Giovani penne, memoria viva: quando la tradizione diventa racconto
di Davide Tommasi
Dalla tradizione dei pupari alle parole degli studenti: nell’Aula Magna dell’Istituto Ascanio Grandi la memoria diventa futuro
C’è un filo sottile, quasi invisibile, che attraversa il tempo e unisce generazioni lontane: lega le mani sapienti degli antichi pupari alle parole ancora incerte, ma già profonde, degli studenti. È un filo fatto di memoria, identità e passione. Oggi, 30 marzo 2026, nell’Aula Magna dell’Istituto “Ascanio Grandi” di Lecce, quel filo si è trasformato in voce, emozione condivisa, racconto vivo.
La cerimonia di consegna degli attestati agli alunni delle classi terze si è rivelata molto più di un momento formale. È stata, piuttosto, una restituzione collettiva: il punto di arrivo di un percorso costruito con impegno, curiosità e consapevolezza. Protagonisti assoluti, i ragazzi, che si sono cimentati nella produzione di contenuti giornalistici destinati alla storica rivista Lu Puparu, immergendosi con rispetto e sensibilità in una delle tradizioni più identitarie del territorio.
Per mesi hanno scritto, corretto, discusso. Hanno imparato a osservare, a fare domande, ad ascoltare davvero. E, quasi senza rendersene conto, hanno compiuto qualcosa di ancora più significativo: hanno dato nuova voce a una storia antica, rendendola attuale, viva, necessaria.
Lu Puparu non è soltanto una pubblicazione. È una memoria che si rinnova anno dopo anno, soprattutto nel periodo natalizio, quando accompagna la Fiera dei Pupari e diventa specchio autentico dell’anima culturale leccese. Un progetto nato dalla visione di Roberto Monaco, capace di trasformare l’arte dei pupi in un patrimonio narrativo condiviso, tramandato nel tempo.
Oggi questa eredità continua grazie all’impegno di Oronzino Invitto, che durante la cerimonia ha voluto sottolineare il valore dell’esperienza vissuta dagli studenti:
«Quando i ragazzi si avvicinano alla scrittura e alla tradizione con questa autenticità, capiamo che il futuro è in buone mani. Non si tratta solo di imparare a scrivere, ma di imparare a sentire ciò che si racconta».
Accanto a lui, la vicepresidente dell’associazione, Loredana De Benedetto, ha evidenziato il ruolo fondamentale delle nuove generazioni:
«Questa esperienza dimostra che la cultura può essere vissuta, non solo studiata. I ragazzi hanno portato uno sguardo fresco, sincero, e proprio per questo prezioso».
Nel cuore della cerimonia, particolarmente sentito è stato l’intervento della dirigente scolastica Maria Rosaria Manca, che ha accompagnato e sostenuto il progetto fin dal suo avvio, credendo nel valore educativo dell’iniziativa e nella sua capacità di radicare i giovani nel territorio:
«Siamo orgogliosi dei nostri studenti. Hanno dimostrato responsabilità, creatività e capacità di lavorare insieme. Questo progetto è la dimostrazione concreta di quanto la scuola possa essere un luogo vivo, capace di costruire ponti tra sapere e territorio, tra passato e futuro».
Parole semplici, ma dense, che hanno trovato riscontro negli sguardi emozionati dei ragazzi, riuniti proprio nell’Aula Magna, cuore simbolico della vita scolastica. Per molti di loro si è trattato della prima esperienza di scrittura “pubblica”. Eppure, nei loro testi si coglie già qualcosa di raro: autenticità, senso di appartenenza, desiderio di custodire e condividere.
Un ruolo fondamentale nel percorso è stato svolto dalla professoressa Cecilia Pellegrino, che ha coordinato i ragazzi nella stesura di tutti gli elaborati, guidandoli con attenzione e competenza lungo un cammino fatto di ricerca, confronto e crescita.
La cerimonia si è conclusa tra applausi sinceri e una percezione diffusa di comunità. Perché ciò che è accaduto oggi va ben oltre la consegna di un attestato: è il segno concreto di una tradizione che non si limita a sopravvivere, ma continua a rinnovarsi attraverso le nuove generazioni.
E mentre il tempo scorre veloce, Lecce conserva una certezza preziosa: finché ci saranno giovani pronti a raccontare, nessuna memoria andrà perduta.
La cerimonia si è conclusa tra applausi sinceri e una percezione diffusa di comunità. Perché ciò che è accaduto oggi va ben oltre la consegna di un attestato: è il segno concreto di una tradizione che non si limita a sopravvivere, ma continua a rinnovarsi attraverso le nuove generazioni.
E mentre il tempo scorre veloce, Lecce conserva una certezza preziosa: finché ci saranno giovani pronti a raccontare, nessuna memoria andrà perduta.