Ecco come le note diventano parole

l'app ideata dal professore Piero Iunco offre alla musica un nuovo modo di esprimersi

SURBO - Un'innovativa tecnologia che consente di comunicare attraverso i suoni: è il progetto ideato dal maestro Piero Iunco, docente di violoncello presso l'Istituto "Elsa Springer" di Surbo, diretto dalla preside Maria Teresa Capone. Dopo un anno di riflessione e sperimentazione, l'intuizione del professore prende finalmente forma concreta: un'applicazione digitale in grado di "interpretare" le esecuzioni musicali e convertire le altezze dei suoni in caratteri alfabetici. Attraverso il microfono del dispositivo, ogni nota eseguita viene riconosciuta e associata a una lettera specifica, consentendo così di comporre parole e frasi complete semplicemente suonando.

Fondamentale per lo sviluppo di questa soluzione è stato il contributo di Gianluigi Serio, studente di ingegneria meccanica, che ha lavorato in stretta sinergia con il prof. Iunco e con suo figlio Mirko, anch'egli insegnante di musica. Insieme hanno dato vita a questo strumento digitale accessibile direttamente via browser, senza necessità di installazione, e lo stesso Iunco ha anticipato che l'applicazione, ancora in attesa di un nome definitivo, sarà presto online, completamente gratuita e aperta a tutti gli utenti.

Il valore sociale dell'iniziativa è particolarmente significativo: il sistema è stato già testato con alunni affetti da dislessia e con ragazzi che presentano mutismo selettivo, dimostrando un potenziale inclusivo notevole. Oltre a rappresentare un valido supporto compensativo, lo strumento stimola tutti gli studenti a migliorare la propria precisione esecutiva. Come spiega il professore: «Il violoncello è uno strumento che vive di intonazione: per visualizzare la lettera corretta è necessario centrare la nota con esattezza. Si tratta dunque di un ulteriore allenamento per affinare l'orecchio e la tecnica».

Il violoncello, inoltre, si è rivelato particolarmente adatto a questo scopo grazie alla sua capacità di emettere suoni prolungati e stabili nel tempo. Gli allievi del maestro Iunco attendono ormai con entusiasmo le lezioni di musica, desiderosi di sperimentare questa applicazione che unisce l’utile al dilettevole. Nei prossimi mesi, l'interfaccia grafica verrà ottimizzata per garantire un'esperienza più evoluta e di facile utilizzo; parallelamente, le funzionalità dell’app verranno estese anche ad altri strumenti musicali. Si profila dunque un approccio didattico originale e promettente, destinato a conquistare un ampio pubblico, a diffondersi nelle diverse scuole e a offrire nuove chiavi di lettura per avvicinarsi al ricco e affascinante universo della musica.

Referendum giustizia, l'appello del magistrato Fausta Fiorella Palazzo: "L'equilibrio dei poteri non si mette a sorteggio"

ORIA – Il 10 marzo 2026, presso il Bar Zodiaco, si è tenuta un'interessante iniziativa dal titolo "Un caffè per il no", curata e condotta dal magistrato Fausta Fiorella Palazzo. L'incontro ha avuto l’obiettivo di illustrare le ragioni per astenersi dal sostenere il referendum in materia di giustizia, in programma per il 22 e 23 marzo. La serata ha visto una significativa partecipazione di cittadini sensibili al tema, i quali sono intervenuti con riflessioni personali o hanno richiesto all’esperta approfondimenti e delucidazioni: un'occasione di confronto utile, considerato che l'argomento è al centro del dibattito pubblico quotidiano attraverso televisione, radio e piattaforme digitali.

La dottoressa ha esordito il suo discorso premettendo che la nostra Costituzione si basa su un principio fondamentale: nessun potere deve essere troppo forte o concentrato. Ha evidenziato quanto la nostra Costituzione, redatta nel 1948 da brillanti giuristi, sia una delle migliori al mondo, perché elaborata in maniera molto tecnica ed equilibrata da tutte le diverse forze politiche proprio per ascoltare le varie istanze e arrivare a un disegno comune. La Costituzione, nata sulle macerie di un’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo, stabilisce la sacralità dell’equilibrio fra i tre poteri: legislativo, che fa le leggi, esecutivo, che le attua, e giudiziario, che le applica in piena autonomia. I Padri costituenti, lungimiranti, hanno indicato nell’articolo 105 l’autonomia della magistratura e l’hanno resa effettiva creando il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), cioè uno scudo per il potere giudiziario. Questo organo di autogoverno si occupa di tutte le vicende dei magistrati (nomine, passaggi di funzioni ecc.) e anche dell’aspetto disciplinare.

