Il prezzo della droga: libertà perduta, vite spezzate e scelte sbagliate
Un teatro pieno di silenzi, domande e futuro
Galatina 12 marzo2026-A volte basta una sala piena di ragazzi e una verità raccontata senza filtri per capire quanto sia importante parlare. Al Teatro Cavallino Bianco di Galatina non si è svolto soltanto un incontro istituzionale: è stato un momento di coscienza collettiva, un confronto intenso sul valore della vita, delle scelte e della libertà.
La giornata di sensibilizzazione dal titolo “Scegliere la libertà. Informarsi, capire, decidere” ha riunito gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio per affrontare una realtà spesso sottovalutata ma profondamente presente: il mondo delle droghe e le sue conseguenze.
L’iniziativa, promossa dalla Polizia di Stato di Lecce e dall’Istituto Comprensivo Polo 3 di Galatina con il patrocinio del Comune, ha trasformato il teatro in un luogo di ascolto e consapevolezza, dove istituzioni, magistratura, medici ed educatori hanno parlato direttamente ai giovani.
Non con slogan, ma con verità, dati e testimonianze.
Quando le istituzioni fanno squadra per i giovani
L’evento si inserisce in un solido percorso di collaborazione istituzionale che coinvolge anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze, conferendo all’iniziativa un respiro nazionale.
La giornata è stata inoltre realizzata nell’ambito dei progetti “MovidaMente” e “Comuni e Province per la Mobilità Sicura”, iniziative che puntano a costruire tra i giovani una cultura della prevenzione e della responsabilità.Perché parlare di droga oggi significa anche parlare di scelte, consapevolezza e futuro.
Guardare i ragazzi negli occhi e dire la verità
Ad aprire i lavori è stato il Questore della Provincia di Lecce Gian Pietro Lionetti, seguito dagli interventi del Prefetto Natalino Manno.Tra gli interventi istituzionali della giornata hanno portato il loro contributo anche il Sindaco di Galatina Fabio Vergine e il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale – Ambito Territoriale di Lecce Trifiletti, che hanno voluto rivolgere un messaggio diretto agli studenti presenti nel teatro.
Nel suo intervento, il sindaco Fabio Vergine ha sottolineato l’importanza di iniziative come quella ospitata al Teatro Cavallino Bianco, capaci di mettere in dialogo istituzioni, scuola e giovani su un tema delicato ma fondamentale come quello delle droghe.
Il primo cittadino ha evidenziato come la prevenzione e la sensibilizzazione rappresentino strumenti essenziali per costruire una comunità più consapevole e responsabile.
“La presenza così numerosa di studenti oggi – ha dichiarato – dimostra quanto sia importante creare momenti di confronto come questo. Le istituzioni hanno il dovere di parlare ai giovani con chiarezza e responsabilità, offrendo strumenti di conoscenza che possano aiutarli a compiere scelte giuste per il proprio futuro.”
Vergine ha inoltre ricordato che il contrasto al fenomeno delle droghe non riguarda solo le forze dell’ordine o la magistratura, ma coinvolge l’intera comunità.
“Il nostro compito come amministratori – ha aggiunto – è costruire un territorio che sappia proteggere e sostenere i ragazzi. Questo significa investire nella scuola, nella cultura, nello sport e in tutte quelle opportunità che aiutano i giovani a crescere in modo sano e libero.”
Accanto al messaggio delle istituzioni locali è arrivato anche l’intervento del dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale – Ambito Territoriale di Lecce Trifiletti, che ha posto l’attenzione sul ruolo strategico della scuola nella prevenzione e nell’educazione alla legalità.
Rivolgendosi agli studenti, il dirigente ha ricordato come la scuola rappresenti uno dei luoghi più importanti in cui i giovani possono sviluppare consapevolezza, spirito critico e senso di responsabilità.
“La scuola non è soltanto il luogo in cui si apprendono conoscenze – ha affermato – ma è soprattutto uno spazio di crescita civile, dove si imparano i valori del rispetto, della legalità e della libertà.”
Trifiletti ha poi sottolineato come il lavoro congiunto tra istituzioni scolastiche, forze dell’ordine e realtà del territorio sia fondamentale per affrontare temi complessi come quello delle dipendenze.
