Le donne invisibili, dalla scuola del Salento parte la sfida per riscrivere la storia dell’arte

di Davide Tommasi

Docenti, studenti, istituzioni, Università, Prefettura e Ministero insieme per riportare alla luce le artiste dimenticate dai manuali scolastici. Il progetto dell’Istituto Comprensivo “Armando Diaz” punta alla nascita di una rete di scuole e al confronto con l’editoria nazionale

VERNOLE/CASTRÌ – Non cancellare la storia, ma guardarla con occhi diversi. Non sostituire i protagonisti che già conosciamo, ma andare a cercare quelli che, per troppo tempo, sono rimasti fuori dall’inquadratura. È da questa idea che nasce “Le donne invisibili: riscrivere la storia dell’arte per educare alla parità”, il progetto ideato dalla professoressa Giuseppina Greco e fatto proprio dall’Istituto Comprensivo “Armando Diaz”, destinato ora ad allargarsi attraverso una rete di scuole, istituzioni e realtà culturali del territorio.

Un progetto nato quasi in punta di piedi, da una domanda rivolta agli studenti durante una normale attività didattica, e che nel giro di poco tempo ha assunto una dimensione molto più ampia. Al centro c’è la presenza – o meglio, l’assenza – delle donne nei libri di storia dell’arte. Un’assenza che, secondo i promotori, non riguarda soltanto il numero delle artiste citate, ma il modo stesso in cui le nuove generazioni imparano a leggere la storia, la cultura, il talento e il concetto di merito.

L’obiettivo è ambizioso: partire dai ragazzi, coinvolgerli direttamente nella ricerca delle artiste rimaste ai margini della manualistica, confrontare i libri di testo, raccogliere dati, elaborare materiali didattici e arrivare successivamente a un confronto con il mondo dell’editoria scolastica.

La prospettiva è quella di trasformare la scuola da semplice luogo di trasmissione del sapere a luogo nel quale il sapere viene anche interrogato, verificato e, quando necessario, riscritto.

Alla conferenza stampa hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, della scuola, dell’Università, della Prefettura, dell’Ufficio scolastico e del mondo della parità di genere. Presenti, tra gli altri, il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino, il prefetto Dott.Natalino Lamanna, la consigliera nazionale di parità Filomena D’antini, l’avvocata Simona Manca, la professoressa Sara Siciliano dell’Università del Salento e i rappresentanti delle amministrazioni comunali coinvolte.

L’idea: partire dalla scuola per cambiare la cultura

Ad aprire la conferenza è stato il dirigente scolastico Pantaleo Conte, che ha evidenziato innanzitutto l’origine dell’iniziativa.

«È un’emozione oggi per me, per noi, presenziare questa conferenza stampa per un progetto che è nato per essere un progetto che sarebbe dovuto partire dalla nostra scuola e qui magari anche fermarsi», ha spiegato.

È accaduto invece qualcosa di diverso. L’idea ha raccolto attenzione e adesioni, fino a trasformarsi in un progetto destinato a coinvolgere una rete più ampia.

Conte ha chiarito fin dall’inizio il significato attribuito alla parola “riscrittura”: «Riscrittura della nostra storia dell’arte non significa cancellare qualcosa, significa invece riconsiderare alcune figure femminili che, se andiamo a guardare i libri di testo, in qualche modo sono assenti o poco rappresentate».

Il punto di partenza, dunque, è il manuale scolastico. Un oggetto quotidiano per milioni di studenti, che non si limita a fornire informazioni ma contribuisce, inevitabilmente, a costruire la percezione che i ragazzi hanno della storia.

Secondo il dirigente, proprio la scuola può diventare il luogo nel quale mettere in discussione gli stereotipi.

«Una rivoluzione culturale che finalmente voglia superare stereotipi di genere e di altra natura – ha sottolineato – dovrà in primo luogo partire dalla scuola stessa e dai ragazzi».

