“La saggezza invisibile”
di Antonio Bruno
C’è qualcosa di curioso nell’età, eppure potente, che non smette mai di sorprendere: non è soltanto un numero o un accumulo di giorni, ma una qualità che trasforma il modo in cui vediamo il mondo e, insieme, il modo in cui il mondo ci vede.
Ho 68 anni, sono pensionato, e osservo un mondo che corre senza di me. Non c’è comunità pronta a relazionarsi, non ci sono colleghi con cui confrontare esperienze, né spazi in cui il vissuto di chi ha visto e fatto conti con il tempo possa avere valore. La politica, con la sua logica feroce, sembra una competizione senza tregua tra uomini e donne dai diciotto ai sessantasette anni, che esclude i vecchi e i bambini senza fare prigionieri. E così, chi ha vissuto, chi ha imparato, chi potrebbe insegnare, resta sospeso fuori dal cerchio.
Claudio Lippi, ottantenne, racconta la sua esclusione da Mediaset e la mancata accoglienza della Rai. Non chiede favori, non cerca rivalsa: vuole solo continuare a esistere in un contesto che dovrebbe essere fatto di relazioni e di scambi, di voci che si intrecciano e si trasformano a vicenda. Humberto Maturana, nella Biologia della Conoscenza, ci insegna che conoscere significa vivere in relazione. Ignorare chi ha esperienza non è solo ingiusto: è biologicamente miope.
Escludere gli anziani significa spezzare la rete stessa della conoscenza. Significa perdere l’opportunità di confrontarsi con chi ha visto prima e più a lungo, di ascoltare riflessioni che possono aprire nuove prospettive. La saggezza, in questo mondo che celebra solo la novità e la giovinezza, diventa invisibile. Ma resta viva, silenziosa, in attesa di qualcuno disposto a intrecciare relazioni, a creare legami autentici che diano senso al tempo e alla memoria.
Perché il mondo più ricco, quello capace di cambiamento autentico, non è quello che cancella chi ha vissuto: è quello che lo ascolta.