“Incontri come quello di oggi – ha dichiarato – dimostrano quanto sia importante fare rete. Solo attraverso la collaborazione tra scuola, istituzioni e società possiamo aiutare i ragazzi a comprendere i rischi e a costruire un percorso di vita consapevole.”
I loro interventi hanno rafforzato il senso dell’iniziativa: un impegno condiviso tra istituzioni e comunità educante, con l’obiettivo di accompagnare i giovani verso scelte responsabili e un futuro libero dalle dipendenze.
A guidare il confronto sono stati la dirigente scolastica Patrizia Carra e il commissario capo della Polizia di Stato Marco Schirosi, che hanno trasformato il dibattito in un dialogo diretto con i ragazzi presenti in sala.
Sul palco si sono alternati magistrati, esperti e operatori che ogni giorno combattono la diffusione delle droghe e accompagnano chi prova a uscirne:
Francesca Mariano, giudice presso il Tribunale di Lecce
Antonio De Donno, già Procuratore della Repubblica di Brindisi
Antonio Pignataro, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ex dirigente generale di Pubblica Sicurezza
Mariangela Pascali, direttore del Dipartimento territoriale SerD di Lecce
Vito Vernì, educatore della Comunità Emmanuel di Lecce
I numeri che raccontano una battaglia reale
Durante il suo intervento, il Questore della Provincia di Lecce Gian Pietro Lionetti ha presentato i risultati dell’attività operativa condotta dalla Polizia di Stato tra il 1° maggio 2025 e il 1° marzo 2026, offrendo ai ragazzi un quadro concreto di quanto sia intensa la lotta quotidiana contro il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio.
Un lavoro investigativo e operativo costante, frutto di controlli sul territorio, attività di prevenzione, indagini e operazioni mirate, che ha portato al sequestro di quantità significative di droga:
oltre 200 chilogrammi di cannabinoidi
più di 33 chilogrammi di cocaina
circa 15 chilogrammi tra eroina e droghe sintetiche
Numeri che non rappresentano solo statistiche, ma raccontano una realtà concreta fatta di traffici illegali, organizzazioni criminali e di un mercato che purtroppo continua ad avere una forte domanda. Dietro ogni sequestro, infatti, c’è il tentativo di interrompere una catena che parte dalla produzione e arriva fino alle piazze di spaccio, spesso frequentate proprio dai più giovani.
Il Questore ha spiegato come il lavoro delle forze dell’ordine non si limiti alla repressione, ma punti sempre di più anche alla prevenzione e alla sensibilizzazione, soprattutto tra le nuove generazioni. Intercettare la droga è fondamentale, ma ancora più importante è impedire che i ragazzi entrino in contatto con quel mondo.
Proprio per questo, il messaggio lanciato agli studenti presenti in sala è stato chiaro: la repressione da sola non basta.
“Parlare con i ragazzi – ha sottolineato il Questore – significa dare loro gli strumenti per difendere la propria libertà e la propria salute. Solo attraverso il dialogo tra scuola, istituzioni e società possiamo costruire una vera cultura della legalità.”
Un invito alla consapevolezza, ma anche alla responsabilità. Perché la vera prevenzione nasce dalla conoscenza, dalla capacità di riconoscere i rischi e dalla forza di scegliere un futuro libero da dipendenze.
Dietro ogni droga c’è una catena invisibile
Il Prefetto della Provincia di Lecce Natalino Manno e il giudice del Tribunale di Lecce Francesca Mariano hanno guidato uno dei momenti più significativi del confronto con gli studenti, affrontando il tema delle droghe da una prospettiva spesso poco percepita dai più giovani: quella del sistema criminale che si nasconde dietro ogni singola sostanza acquistata.
Nel suo intervento, il Prefetto Manno ha invitato i ragazzi a guardare il fenomeno con maggiore consapevolezza, spiegando che il consumo di droga non è mai un gesto individuale o privo di conseguenze sociali.