E la scelta di affidare agli studenti una parte decisiva del progetto non è casuale.

Per Conte, le trasformazioni culturali non possono essere semplicemente calate dall’alto. «Come tutte le rivoluzioni, le rivoluzioni culturali sono per necessità rivoluzioni lente», ha spiegato, perché devono consolidarsi nella mente di chi le propone e non essere semplicemente imposte.

Da qui la scelta di partire proprio dai ragazzi: saranno loro a osservare i libri, studiarli, analizzarli e individuare le eventuali assenze.

«Se i ragazzi leggono i libri, li osservano, li studiano, li analizzano e notano delle assenze per poi tentare di riscrivere attraverso una ricerca personale, il risultato è importante», ha detto Conte. Non sarà quindi qualcosa semplicemente trasmesso dall’adulto, ma un sapere costruito attraverso un’esperienza personale.

L’ambizione è arrivare anche a incidere sulla produzione futura dei manuali, attraverso un confronto con l’Associazione Italiana Editori.

Giuseppina Greco: «Tutto è nato da una domanda agli studenti»

Se Antonio Conte ha illustrato la prospettiva generale, è stata la professoressa Giuseppina Greco, ideatrice del progetto, a raccontarne la genesi.

Tutto è partito da alcune domande rivolte alle studentesse e agli studenti: «Quali artiste conoscete? Quale avete incontrato studiando sui manuali?».

Le risposte sono state poche. Pochissimi nomi.

Per la docente, quella risposta non rappresentava una responsabilità degli studenti, ma «lo specchio di ciò che studiano sui manuali, sui libri di testo».

È da quella constatazione che è nata la riflessione sulla presenza femminile nella storia dell’arte.

Greco ha evidenziato come la manualistica scolastica continui a riservare alle artiste uno spazio marginale o, in alcuni casi, a lasciarle completamente fuori dalla narrazione.

Pittrici, scultrici e architette, ha spiegato, hanno avuto ruoli importanti nei loro tempi, ma restano in larga parte invisibili nei testi adottati nelle scuole.

Da qui il titolo del progetto: «Ecco, da qui poi nasce il titolo “Le donne invisibili”», ha spiegato.

Nel corso del suo intervento la docente ha ricordato numerose figure femminili della storia dell’arte, da Sofonisba Anguissola ad Artemisia Gentileschi, da Rosalba Carriera a Lavinia Fontana, arrivando alle protagoniste dell’arte contemporanea.

La questione, secondo Greco, non può essere considerata una semplice lacuna quantitativa.

«Il racconto della bellezza che offriamo ai giovani resta così incompleto», ha affermato, definendo l’omissione culturale una forma di «violenza simbolica» perché può contribuire ad alimentare stereotipi e a distorcere la percezione del merito.

Dal progetto POLITE alla nuova interlocuzione con gli editori

Nel suo intervento Greco ha ricordato anche il progetto POLITE, nato alla fine degli anni Novanta con il coinvolgimento dell’Associazione Italiana Editori e del Dipartimento per le Pari Opportunità.L’obiettivo di quell’iniziativa era favorire una manualistica scolastica capace di superare stereotipi e disparità di genere.

A distanza di oltre vent'anni, secondo la docente, la questione resta ancora aperta.Ed è proprio su questo terreno che il progetto “Le donne invisibili” vuole intervenire.

Non soltanto attraverso una riflessione teorica, ma attraverso un percorso concreto di ricerca affidato alle scuole.

L’iniziativa, inoltre, non intende fermarsi alla storia dell’arte. Il tema dell’invisibilità femminile, ha ricordato Greco, può essere riscontrato anche nella fisica, nella matematica, nel diritto e in numerose altre discipline.

La scuola diventa quindi il punto di partenza per un percorso di educazione alla parità e al rispetto, inserito nel più ampio ambito dell’educazione civica.

