La politica torna a scuotere il pubblico
di Davide Tommasi
Sandro Frisullo alle Cappuccinelle di Lequile: PCI, giovani e diritto alla casa in discussion
Lequile, 5 febbraio 2026 – Non è stata una scelta casuale quella della Chiesa delle Cappuccinelle per ospitare la presentazione del libro La politica di Sandro Frisullo. In uno spazio che custodisce secoli di storia, spiritualità e vita comunitaria, la politica è tornata a essere parola densa, riflessione collettiva, esercizio critico. La serata ha assunto fin da subito il carattere di un incontro pubblico autentico, capace di unire dimensione culturale e impegno civile, passato e presente, memoria e attualità.
La numerosa partecipazione del pubblico – attento, silenzioso, coinvolto – ha restituito l’immagine di una comunità che non ha rinunciato a interrogarsi sul senso profondo della politica, in un’epoca segnata da disaffezione, semplificazioni e crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
La politica come memoria viva: il ricordo di Mario Del Monaco
Ad aprire i lavori è stato Maurizio Colucci, già sindaco di Lequile, che ha scelto di iniziare il suo intervento con un ricordo intenso e personale di Mario Del Monaco, figura storica del Partito Comunista Italiano a livello provinciale. Un ricordo che non si è limitato all’omaggio umano, ma che ha restituito il senso di una stagione politica in cui l’impegno era vissuto come missione collettiva e responsabilità quotidiana.
Colucci ha ripercorso alcune tappe fondamentali della storia politica locale, evocando battaglie amministrative, scelte difficili e momenti di forte partecipazione popolare. Il riferimento al libro di Frisullo è diventato così naturale: la politica come costruzione lenta, fatta di studio, confronto, radicamento nei territori e attenzione costante ai bisogni sociali. Un patrimonio di valori che, secondo Colucci, rischia oggi di disperdersi se non viene custodito e trasmesso alle nuove generazioni.
Le istituzioni e il valore del radicamento territoriale
Il saluto istituzionale del sindaco Vincenzo Carlà ha ribadito il legame tra memoria storica e responsabilità amministrativa. Ringraziando i presenti e gli ospiti, tra cui Sandro Frisullo e l’assessore regionale della Puglia con delega all’Urbanistica e alla Casa, Marina Leuzzi, Carlà ha sottolineato come iniziative culturali di questo tipo rappresentino momenti fondamentali per rinsaldare il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Anche nel suo intervento è tornato il ricordo di Mario Del Monaco, indicato come esempio di politica vissuta con coerenza e spirito di servizio. Un’eredità morale che continua a parlare al presente e che invita gli amministratori di oggi a non smarrire il senso profondo del proprio ruolo.
La trasformazione della politica nell’era digitale
Uno degli interventi più articolati della serata è stato quello del professor Forges Davanzati, docente di scienze politiche, che ha offerto una lettura ampia e problematica delle trasformazioni che hanno investito la politica contemporanea. Davanzati ha messo in evidenza come la tecnologia e i nuovi strumenti digitali abbiano modificato radicalmente il modo di fare politica: comunicazione immediata, accesso diffuso all’informazione, nuove forme di partecipazione.
Tuttavia, a questo ampliamento quantitativo non sempre corrisponde una crescita qualitativa. Il rischio, secondo il docente, è quello di una politica sempre più superficiale, dominata dalla ricerca del consenso immediato, dagli slogan e dalla semplificazione estrema dei problemi complessi. Una deriva che si inserisce in un contesto economico e sociale instabile, caratterizzato da precarietà, disuguaglianze e perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche.
L’intervento di Marina Leuzzi: storia, responsabilità e politiche pubbliche
Nel suo intervento, l’assessore regionale Marina Leuzzi ha richiamato con forza l’importanza della conoscenza della storia politica come strumento indispensabile per comprendere il presente e progettare il futuro. Leuzzi ha sottolineato come le scelte amministrative, in particolare in ambiti delicati come l’urbanistica e il diritto alla casa, non possano essere scollegate da una visione storica e sociale dei territori.
La politica – ha evidenziato – non è un esercizio astratto, ma incide concretamente sulla vita delle persone. Per questo richiede competenza, consapevolezza e un forte senso di responsabilità individuale e collettiva. Conoscere il passato significa evitare errori, riconoscere conquiste e orientare le politiche pubbliche verso una maggiore giustizia sociale.
Sandro Frisullo e la lunga storia del PCI
Il cuore della serata è stato senza dubbio l’intervento di Sandro Frisullo, che ha guidato il pubblico in un lungo viaggio nella storia del Partito Comunista Italiano. Frisullo ha ricordato il ruolo centrale del PCI nella costruzione della democrazia repubblicana, nella difesa dei diritti dei lavoratori, nella promozione dell’istruzione e nella tutela delle fasce più fragili della popolazione.
Molte delle libertà di cui oggi si gode – ha sottolineato – non sono conquiste scontate, ma il risultato di decenni di lotte politiche e sociali, spesso pagate a caro prezzo. Il PCI ha rappresentato per milioni di italiani una scuola di partecipazione, formazione e cittadinanza attiva, contribuendo in modo decisivo alla crescita civile del Paese.