“Ogni volta che qualcuno compra una sostanza stupefacente – ha spiegato – non sta compiendo solo una scelta personale. Sta alimentando un mercato illegale enorme, che muove miliardi di euro e rafforza il potere delle organizzazioni criminali. Dietro una dose si nasconde una filiera fatta di traffici internazionali, violenza, sfruttamento e riciclaggio di denaro.”
Il Prefetto ha sottolineato come le mafie abbiano trasformato il traffico di droga in uno dei principali strumenti di arricchimento e controllo del territorio.
“Le organizzazioni criminali – ha aggiunto – investono enormi risorse nel traffico di stupefacenti perché è uno dei mercati più redditizi al mondo. Per questo motivo la lotta alla droga non riguarda soltanto la salute delle persone, ma anche la difesa della legalità, della sicurezza e della libertà dei nostri territori.”
A rafforzare questo messaggio è stato l’intervento del giudice Francesca Mariano, che ha portato ai ragazzi la prospettiva di chi ogni giorno si confronta con le conseguenze giudiziarie del fenomeno.
“Quando nei tribunali arrivano i procedimenti legati alla droga – ha spiegato – non troviamo solo numeri o fascicoli. Troviamo storie di ragazzi, famiglie distrutte, percorsi di vita interrotti. Spesso tutto comincia con una scelta fatta con leggerezza, senza immaginare dove possa portare.”
Il magistrato ha invitato gli studenti a non sottovalutare mai il primo passo verso il consumo di sostanze, ricordando che molte vicende giudiziarie nascono proprio da situazioni apparentemente banali.
A offrire poi una lettura più ampia e strategica del fenomeno è stato Antonio De Donno, già Procuratore della Repubblica di Brindisi, che ha illustrato come il traffico di stupefacenti rappresenti oggi una delle principali economie illegali a livello globale.
Nel suo intervento ha spiegato come le organizzazioni criminali operino attraverso reti internazionali estremamente strutturate, capaci di collegare paesi produttori, rotte di trasporto e mercati di consumo.
“La droga – ha evidenziato – è uno strumento di potere. Attraverso questo mercato le mafie accumulano ricchezza, infiltrano l’economia legale e condizionano interi territori. Combattere questo fenomeno significa difendere la libertà e il futuro delle nuove generazioni.”
Accanto alla dimensione giudiziaria e criminale, il confronto ha affrontato anche le conseguenze sanitarie e psicologiche delle dipendenze, grazie agli interventi di Antonio Pignataro e Mariangela Pascali, direttore del Dipartimento territoriale SerD di Lecce.
Uno degli interventi più coinvolgenti è stato quello di Antonio Pignataro, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ex dirigente generale di Pubblica Sicurezza, che ha scelto di parlare ai ragazzi con un linguaggio diretto e coinvolgente.
Attraverso una serie di slide proiettate sullo schermo del teatro, Pignataro ha illustrato come negli ultimi anni il mercato delle droghe si sia evoluto rapidamente, mostrando dati, immagini e grafici per spiegare come oggi circolino sostanze molto diverse rispetto al passato, spesso più potenti e difficili da riconoscere.
Durante la presentazione ha spiegato che il mercato degli stupefacenti si è trasformato profondamente, soprattutto con la diffusione delle nuove droghe sintetiche, prodotte in laboratori clandestini e distribuite attraverso reti sempre più complesse.
“Molti giovani pensano che alcune droghe siano leggere o controllabili – ha affermato – ma la realtà è diversa. Le sostanze di oggi sono spesso più potenti, più concentrate e molto più rischiose per l’organismo.”
A rendere il momento ancora più dinamico è stato il modo in cui ha condotto l’intervento. Dopo aver mostrato alcune slide, Pignataro è sceso dal palco e si è avvicinato direttamente ai ragazzi seduti in platea, camminando tra le file del teatro e trasformando l’incontro in un vero dialogo.
Ha iniziato a fare domande agli studenti, chiedendo cosa sapessero delle sostanze stupefacenti, quali fossero secondo loro i rischi e quanto fossero diffuse certe informazioni tra i giovani. Questo approccio diretto ha subito acceso la curiosità dei ragazzi.
A quel punto sono stati proprio gli studenti a prendere la parola, ponendo diverse domande e chiedendo chiarimenti su molti aspetti legati al fenomeno delle droghe.