Il sostegno del Comune

Tra gli interventi istituzionali anche quello del vicesindaco del comune di Lecce Roberto Giordano Anguilla, che ha portato il sostegno dell’amministrazione comunale.

Grande ha definito positiva ogni iniziativa capace di «muovere la riscoperta vera della storia» e di restituire alle nuove generazioni una conoscenza più completa del passato.

Il vicesindaco ha sottolineato come il tema della presenza femminile riguardi non soltanto la storia dell’arte ma numerosi altri ambiti del sapere.

«Ben venga – ha detto – che questa iniziativa parta dal distretto di Vernole-Castrì».

L’auspicio espresso è che il progetto possa crescere e coinvolgere progressivamente altri istituti , ha inoltre portato i saluti del sindaco Adriana Polibortone e dell’amministrazione, confermando la disponibilità a sostenere l’iniziativa.

La Provincia: valorizzare le donne significa restituire una parte della storia

Il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino ha sottolineato il valore dell’iniziativa e il significato del patrocinio concesso dall’ente.

Il progetto, secondo Tarantino, dimostra come anche il mondo dell’arte sia stato attraversato da discriminazioni e stereotipi.

«Magari una persona può pensare che nel mondo dell’arte certi stereotipi possono essere superati – ha osservato – invece purtroppo così non è».

La Provincia di Lecce, ha ricordato, ha già avviato negli anni iniziative finalizzate a valorizzare le donne del territorio, sia nel campo culturale sia in quello artistico e professionale.

Tra queste anche il progetto dedicato ai luoghi delle donne, collegato al tema della toponomastica di genere.

L’obiettivo è restituire spazio e riconoscimento a figure femminili che hanno contribuito alla storia del territorio ma che spesso non sono entrate nella memoria pubblica con la stessa forza delle figure maschili.

«Farlo a livello nazionale, andando a mettere in luce le donne che nell’ambito della storia dell’arte si sono distinte e invece sono state sempre messe da parte in un oblio, è un lavoro grande», ha affermato Tarantino.

La Provincia ha quindi confermato la propria disponibilità a sostenere le successive fasi del progetto.

Filomena D’ antini: «Le donne invisibili sono anche quelle che non rompono i tetti di cristallo»

Uno degli interventi centrali della conferenza è stato quello della consigliera nazionale di parità Filomena Tantini, che ha collegato il progetto sulla storia dell’arte alla più ampia questione della parità nel mondo del lavoro e nella società.

«Noi oggi stiamo lanciando un segnale», ha affermato, spiegando che l’obiettivo è fare in modo che il progetto possa irradiarsi nelle scuole del territorio provinciale.

Per D’Antini, la rete istituzionale già presente costituisce una base importante.

Il progetto, ha spiegato, «punta a far emergere le donne che per troppo tempo sono state invisibili e lo sono ancora tuttora».

Da qui il collegamento con le donne che ancora oggi incontrano difficoltà nell'accesso alle posizioni apicali.

D’Antini ha ricordato alcuni dati sull'occupazione femminile e ha evidenziato come il problema non riguardi soltanto l'accesso al lavoro, ma anche la presenza delle donne nei ruoli decisionali.

Nel suo intervento ha citato anche strumenti come la certificazione UNI/PdR 125 sulla parità di genere e le misure finalizzate alla riduzione del divario.

Ma il passaggio più importante, per il progetto, riguarda ancora una volta l'editoria.

La consigliera nazionale di parità ha riferito di aver scritto al presidente dell'Associazione Italiana Editori e di aver ricevuto una risposta positiva.

L'AIE, ha spiegato, ha costituito un gruppo di lavoro con l'obiettivo di aggiornare il progetto POLITE.

«Prossimamente io incontrerò il presidente dell’Associazione Nazionale dell’Editoria, il dottor Innocenzo Cipolletta», ha annunciato D’Antini.

All'incontro verrà presentato il lavoro che nascerà dalla rete territoriale.