Una critica severa all’attualità politica nazionale
Accanto alla ricostruzione storica, Frisullo non ha rinunciato a uno sguardo critico sull’attuale scenario politico. Secondo l’autore, l’Italia attraversa una fase in cui la politica sembra aver smarrito il senso della propria funzione, privilegiando la propaganda alla soluzione dei problemi reali. Il governo in carica, a suo avviso, appare più impegnato a gestire il consenso che a governare con visione e responsabilità.
In questo contesto, Frisullo ha citato episodi recenti, come le vicende legate ad Askatasuna e le manifestazioni degenerate in guerriglia urbana, interpretandoli come espressione di tensioni sociali profonde, spesso strumentalizzate sul piano politico anziché affrontate nelle loro cause strutturali.
Protesta sociale e confini della legalità
Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato al tema della protesta sociale. Frisullo ha operato una distinzione netta tra chi ricorre alla violenza, definita senza ambiguità come comportamento delinquenziale, e chi esercita il diritto di dissenso in modo pacifico e responsabile. La protesta civile, ha ribadito, rappresenta uno degli strumenti fondamentali della democrazia e non può essere criminalizzata.
Difendere il diritto a manifestare significa difendere la qualità stessa della democrazia, soprattutto in una fase storica segnata da crescenti disuguaglianze e da un diffuso senso di esclusione sociale.
Il confronto con il pubblico: giovani, paura e diritto alla casa
Il dibattito finale ha coinvolto attivamente il pubblico, trasformando la presentazione del libro in un vero spazio di confronto collettivo. Dagli interventi in sala è emersa con forza una delle questioni più critiche del nostro tempo: la crescente difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni nella vita politica. Molti partecipanti hanno sottolineato come la politica venga spesso percepita dai giovani come distante, autoreferenziale e poco credibile, incapace di offrire risposte concrete alle loro esigenze di stabilità, lavoro e futuro.
A questa disaffezione si accompagna, secondo diversi interventi, un clima di incertezza e timore che talvolta circonda l’esercizio della libertà di manifestare. Il diritto al dissenso, pur formalmente garantito, appare in alcuni casi vissuto come un rischio, soprattutto da parte delle fasce più giovani, che temono conseguenze personali o strumentalizzazioni mediatiche. Un dato che segnala una frattura profonda tra istituzioni e cittadinanza attiva e che richiama la necessità di ricostruire spazi di partecipazione autentica e sicura.
Particolare attenzione è stata riservata al tema dell’emergenza abitativa, riconosciuto come uno dei nodi centrali delle disuguaglianze sociali contemporanee. L’intervento di Sandra Zappatore ha acceso i riflettori sulla mancanza di una base informativa solida e aggiornata, indispensabile per pianificare politiche pubbliche efficaci e mirate. In questo quadro, è stato evidenziato il vuoto lasciato dalla soppressione dell’ORCA, organismo che garantiva monitoraggio e analisi del fabbisogno abitativo, rendendo oggi più difficile intervenire in modo strutturale e non emergenziale. La casa, è stato ribadito, non è solo una questione urbanistica, ma un diritto fondamentale che incide direttamente sulla dignità e sulla qualità della vita delle persone.
Legalità, responsabilità e democrazia come valori irrinunciabili
Le risposte degli ospiti al dibattito sono state chiare, nette e convergenti: fare politica significa prima di tutto assumersi responsabilità, sia a livello individuale che collettivo, e prendere le distanze senza ambiguità da ogni forma di violenza. Un principio ribadito con forza dall’assessore regionale Marina Leuzzi, che ha sottolineato come il rispetto delle regole non rappresenti un limite alla libertà, ma la sua condizione essenziale.
Cortei, manifestazioni e forme di protesta pacifica restano strumenti legittimi e irrinunciabili di espressione democratica, capaci di dare voce al disagio sociale e di orientare le scelte pubbliche. Al contrario, la guerriglia urbana e le azioni violente costituiscono una deriva pericolosa, non solo dal punto di vista legale, ma anche culturale e politico, perché finiscono per delegittimare le ragioni stesse del dissenso e alimentare una spirale di contrapposizione sterile.
Applicare con rigore le norme già esistenti, promuovere una cultura della legalità e investire nell’educazione civica sono stati indicati come passaggi fondamentali per rafforzare la democrazia e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Una democrazia matura – è emerso con chiarezza – non teme il confronto né il conflitto sociale, ma li governa attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la responsabilità politica.
Una conclusione che guarda al futuro
La serata si è chiusa con una riflessione condivisa: la politica non può essere ridotta a slogan, tweet o propaganda. È, prima di tutto, un impegno serio e collettivo, che richiede studio, dialogo, rispetto delle regole e capacità di ascolto. Solo recuperando questi elementi sarà possibile costruire una società civile più giusta, democratica e consapevole, capace di affrontare le sfide del futuro senza recidere le proprie radici storiche.