Alcuni hanno chiesto quali siano le sostanze oggi più diffuse tra i giovani e quali effetti possano avere sul cervello e sul comportamento. Altri hanno voluto capire quanto sia difficile per le forze dell’ordine contrastare il traffico internazionale di droga e quali strumenti vengano utilizzati per fermare la diffusione delle nuove sostanze sintetiche.
Non sono mancate domande anche sugli effetti psicologici e sulle conseguenze a lungo termine delle dipendenze. Molti ragazzi si sono mostrati interessati a comprendere come riconoscere i segnali di una possibile dipendenza e come aiutare un amico che potrebbe trovarsi in difficoltà.
Pignataro ha risposto con pazienza e chiarezza, spiegando che spesso chi assume queste sostanze non sa realmente cosa sta prendendo, perché molte droghe vengono modificate chimicamente per aggirare i controlli.
“Dietro una pasticca o una polvere – ha spiegato – può nascondersi una miscela di sostanze di cui non si conoscono gli effetti reali. Ed è proprio questa imprevedibilità a renderle estremamente pericolose.”
Il confronto diretto con gli studenti ha reso l’incontro ancora più significativo, trasformando una semplice conferenza in un momento di partecipazione attiva, dove i ragazzi hanno potuto esprimere dubbi, curiosità e riflessioni.
Un dialogo aperto che ha dimostrato quanto sia importante parlare con i giovani, ascoltarli e rispondere alle loro domande, perché solo attraverso la conoscenza e il confronto si può costruire una vera consapevolezza sui rischi legati al mondo delle droghe.
La dottoressa Pascali ha invece portato l’esperienza quotidiana dei servizi per le dipendenze, raccontando cosa accade quando una persona entra nella spirale della droga.
“La dipendenza non colpisce solo il corpo – ha spiegato – ma anche la mente, le relazioni, la vita sociale. Spesso vediamo ragazzi perdere fiducia in sé stessi, allontanarsi dalla famiglia e dalla scuola, fino a sentirsi completamente soli.”
Il suo intervento ha voluto però lasciare anche un messaggio di speranza.
“Uscire dalla dipendenza è possibile, ma il percorso è lungo e difficile. Per questo la cosa più importante è prevenire, parlare con i ragazzi prima che entrino in contatto con quel mondo.”
Un confronto intenso, che ha mostrato agli studenti tutte le facce del fenomeno droga: quella criminale, quella giudiziaria, quella sanitaria e quella umana. Un racconto corale che ha trasformato l’incontro in un momento di vera consapevolezza.
La testimonianza che ha fatto calare il silenzio
Il momento più intenso e toccante dell’intera giornata è arrivato con la testimonianza di Vito Vernì, educatore della Comunità Emmanuel di Lecce, che da anni lavora accanto a persone impegnate nel difficile percorso di uscita dalle dipendenze.
Quando ha preso la parola, l’atmosfera nel teatro è cambiata. Non c’erano più slide, dati o numeri. C’era soltanto una storia vera, raccontata con semplicità e sincerità.
Le sue parole non erano teoria.
Erano vita vissuta.
Con un linguaggio diretto e profondo, Vernì ha raccontato ai ragazzi cosa significa davvero entrare nel mondo della droga, spiegando che spesso tutto inizia quasi per gioco, per curiosità o per il desiderio di sentirsi parte di un gruppo. Una scelta che può sembrare piccola, ma che nel tempo può trasformarsi in una trappola difficile da cui uscire.
“La droga – ha spiegato – non arriva mai dicendo che ti rovinerà la vita. All’inizio sembra qualcosa di leggero, qualcosa che si può controllare. Ma lentamente cambia le persone, cambia i pensieri, cambia le relazioni.”
Attraverso il racconto di esperienze vissute accanto a tanti giovani che hanno affrontato la dipendenza, Vernì ha descritto il percorso doloroso che spesso accompagna chi cade in questa spirale: la perdita della fiducia in sé stessi, il distacco dagli amici e dalla famiglia, l’isolamento, la difficoltà di riconoscersi.
