteri, sull’autonomia della giurisdizione e sulla tutela dei diritti fondamentali.
Il presidente dell’Ordine ha inoltre ribadito con grande enfasi il ruolo costituzionale dell’Avvocatura quale presidio di legalità e garanzia dei diritti dei cittadini, richiamando la necessità di una collaborazione leale e rispettosa tra Avvocatura e Magistratura. Nel finale del suo intervento, De Mauro ha condiviso un momento di intensa emozione personale, ricordando il sogno che suo padre nutriva per lui: quello di vederlo avvocato, al servizio della giustizia e dei cittadini. Un passaggio umano e autentico, accolto da un lungo e sentito applauso, che ha conferito alla cerimonia una dimensione profondamente personale e significativa.
L’allarme della Camera Civile Salentina
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il presidente della Camera Civile Salentina, Avv. Salvatore Donadei, che ha rivendicato con forza il ruolo dell’Avvocatura come pilastro dell’architettura costituzionale, e non come semplice “utente” del sistema giustizia. Donadei ha evidenziato i risultati positivi ottenuti attraverso il dialogo istituzionale, come l’introduzione dei terminali POS presso l’ufficio UNEP, ma ha denunciato con fermezza le criticità ancora presenti.
Particolari perplessità sono state espresse sulla gestione della mediazione e della volontaria giurisdizione, spesso caratterizzate da lunghe attese e da un insufficiente coinvolgimento dell’Avvocatura nei processi decisionali. Preoccupante anche la situazione dei Giudici di Pace, prossima al collasso a causa dell’aumento delle competenze non accompagnato da adeguate risorse.
Un passaggio particolarmente accorato è stato dedicato all’Avvocatura civile, sempre più penalizzata da barriere economiche e previdenziali. Difendere i giovani professionisti, ha sottolineato Donadei, significa difendere il diritto di accesso alla giustizia e la qualità della democrazia. Tra le priorità, il presidente ha ricordato la necessità di una Cittadella della Giustizia, capace di garantire dignità ai luoghi e agli operatori del diritto.
Alla cerimonia hanno partecipato le principali autorità giudiziarie e forensi del territorio, i rappresentanti delle istituzioni civili e militari e una delegazione regionale. Si apre così l’anno giudiziario 2026, in un contesto complesso ma carico di responsabilità, con la consapevolezza che la giustizia resta uno dei pilastri irrinunciabili della democrazia e che solo attraverso dialogo, rispetto dei ruoli e responsabilità condivisa sarà possibile affrontare le nuove sfide sociali e istituzionali.