In primis, Palazzo ha sottolineato che gli effetti di questa riforma incideranno direttamente sulla libertà dei cittadini, dato che se si rompe questo equilibrio delicatissimo e prezioso tra i poteri dello stato verranno meno le tutele giurisdizionali: avere equilibrio fra i poteri dello stato significa tutelare tutti, anche il singolo cittadino, che deve avere certezza del diritto e deve sapere che il potere è diviso in tre.

È quindi fondamentale che ci sia l’indipendenza della magistratura non per i magistrati, ma per tutti i cittadini, ed è per questo che è stato stabilito il CSM, composto da tre membri di diritto (il Presidente della Repubblica, il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione) e da altri trenta membri, di cui venti togati, eletti tra i magistrati in servizio, e dieci laici, eletti tra i professori universitari e gli avvocati. Palazzo ha spiegato che questa riforma intende sdoppiare il Consiglio Superiore dei Magistrati, che finora ha raccolto e curato gli interessi di tutti i magistrati, in uno per i magistrati giudicanti e l’altro per i magistrati requirenti. Ha aggiunto che molto preoccupante è la modalità con cui verranno selezionati i componenti: il sorteggio. Il sorteggio dei venti membri togati sarà secco e avverrà fra tutti i magistrati presenti in Italia, facendo sì che possa essere sorteggiato un magistrato che non voleva essere nominato o uno che non ha le competenze adatte.  I dieci laici, invece, saranno sorteggiati da una lista preparata dal Parlamento entro sei mesi e con criteri sconosciuti; i componenti della lista verranno scelti dalla maggioranza in Parlamento e, in questa maniera, i sorteggiati laici, una volta entrati nell’organo, saranno già coesi senza aver bisogno, al contrario dei magistrati, di più tempo per compattarsi. Palazzo ha concluso così la prima parte del discorso: «I magistrati e i laici devono essere eletti e scelti, non sorteggiati; il sorteggio è un’ingiuria nei confronti dello studio dei Padri costituenti su come trovare una soluzione per nominare in modo equilibrato i componenti del CSM».

Con questa riforma, inoltre, la competenza disciplinare andrebbe sottratta al CSM e affidata a una nuova Alta Corte disciplinare. Quest’organo presenterebbe notevoli criticità: dei sei membri laici, tre verrebbero nominati dal Presidente della Repubblica e tre sarebbero estratti col sorteggio dalla lista preparata dal Parlamento; i membri togati, sei della giudicante e tre della requirente, verrebbero invece sorteggiati con l’unica differenza che dovranno avere delle funzioni di legittimità o averle già esercitate. «La stessa storia - puntualizza Palazzo - da una parte i laici scelti, dall’altra i togati sorteggiati».

In seguito, la dott.ssa Palazzo ha sostenuto che la separazione stabile tra le due carriere di giudice e pubblico ministero (pm) in questa riforma è in realtà un punto molto marginale. Queste le sue parole: «Dato che meno dell’1 per cento dei magistrati effettua un passaggio di funzioni nel corso della carriera, allora non c’è tutto questo grande bisogno di una riforma per un problema che riguarda una parte così trascurabile. Già la giurista Marta Cartabia aveva introdotto un disincentivo al passaggio delle funzioni, che si può fare una volta sola e chi lo fa deve trasferirsi fuori regione. Inoltre, un magistrato che prima era giudicante e poi è diventato requirente avrà visto la stessa situazione da due punti di vista e probabilmente può essere anche più attrezzato nel decidere». La dott.ssa Palazzo ha, infine, ricordato le dichiarazioni riportate dal ministro della giustizia e dal ministro dell’interno: il primo ha affermato che l’obiettivo principale è quello di controllare la magistratura e il secondo ha pensato che un passo successivo potrebbe essere quello di sganciare la polizia giudiziaria dal pubblico ministero, facendo in questo modo diventare il potere esecutivo il nuovo referente del pm e portando a un accentramento del potere. La dott.ssa Palazzo ha così concluso: «E’ importante andare a votare, non c’è quorum e una sola persona può fare la differenza. Questa riforma porta solo l’etichetta della separazione delle carriere, ma è ben altro il suo scopo. Mi raccomando, votate consapevolmente».

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