Erosione costiera, il Salento chiede risposte concrete
di Davide Tommasi
Tarantino: “Difendiamo la nostra terra con scienza e responsabilità”
LECCE – 24 febbraio 2026. Non è solo sabbia che scompare. È un pezzo di memoria collettiva, di economia familiare, di identità culturale che lentamente arretra insieme alla linea di costa. L’erosione del litorale salentino è entrata con forza nell’agenda istituzionale durante l’incontro convocato dal presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino, che a Palazzo dei Celestini ha riunito sindaci, tecnici, associazioni e rappresentanti delle imprese per affrontare un tema che tocca ambiente, lavoro e futuro.
Ha esordito così il presidente della Provincia di Lecce, Fabio Tarantino, aprendo i lavori in una sala consiliare gremita:
«Abbiamo già a disposizione 5 milioni di euro sui 26 stanziati dalla Regione Puglia per l’emergenza erosione – ha spiegato Tarantino – ma serve uno scatto in avanti. Il presidente Decaro si è attivato per incrementare le risorse. Noi, intanto, porteremo subito le prime istanze a Bari e attiveremo un confronto tecnico per definire interventi mirati. Non possiamo più limitarci a rincorrere i danni dopo le mareggiate».
Un passaggio che ha segnato il tono dell’intero incontro: concreto, operativo, ma anche consapevole della complessità della sfida. Tarantino ha insistito sulla necessità di trasformare i finanziamenti disponibili in azioni rapide e coordinate, evitando dispersioni e sovrapposizioni. «Le risorse sono importanti, ma ancora più importante è il metodo. Dobbiamo essere in grado di individuare le priorità reali, intervenire dove il rischio è più alto e allo stesso tempo programmare con una visione ampia. L’erosione non è un episodio straordinario: è un fenomeno strutturale che richiede risposte strutturali».
Il presidente ha poi richiamato il valore strategico della costa salentina, non solo dal punto di vista turistico ma anche ambientale e culturale. «Parliamo di un patrimonio che appartiene a tutti: cittadini, imprese, nuove generazioni. Difendere la costa significa difendere la nostra economia, ma anche il nostro paesaggio, la nostra storia, la qualità della vita delle comunità costiere».
Nel suo intervento non è mancato un riferimento al ruolo della Provincia come ente di coordinamento: «Vogliamo essere un punto di raccordo tra Comuni, Regione, mondo scientifico e categorie produttive. La cabina di regia che proponiamo non sarà un tavolo formale, ma uno strumento operativo, capace di monitorare, programmare e verificare l’efficacia degli interventi nel tempo».
Tarantino ha infine sottolineato l’urgenza di agire prima della prossima stagione estiva: «Ogni anno attendiamo l’arrivo delle mareggiate con preoccupazione. Non possiamo più permetterci di intervenire solo dopo i danni, con lavori tampone. Serve prevenzione, serve pianificazione, serve responsabilità condivisa. Questo è il momento di assumersi un impegno concreto verso il territorio».
Non solo emergenza: serve una visione
Il tono dell’incontro è stato pragmatico ma profondamente consapevole della portata del problema. L’erosione non è un evento improvviso né un fatto isolato legato all’ultima mareggiata: è un processo lento e progressivo, alimentato dai cambiamenti climatici, dall’innalzamento del livello del mare, dall’aumento dell’intensità degli eventi estremi e, in molti casi, anche dalla pressione antropica e da scelte urbanistiche del passato.
«Dobbiamo cambiare metodo – ha detto il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino –. I singoli Comuni non possono affrontare da soli una questione così complessa. Serve una cabina di regia provinciale che unisca competenze tecniche, responsabilità istituzionale e visione strategica. Non possiamo più procedere per interventi isolati, slegati tra loro. La costa è un sistema unico e come tale va trattato».
Un passaggio che ha spostato il dibattito dall’urgenza alla programmazione. Perché se da un lato esistono tratti di litorale dove è necessario intervenire subito per ragioni di sicurezza, dall’altro è indispensabile comprendere le dinamiche complessive: il trasporto dei sedimenti, l’equilibrio tra erosione e accumulo, l’impatto delle infrastrutture costiere, l’evoluzione climatica nei prossimi decenni.
Per questo la Provincia ha coinvolto il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), chiamato a fornire uno studio scientifico aggiornato sullo stato della costa salentina e sugli scenari futuri. L’obiettivo è dotarsi di una base dati solida, capace di orientare le scelte tecniche e politiche con criteri oggettivi.
«Senza dati certi – è stato ribadito nel corso del confronto – ogni intervento rischia di essere solo temporaneo. Possiamo ripristinare una spiaggia oggi, ma se non comprendiamo le cause profonde dell’erosione, tra pochi anni ci troveremo punto e a capo».