«Porteremo tutte le nostre ricerche, le nostre attività, i nostri ritrovamenti di donne che finora sono state invisibili – ha aggiunto – non solo nel mondo dell’arte e della storia dell’arte, ma in tutte le discipline».

Un passaggio che potrebbe rappresentare uno dei punti di contatto più importanti tra il lavoro della scuola e il mondo dell'editoria scolastica.

Simona Manca: «Il Ministero dell'Istruzione c'è»

A rappresentare il Ministero dell'Istruzione e del Merito è stata l'avvocata Simona Manca, arrivata da Taranto per partecipare all'appuntamento.

Manca ha raccontato di aver parlato del progetto con il ministro prima di raggiungere il Salento.

Nel suo intervento ha ricordato le difficoltà incontrate in passato per far conoscere al grande pubblico alcune artiste, citando in particolare Artemisia Gentileschi.

Il problema, secondo Manca, non riguarda soltanto i libri scolastici, ma un processo storico più ampio.

Le donne, ha spiegato, sono state escluse dalle accademie, dalla critica e dai principali circuiti attraverso i quali si costruiva la storia dell'arte.

Da questo punto di vista, “Le donne invisibili” assume una dimensione che supera la semplice revisione della manualistica.

«Per noi del Ministero ha un significato educativo molto ampio questo progetto», ha sottolineato.

Il collegamento con l'educazione civica è, secondo Manca, particolarmente significativo, perché il rispetto e la parità di genere rappresentano elementi centrali nel percorso educativo delle nuove generazioni.

La rappresentante del Ministero ha quindi garantito la disponibilità a sostenere il progetto e a favorirne l'estensione ad altre scuole.

«Contate pure sul Ministro dell'Istruzione perché il Ministero c'è», ha concluso.

Sara Siciliano: «Chi decide chi merita di essere ricordato?»

A dare una lettura sociologica del progetto è stata la professoressa Sara Siciliano, dell'Università del Salento.

La sua riflessione è partita da una domanda: chi decide chi merita di essere ricordato?

«La memoria culturale non è un archivio neutro», ha spiegato.

La memoria è infatti il risultato di una selezione. E ogni selezione, inevitabilmente, produce una gerarchia.

Secondo Siciliano, quando un ragazzo apre un libro di storia dell'arte non riceve soltanto informazioni sulle opere e sui loro autori. Riceve anche, implicitamente, una risposta alla domanda su chi meriti di essere ricordato.

Per questo il progetto non riguarda soltanto le donne nell'arte.

«È un progetto su come una società costruisce il proprio sguardo», ha spiegato.

La docente ha quindi sottolineato la centralità del metodo scelto dalla professoressa Greco: non limitarsi a denunciare l'assenza delle donne, ma trasformare quell'assenza in una domanda di ricerca.

«Guardare, cercare, confrontare, dubitare, verificare e poi provare a riscrivere».

È questo, secondo Siciliano, il passaggio fondamentale.

La parità non diventa quindi soltanto un principio da conoscere, ma una realtà da osservare e costruire.

Gli stereotipi, ha spiegato, funzionano anche attraverso la ripetizione: ciò che viene ripetuto continuamente finisce per apparire normale.

Da qui il valore della scuola come luogo nel quale imparare a interrogare ciò che sembra scontato.

«Ogni generazione consegna alla successiva non solo ciò che ha costruito, ma anche ciò che ha scelto di non vedere», ha affermato.

E proprio per questo la questione diventa civica.

I ragazzi protagonisti della ricerca

Il dirigente Conte ha poi illustrato nel dettaglio la fase operativa.Dopo la conferenza stampa verrà formalizzata la costituzione di una rete di scuole, con l'Istituto Comprensivo Diaz come punto di partenza.Al progetto hanno già manifestato interesse altri istituti, sia del primo sia del secondo ciclo.

