Lecce, studenti in piazza contro guerra e disagi nelle scuole: «Non pagheremo le vostre guerre con il nostro futuro»

di Davide Tommasi

Da Porta Napoli a Piazza Sant’Oronzo, fino alla Prefettura: il corteo del 16 ottobre mette al centro sicurezza degli edifici, diritto allo studio, salute mentale e investimenti nell’istruzione. Alla protesta anche un docente di Pittura del liceo artistico Enzo Rossi di Roma.

LECCE, 16 ottobre 2026 – «Non pagheremo le vostre guerre con il nostro futuro». È uno degli slogan che hanno accompagnato la manifestazione studentesca di oggi a Lecce. In piazza sono scesi ragazzi e ragazze delle scuole superiori e dell’Università del Salento, uniti dalla richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione e di risposte concrete ai problemi che ogni giorno incontrano nelle aule.

Il corteo è partito da Porta Napoli, ha attraversato il centro cittadino e ha raggiunto Piazza Sant’Oronzo, per poi dirigersi verso la Prefettura. Una mobilitazione che ha portato all’attenzione delle istituzioni temi diversi ma strettamente collegati: edifici scolastici da mettere in sicurezza, classi sovraffollate, mancanza di materiali, sostegno psicologico e contrasto alle discriminazioni.

Dietro gli striscioni e i cori, il messaggio degli studenti è chiaro: la scuola non può essere considerata una questione secondaria. Servono risorse, interventi e la disponibilità ad ascoltare chi quegli ambienti li vive ogni giorno.

Scuole, gli studenti chiedono interventi urgenti

Tra le questioni sollevate durante il corteo c’è lo stato degli edifici scolastici. I manifestanti denunciano problemi di manutenzione, infiltrazioni d’acqua, intonaci deteriorati e presenza di muffa in alcune strutture.

A queste situazioni si aggiungono, secondo quanto riferito dagli studenti, la scarsità di spazi adeguati, il sovraffollamento delle classi e la mancanza di strumenti necessari per svolgere al meglio le attività didattiche.

Sono problemi che incidono sulla quotidianità di chi frequenta la scuola e che, secondo i partecipanti alla protesta, richiedono interventi tempestivi. La richiesta è quella di controlli sulle condizioni degli edifici, lavori di manutenzione e investimenti capaci di garantire ambienti sicuri e funzionali.

Perché il diritto allo studio non riguarda soltanto la possibilità di iscriversi e frequentare le lezioni. Significa anche poter studiare in spazi dignitosi, avere a disposizione i materiali necessari e trovare condizioni che permettano a tutti di apprendere senza ostacoli evitabili.

In piazza studenti delle superiori e universitari

La manifestazione ha riunito studenti provenienti da diversi istituti del territorio. Tra le scuole rappresentate figurano il Galileo Galilei-Fermi, il liceo artistico e coreutico Ciardo-Pellegrino, l’Antonietta De Pace, il Siciliani, il Palmieri, il Banzi, l’istituto agrario Ludovico Columella e il Leonardo da Vinci di Maglie.

Al corteo hanno partecipato anche studenti dell’Università del Salento, a conferma di una protesta che non riguarda soltanto le scuole superiori, ma coinvolge più livelli del percorso formativo.

Le difficoltà, del resto, non si esauriscono con il diploma. La disponibilità di strutture adeguate, l’accesso ai servizi e le opportunità di formazione accompagnano i giovani anche nel passaggio all’università e condizionano le possibilità di proseguire gli studi.

È anche da qui che nasce la richiesta di maggiori investimenti: garantire un’istruzione di qualità significa offrire opportunità concrete, senza lasciare che le condizioni economiche delle famiglie o le carenze delle strutture diventino un ostacolo.

«Ci servono più aule e non più bombe»: la protesta contro le priorità del Governo

Tra i cori scanditi durante la manifestazione, «Ci servono più aule e non più bombe» ha dato voce alla critica degli studenti sulle scelte di spesa pubblica.

Il riferimento è al rapporto tra risorse destinate alla difesa e investimenti nei servizi pubblici, a partire dall’istruzione. I manifestanti chiedono che la sicurezza delle scuole, le attrezzature, il personale e i servizi rivolti agli studenti ricevano maggiore attenzione.

Nel corso del corteo non sono mancate le contestazioni al Governo nazionale e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnate da richieste di dimissioni.

La protesta assume così anche una dimensione politica, ma il punto di partenza resta legato alla vita quotidiana degli studenti: aule adeguate, edifici sicuri, strumenti per imparare e servizi in grado di rispondere ai bisogni reali.

Il messaggio rivolto alle istituzioni è che le risorse stanziate e le decisioni politiche devono tradursi in cambiamenti visibili, capaci di migliorare le condizioni di chi frequenta le scuole e le università.