La sfida, dunque, non è soltanto fermare l’avanzata del mare, ma costruire un modello di gestione costiera integrata che
Non solo emergenza: serve una visione
Il tono dell’incontro è stato pragmatico ma profondamente consapevole della portata del problema. L’erosione non è un evento improvviso né un fatto isolato legato all’ultima mareggiata: è un processo lento e progressivo, alimentato dai cambiamenti climatici, dall’innalzamento del livello del mare, dall’aumento dell’intensità degli eventi estremi e, in molti casi, anche dalla pressione antropica e da scelte urbanistiche del passato.
«Dobbiamo cambiare metodo – ha detto il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino –. I singoli Comuni non possono affrontare da soli una questione così complessa. Serve una cabina di regia provinciale che unisca competenze tecniche, responsabilità istituzionale e visione strategica. Non possiamo più procedere per interventi isolati, slegati tra loro. La costa è un sistema unico e come tale va trattato».
Un passaggio che ha spostato il dibattito dall’urgenza alla programmazione. Perché se da un lato esistono tratti di litorale dove è necessario intervenire subito per ragioni di sicurezza, dall’altro è indispensabile comprendere le dinamiche complessive: il trasporto dei sedimenti, l’equilibrio tra erosione e accumulo, l’impatto delle infrastrutture costiere, l’evoluzione climatica nei prossimi decenni.
Per questo la Provincia ha coinvolto il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), chiamato a fornire uno studio scientifico aggiornato sullo stato della costa salentina e sugli scenari futuri. L’obiettivo è dotarsi di una base dati solida, capace di orientare le scelte tecniche e politiche con criteri oggettivi.
«Senza dati certi – è stato ribadito nel corso del confronto – ogni intervento rischia di essere solo temporaneo. Possiamo ripristinare una spiaggia oggi, ma se non comprendiamo le cause profonde dell’erosione, tra pochi anni ci troveremo punto e a capo».
La sfida, dunque, non è soltanto fermare l’avanzata del mare, ma costruire un modello di gestione costiera integrata che tenga insieme ambiente, economia e sicurezza. Una pianificazione che guardi a dieci, venti, trent’anni, e che consenta al Salento di affrontare i cambiamenti climatici non in modo reattivo, ma con strumenti di prevenzione, adattamento e resilienza.
Il quadro delineato è chiaro: non si tratta di tamponare un’emergenza, ma di cambiare paradigma.
In territori costieri come il Salento – e in particolare lungo la costa della Provincia di Lecce – l’erosione è un fenomeno strutturale. L’innalzamento del livello del mare, l’aumento della frequenza e dell’intensità delle mareggiate, le modifiche ai regimi dei venti e delle correnti, insieme a decenni di interventi antropici (porti, pennelli, urbanizzazioni a ridosso della battigia), hanno alterato equilibri sedimentari che si erano consolidati in tempi lunghissimi.
Il passaggio politico richiamato dal presidente Fabio Tarantino segna uno spartiacque importante: la costa non può più essere gestita per segmenti amministrativi. I sedimenti non si fermano ai confini comunali, così come non lo fanno le correnti o gli effetti di un’opera rigida realizzata qualche chilometro più a nord o più a sud. Una “cabina di regia” provinciale significa riconoscere che il litorale è un sistema fisico unitario, prima ancora che una somma di competenze.
Fondamentale, in questo senso, il coinvolgimento del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Senza una base scientifica aggiornata – modelli previsionali, scenari climatici, analisi del trasporto solido costiero – ogni intervento rischia di essere un’operazione tampone. Il ripascimento di una spiaggia, ad esempio, può restituire nell’immediato metri di arenile, ma se le dinamiche erosive di fondo restano inalterate, l’equilibrio si rompe di nuovo nel giro di pochi anni.
La vera sfida è costruire una gestione costiera integrata che tenga insieme tre dimensioni:
Ambientale, salvaguardando ecosistemi dunali e marini, che sono anche difese naturali.
Economica, perché il turismo balneare è una componente centrale del sistema locale.
Di sicurezza, considerando infrastrutture, abitazioni e stabilimenti esposti al rischio.
Guardare a dieci, venti o trent’anni significa accettare che in alcuni casi l’adattamento potrà includere anche scelte difficili: arretramenti pianificati, delocalizzazioni, rinaturalizzazioni. È una prospettiva che richiede consenso, trasparenza e partecipazione, oltre che competenze tecniche.
In sintesi, il passaggio dall’emergenza alla visione è il vero nodo politico e culturale: non inseguire il mare dopo ogni mareggiata, ma governare il cambiamento con prevenzione, adattamento e resilienza.