Il primo percorso sarà dedicato al Rinascimento.Gli studenti dovranno individuare le artiste, conoscerne le biografie, analizzare le opere e confrontare la loro presenza nei manuali.

Verranno inoltre predisposte schede didattiche che potranno essere condivise tra le scuole della rete.

Al termine del primo anno è prevista una manifestazione pubblica di restituzione dei risultati.

L'obiettivo è che non siano gli adulti a parlare soltanto “dei ragazzi”, ma che siano i ragazzi stessi a diventare protagonisti della ricerca.

Conte ha definito il percorso una «rivoluzione culturale lenta», sottolineando come proprio la lentezza possa consentire alle conoscenze di sedimentarsi e produrre un cambiamento duraturo.

Quattro parole chiave: conoscere, ricercare, riscrivere, incidere

La metodologia del progetto può essere sintetizzata in quattro verbi: conoscere, ricercare, riscrivere, incidere.

Prima di tutto conoscere ciò che i libri raccontano.Poi ricercare ciò che manca.Successivamente riscrivere, attraverso nuovi materiali e nuove conoscenze.

Infine incidere, portando i risultati della ricerca all'esterno della scuola e mettendoli a disposizione delle istituzioni e del mondo dell'editoria.

È una prospettiva che vuole trasformare gli studenti da destinatari del sapere a protagonisti di una ricerca.

Nel corso della conferenza sono stati inoltre letti i messaggi inviati da rappresentanti istituzionali impossibilitati a partecipare.

Il senatore Roberto Marti, presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Senato, ha sottolineato nel suo messaggio il ruolo della scuola nella lotta agli stereotipi, nell'educazione alla parità e nella costruzione di una cultura del rispetto.

È stato inoltre letto il messaggio dell'europarlamentare Chiara Gemma, che ha evidenziato come il progetto possa trasformare la scuola in un motore di cambiamento.

Anche nel suo messaggio è stata sottolineata la metodologia basata sui quattro passaggi: conoscere, ricercare, riscrivere e incidere.

Il ruolo della Prefettura e l'estensione a tutta la provincia

A chiudere la serie degli interventi è stato il prefetto Dott.Natalino Lamanna, che ha confermato il sostegno della Prefettura.

Il prefetto ha spiegato che già nei giorni precedenti era partita una nota indirizzata all'Ufficio scolastico territoriale per sensibilizzare gli istituti del territorio.

Il progetto, ha spiegato, dovrà ora dotarsi anche di una struttura organizzativa.

L'ipotesi è quella di creare una cabina di regia presso l'Istituto Comprensivo Diaz, con il coinvolgimento delle istituzioni e delle scuole aderenti.

L'obiettivo è superare i confini territoriali di Vernole e Castrì per coinvolgere progressivamente l'intera provincia di Lecce.

Lo stesso prefetto Lamanna ha insistito soprattutto sul valore della partecipazione degli studenti.Sono loro, ha sottolineato, a dover diventare protagonisti di un percorso di ricerca, valorizzazione e condivisione.

Il prefetto ha quindi allargato la riflessione al tema della memoria collettiva e della presenza delle donne nella storia, non soltanto dell'arte, ma anche della medicina, della scienza e delle istituzioni.

Nel suo intervento ha richiamato inoltre il problema delle disuguaglianze salariali, della scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali e delle difficoltà che ancora oggi le donne possono incontrare nei diversi ambiti della vita pubblica.

Ha ricordato anche il fenomeno della violenza contro le donne e il lavoro svolto sul territorio nei confronti delle vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare.

Per Lamanna, il contrasto alla violenza non può però essere separato dalla costruzione quotidiana di una cultura del rispetto.E proprio qui, secondo il prefetto, entra in gioco la scuola.

Dalla storia dell'arte alla costruzione di una nuova memoria

La conferenza si è conclusa con un messaggio condiviso: il progetto non vuole semplicemente aggiungere qualche nome femminile ai libri di storia dell'arte.L'obiettivo è più profondo.