Ha parlato delle storie incontrate nella comunità, di ragazzi che hanno visto interrompersi i propri sogni, di famiglie che hanno dovuto affrontare momenti di grande sofferenza, ma anche della forza necessaria per ricominciare.
“La dipendenza non è solo una questione di sostanze – ha detto – ma di solitudine, di fragilità, di vuoti interiori che spesso i ragazzi cercano di riempire nel modo sbagliato.”
Le sue parole hanno toccato profondamente i presenti. In sala, tra centinaia di studenti, è calato un silenzio profondo.
Non il silenzio della distrazione, ma quello dell’ascolto vero.
Il silenzio di chi riflette, di chi prova a immaginare quelle storie, di chi forse per la prima volta comprende davvero cosa si nasconde dietro la parola “droga”.
Molti ragazzi hanno seguito il racconto con grande attenzione, alcuni visibilmente colpiti dalle immagini e dalle emozioni evocate dalle parole dell’educatore.
Il messaggio che Vernì ha voluto lasciare agli studenti non è stato soltanto un monito, ma anche un invito alla consapevolezza e alla speranza.
“Nessuno è condannato per sempre – ha concluso – ma è molto più facile scegliere la strada giusta prima di entrare in quel mondo. La vera forza è dire di no quando tutti sembrano dire di sì.”
Un intervento semplice, ma potentissimo, che ha trasformato una testimonianza in un momento di grande umanità, capace di arrivare direttamente al cuore dei ragazzi presenti in sala.
Educare alla libertà significa insegnare a scegliere
A chiudere il confronto è stato l’intervento della dirigente scolastica Patrizia Carra, che ha voluto lasciare ai ragazzi un messaggio di grande valore educativo, riportando al centro il ruolo della scuola come luogo di crescita, confronto e formazione.
Nel suo intervento ha ricordato come la scuola non sia soltanto uno spazio dedicato allo studio delle materie, ma un ambiente in cui si costruiscono le basi della cittadinanza, della responsabilità e della consapevolezza personale. È proprio tra i banchi di scuola, ha sottolineato, che i giovani imparano a confrontarsi con gli altri, a sviluppare spirito critico e a comprendere l’importanza delle proprie scelte.
Rivolgendosi direttamente agli studenti presenti in sala, la dirigente ha sottolineato quanto sia fondamentale affrontare temi complessi come quello delle droghe non con paura o silenzi, ma con informazione, dialogo e ascolto.
“Educare alla libertà – ha affermato – significa aiutare i ragazzi a informarsi, comprendere e scegliere. La libertà non è assenza di limiti, ma la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.”
Un concetto che racchiude il senso più profondo dell’intera giornata: la libertà non è semplicemente poter fare tutto ciò che si vuole, ma avere gli strumenti per distinguere ciò che fa bene da ciò che può danneggiare sé stessi e gli altri.
La dirigente ha inoltre sottolineato l’importanza della collaborazione tra scuola, istituzioni e famiglie, ricordando che solo attraverso un lavoro condiviso è possibile accompagnare i giovani in un percorso di crescita sano e consapevole.
“La scuola – ha aggiunto – ha il compito di offrire conoscenza e valori, ma anche di creare occasioni di confronto come quella di oggi. Parlare con voi, ascoltare le vostre domande e riflettere insieme su temi così importanti significa aiutarvi a diventare cittadini liberi e responsabili.”
Il suo intervento ha rappresentato una sorta di sintesi dell’intera giornata: un invito ai ragazzi a non avere paura di informarsi, di chiedere, di capire, perché solo attraverso la conoscenza si può costruire un futuro libero dalle dipendenze e dalle scelte sbagliate.
Un messaggio che ha chiuso l’incontro con uno sguardo rivolto al futuro, ricordando a tutti che la vera libertà nasce dalla consapevolezza e dal coraggio di scegliere la strada giusta.
Il pensiero che resta
La giornata si è conclusa con una frase dello scrittore Albert Camus, diventata il filo conduttore dell’intero incontro:
“La libertà non è nulla se non include la responsabilità.”
Un messaggio semplice, ma potente.Perché la libertà non è una parola astratta.È una scelta.Una scelta che nasce dalla conoscenza, dal coraggio e dalla consapevolezza.