Difesa costiera e pianificazione integrata: l’approccio tecnico di Fernando Moschettini
L’intervento dell’ingegnere Fernando Moschettini richiama un principio fondamentale dell’ingegneria costiera: l’erosione non si affronta con opere standard, ma attraverso analisi sito-specifiche e pianificazione integrata.
L’ingegnere Fernando Moschettini sottolinea un principio fondamentale dell’ingegneria costiera: l’erosione non si affronta con soluzioni standard, ma con analisi sito-specifiche e pianificazione integrata. Ogni tratto di litorale è influenzato da clima ondoso, correnti, trasporto dei sedimenti e caratteristiche geomorfologiche come dune, falesie e fondali. Intervenire senza uno studio idrodinamico e sedimentologico preliminare rischia di spostare il problema da un’area all’altra, senza risolverlo.
Particolarmente importante è il ruolo della Posidonia oceanica: questa fanerogama marina attenua l’energia delle onde, riduce la velocità delle correnti e favorisce la sedimentazione, mentre le biomasse spiaggiate contribuiscono alla stabilità del litorale. La rimozione indiscriminata può compromettere l’equilibrio morfologico, perciò la gestione deve essere scientifica e selettiva.
Moschettini richiama inoltre l’attenzione sugli impianti eolici previsti al largo del sito di Martano: seppur strategici per la transizione energetica, possono influire su correnti e trasporto dei sedimenti, rendendo necessarie modellazioni numeriche e valutazioni integrate tra pianificazione energetica. In sintesi, la difesa della costa richiede un approccio strutturale e adattivo: non interventi emergenziali, ma comprensione dei processi naturali e integrazione tra infrastrutture ed ecosistemi.
Le imprese: “La spiaggia è lavoro e dignità”
Presente anche il presidente di Federterziario Balneari, che ha dato voce agli operatori del settore con un intervento sentito e concreto: «Per noi la spiaggia non è solo paesaggio, è occupazione, è futuro per tante famiglie. Ogni stagione estiva è una scommessa che si gioca su equilibri sempre più fragili. Quando il mare avanza, non perdiamo soltanto metri di sabbia, perdiamo postazioni, servizi, presenze turistiche. E dietro ogni concessione ci sono lavoratori, fornitori, intere filiere locali».
Il presidente ha sottolineato come l’erosione non sia più un fenomeno episodico ma strutturale: «Negli ultimi anni assistiamo a mareggiate più frequenti e più violente. Gli stabilimenti investono ogni primavera per ripristinare gli arenili, ma non possiamo continuare a intervenire solo in emergenza. Serve una pianificazione stabile, con tempi certi e una visione tecnica chiara. La cabina di regia provinciale può essere lo strumento giusto per superare frammentazioni e ritardi».
Un passaggio importante è stato dedicato anche alla necessità di conciliare tutela ambientale e attività economica: «Siamo i primi a voler difendere l’ecosistema costiero. Senza ambiente non esiste turismo. Ma abbiamo bisogno di regole chiare sulla gestione della posidonia, sui ripascimenti, sugli interventi consentiti. Le imprese sono pronte a collaborare con le istituzioni e con il mondo scientifico, perché la sostenibilità non è uno slogan, è una condizione per continuare a lavorare».
Le parole degli imprenditori si sono intrecciate con quelle dei sindaci dei comuni costieri, che quotidianamente affrontano i danni delle mareggiate, le richieste dei cittadini e le difficoltà di bilanci spesso insufficienti a sostenere opere strutturali. I primi cittadini hanno parlato di lungomari danneggiati, sottoservizi esposti, tratti di costa interdetti per motivi di sicurezza.
Dal confronto è emersa una consapevolezza comune: l’erosione costiera non distingue tra pubblico e privato. Colpisce le spiagge libere e gli stabilimenti, le infrastrutture comunali e le attività produttive. E proprio per questo richiede una risposta condivisa, dove istituzioni, tecnici e operatori economici lavorino fianco a fianco per difendere non solo un settore, ma l’equilibrio complessivo del territorio salentino
Un patrimonio da proteggere
Le coste del Salento custodiscono torri cinquecentesche, aree archeologiche, parchi naturali, dune e zone umide di straordinario valore. Non intervenire significherebbe perdere non solo metri di sabbia, ma pezzi di storia e biodiversità.
La riunione si è conclusa con un impegno condiviso: lavorare su due binari. Da un lato interventi urgenti nei punti più critici, dall’altro una pianificazione scientifica di medio e lungo periodo che superi la frammentazione e metta al centro il territorio.
L’erosione è un fenomeno naturale, ma l’indifferenza no. E dal confronto di Lecce emerge un messaggio chiaro: il Salento vuole difendere la propria costa con competenza, responsabilità e una visione che guardi oltre l’emergenza.