Si vuole insegnare ai ragazzi a interrogare ciò che leggono, a riconoscere le omissioni, a comprendere che anche la memoria è il risultato di scelte culturali e storiche.

Le artiste dimenticate diventano quindi il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla costruzione della conoscenza.

Da Sofonisba Anguissola ad Artemisia Gentileschi, da Lavinia Fontana alle protagoniste dell'arte contemporanea, la ricerca partirà da nomi concreti e da opere da studiare, ma avrà come traguardo una domanda più generale: perché alcune persone entrano nella memoria collettiva e altre vengono dimenticate?

È una domanda che gli organizzatori vogliono affidare soprattutto agli studenti.

Una rete che parte dal Salento

Il primo passo sarà dunque la costituzione formale della rete.

L'Istituto Comprensivo “Armando Diaz” sarà il punto di partenza operativo. Intorno alla scuola dovrebbero convergere altri istituti, enti locali, Università, Prefettura,à invece uno dei passaggi più delicati e ambiziosi: portare all'attenzione dell'editoria nazionale il risultato Ministero, Ufficio scolastico e Consigliera di parità.

La Provincia di Lecce ha confermato il proprio patrocinio e la disponibilità a sostenere il percorso.

Il confronto con l'AIE rappresenterà invece uno dei passaggi più delicati e ambiziosi: portare all'attenzione dell'editoria nazionale il risultato delle ricerche condotte dagli studenti.

L'iniziativa, insomma, prova a percorrere la strada inversa rispetto a quella tradizionale.Non sono gli studenti a ricevere soltanto un sapere già confezionato.

Sono loro a partire dai libri, interrogare ciò che trovano, le generazioni future utiliz cercare ciò che manca, confrontarsi con le fonti e proporre una nuova narrazione.

La sfida: trasformare un'assenza in una ricerca

Il progetto “Le donne invisibili” nasce quindi da un'assenza, ma vuole trasformarla in una presenza.L'assenza di un'artista diventa una domanda.

La domanda diventa ricerca.

La ricerca diventa conoscenza.

La conoscenza diventa proposta.

E la proposta, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe arrivare fino ai libri che le generazioni future utilizzeranno nelle scuole.

È questa la sfida lanciata dal Salento: non riscrivere la storia cancellando quella precedente, ma ampliare la storia affinché possano entrarvi anche quelle figure che, pur avendo lasciato opere, idee e contributi significativi, sono rimaste per dec degli studenti sul Rinascimento. Saranno loro a cercare le artiste, studiarne le opere, ricostruir più volte ribadito durante l'incontro, il cambiamento culturale non si costruisce soltanto attraverso grandi dichiarazioni, ma attraverso il lavoro quotidiano nelle scuole, nella ricerca e nella capacità delle nuove generazioni di guardare ciò che hannoenni ai margini della narrazione.

Una sfida che parte dalle aule dell'Istituto Comprensivo “Armando Diaz”, passa attraverso il territorio e guarda già oltre i confini provinciali.

Il primo appuntamento sarà dunque il lavoro degli studenti sul Rinascimento. Saranno loro a cercare le artiste, studiarne le opere, ricostruirne le biografie e confrontarsi con i manuali.

Poi arriverà la restituzione pubblica.E, successivamente, il confronto con il mondo dell'editoria.

La conferenza si è chiusa con un appuntamento ideale alla seconda tappa del percorso. Ma il messaggio emerso è già chiaro: la memoria non è immutabile e ciò che viene insegnato può essere interrogato.

Perché, come è stato più volte ribadito durante l'incontro, il cambiamento culturale non si costruisce soltanto attraverso grandi dichiarazioni, ma attraverso il lavoro quotidiano nelle scuole, nella ricerca e nella capacità delle nuove generazioni di guardare ciò che hanno davanti con occhi diversi.Ed è proprio da qui che “Le donne invisibili” intende cominciare.

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