Salute mentale e inclusione: «La scuola deve ascoltarci»

La mobilitazione non si è concentrata soltanto sulle strutture. Tra le richieste degli studenti trovano spazio anche il benessere psicologico, il rispetto delle differenze e il contrasto alle discriminazioni.

I manifestanti chiedono servizi di ascolto più accessibili e una maggiore presenza di professionisti in grado di offrire sostegno a chi affronta momenti di difficoltà. Ansia, disagio personale e problemi relazionali sono temi che, secondo le richieste avanzate, meritano attenzione anche all’interno degli istituti scolastici.

L’obiettivo è fare in modo che la scuola non sia soltanto il luogo delle lezioni e delle verifiche, ma anche uno spazio in cui gli studenti possano sentirsi accolti e trovare un punto di riferimento quando ne hanno bisogno.

Accanto al supporto psicologico, viene chiesto un impegno più forte contro ogni forma di discriminazione, per costruire ambienti educativi in cui il rispetto reciproco non resti soltanto un principio, ma diventi parte della vita quotidiana.

La voce del docente: «Il cambiamento parte dai giovani»

Durante la manifestazione è intervenuto anche un docente di Pittura del liceo artistico Enzo Rossi di Roma, che ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che interessano il mondo della scuola.

Nel suo intervento ha denunciato la carenza di laboratori, materiali didattici e occasioni di ascolto. Aspetti particolarmente importanti negli istituti artistici, dove la formazione passa anche attraverso il lavoro pratico, l'utilizzo di strumenti specifici e la possibilità di sviluppare le proprie capacità creative.

Il docente ha invitato i ragazzi a non restare spettatori delle decisioni che riguardano il loro futuro, ma a partecipare alla vita scolastica e al confronto pubblico, facendo sentire la propria voce.

Il cambiamento, ha sottolineato, parte proprio dai giovani: dalla capacità di riconoscere i problemi, avanzare proposte e chiedere alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità.

Un intervento che si lega al senso della manifestazione. Le richieste di chi studia non riguardano soltanto le condizioni materiali degli edifici, ma anche la possibilità di essere ascoltato e di contribuire alle scelte che incidono sul percorso educativo.

Una scuola migliore, in questa prospettiva, nasce dall'incontro tra risorse adeguate, insegnanti messi nelle condizioni di lavorare e studenti riconosciuti come parte attiva della comunità scolastica.

Il documento consegnato in Prefettura

Dopo il passaggio in Piazza Sant’Oronzo, il corteo ha raggiunto la Prefettura. Qui, secondo il resoconto della manifestazione, una delegazione studentesca ha consegnato un documento con le principali richieste rivolte alle istituzioni.

Tra i punti indicati figurano la messa in sicurezza degli edifici, il miglioramento degli spazi scolastici, il potenziamento delle dotazioni didattiche, il sostegno psicologico e l’apertura di un tavolo permanente di confronto.

La consegna del documento rappresenta il tentativo di dare continuità alla protesta e di trasformare le rivendicazioni della piazza in un percorso di confronto. Resta da capire quali risposte arriveranno dalle autorità competenti e quali interventi potranno essere avviati.

Per gli studenti, il passaggio successivo sarà verificare che alle richieste seguano impegni concreti e che le criticità segnalate non rimangano soltanto al centro di una giornata di mobilitazione.

Il futuro della scuola passa anche dall'ascolto

La manifestazione di Lecce riporta al centro una domanda che riguarda studenti, famiglie, insegnanti e istituzioni: quali condizioni vengono garantite a chi ha il diritto di studiare?

La sicurezza degli edifici, la qualità della didattica, il sostegno psicologico e l'inclusione non sono questioni separate. Sono elementi che contribuiscono a determinare le possibilità di apprendimento e la qualità dell'esperienza scolastica.

«Non siamo solo numeri, non siamo solo futuri lavoratori» è un altro dei messaggi attribuiti ai manifestanti. Una frase che esprime la volontà dei giovani di essere riconosciuti come cittadini con bisogni, idee e aspettative, non soltanto come destinatari delle decisioni prese da altri.

Il corteo del 16 ottobre si chiude così con richieste precise e un confronto ancora aperto. Ora la parola passa alle istituzioni, chiamate a rispondere alle criticità segnalate e a individuare soluzioni verificabili.

Perché il diritto allo studio non si difende soltanto con le dichiarazioni: servono edifici sicuri, strumenti adeguati, servizi accessibili e la volontà di ascoltare davvero chi la scuola la vive ogni giorno.

Indietro
Indietro

Gigacon sbarca a Lecce: oggi al via la grande festa del fumetto, dei videogiochi e della cultura pop

Avanti
Avanti

Imprenditoria femminile, idee e finanziamenti: a Martignano un confronto sulle opportunità per le donne