Dal calcio all’eternità: galatone incorona Nicola Tarantino
di Davide Tommasi
Una comunità unita trasforma il ricordo del mister in eredità viva tra sport, valori e identità collettiva
GALATONE – Ci sono mattine in cui il sole sembra sorgere con un colore diverso. Un giallo e un rosso più intensi, quasi a riflettere l’identità profonda di una comunità. La domenica del 26 aprile 2026 è stata una di quelle. Alle ore 10, presso il Centro Sportivo Polivalente Alberto Colitta in via Cosimo Settimo, la città si è fermata. Non per un fischio finale, ma per qualcosa di più raro: trasformare il ricordo in presenza viva, la memoria in futuro.
L’occasione è stata l’intitolazione del campetto di calcio a Mister Nicola Tarantino, figura simbolo dello sport galatonese, scomparso nel 2021 ma ancora profondamente radicato nell’anima collettiva. Non una semplice cerimonia istituzionale, ma un momento corale, capace di unire sport, cultura, fede e identità sociale in un’unica, intensa emozione condivisa.
Un nome che diventa eredità
Nicola Tarantino, nato nel 1945, è stato molto più di un calciatore o di un allenatore. È stato un uomo che ha attraversato il calcio pugliese con passione autentica, lasciando ovunque un segno umano prima ancora che sportivo. Dagli esordi in quarta serie con il Poggiardo fino all’esperienza nei professionisti con il Teramo, la sua carriera avrebbe potuto prendere tante strade. Ma la scelta più significativa arriva nel 1972: tornare a casa.
Non fu un ritorno nostalgico, ma una decisione consapevole. Tarantino scelse Galatone per costruire, per seminare, per restituire. E da quel momento la sua vita si è intrecciata indissolubilmente con quella della città.
Inizia così una storia fatta di sacrifici quotidiani, campionati vinti, delusioni trasformate in ripartenze. La promozione storica in Eccellenza nel 1992 resta una pietra miliare, ma non è l’unico capitolo. La fondazione del Real Galatone nel 2015, con tre salti di categoria consecutivi, testimonia una determinazione fuori dal comune. E quando nel 2020 il calcio cittadino attraversa uno dei momenti più difficili, lui è ancora lì, pronto a ricominciare.
Ogni volta che tutto sembrava finito, Nicola trovava un modo per ricominciare. Non per sé, ma per la sua comunità.
Lo sport come linguaggio sociale
Il tratto distintivo di Tarantino non era soltanto tecnico, ma profondamente umano. Per lui il calcio era educazione, disciplina e rispetto: un linguaggio universale capace di unire generazioni, abbattere barriere e costruire relazioni autentiche, dentro e fuori dal campo. Un’idea di sport che andava oltre il risultato, oltre la classifica, e che diventava scuola di vita.
A Galatone, la cerimonia di intitolazione del campetto a Nicola Tarantino si è aperta con l’intervento del consigliere comunale Salvatore Liguori, che ha immediatamente dato al momento un tono intimo e partecipato, lontano dalla formalità istituzionale e vicino invece al sentimento della comunità.
«È un’iniziativa meritevole e lodevole per il nostro mister» ha esordito con emozione, «ringrazio tutti i presenti perché la vostra partecipazione dimostra quanto Nicola sia stato importante per questa comunità, non soltanto come figura sportiva ma come uomo capace di lasciare un segno profondo nella vita di tante persone. Un grazie sincero va anche a chi ha contribuito concretamente alla realizzazione di questa giornata: le associazioni sportive, gli uffici comunali, l’amministrazione e tutte quelle persone che, spesso lontano dai riflettori, hanno lavorato con dedizione per rendere possibile questo momento».
Liguori ha poi voluto sottolineare con forza il significato collettivo dell’iniziativa, trasformando l’intitolazione in un simbolo cittadino:
«Questa non è la giornata di un singolo, ma di un’intera città. È il segno che quando si parla di valori veri, Galatone sa riconoscersi, sa unirsi e sa fare squadra. E questo, in fondo, è proprio ciò che Nicola ci ha insegnato per tutta la vita: la forza del gruppo, la dignità del lavoro, il rispetto reciproco dentro ogni contesto».
Le sue parole hanno immediatamente creato un clima di raccoglimento e condivisione, quasi sospendendo la dimensione istituzionale per trasformare l’evento in un racconto collettivo. Un ricordo che non appartiene più soltanto alla memoria, ma diventa identità viva della comunità.
Successivamente, il sindaco Flavio Filoni ha ribadito il significato profondo della dedica:
«Oggi intitoliamo questo campetto a un uomo di grandi valori, che ha saputo educare i giovani, stare tra la gente e rappresentare un punto di riferimento costante per lo sport della nostra città. Questo luogo, dove ogni giorno i ragazzi crescono, imparano, si confrontano e sognano, trova oggi il suo nome più giusto. È un nome che resterà qui, non solo sulla targa, ma in ogni gesto sportivo che verrà compiuto su questo campo».
Il momento più intenso della cerimonia è arrivato con l’intervento del presidente dell’ASD Galatone Calcio 1954, Giuseppe Stapane, che ha ripercorso con grande emozione e partecipazione la vita sportiva e umana di Nicola Tarantino.
«Cari amici, autorità, familiari e sportivi tutti» ha esordito con voce visibilmente commossa, «siamo qui riuniti oggi in questo luogo che profuma di erba, di sudore, di sacrificio e di passione vera. Un luogo che per chi ama il calcio non è soltanto un campo, ma un pezzo di vita. E siamo qui per compiere un gesto semplice solo in apparenza: dare un nome a questo campetto. Ma quel nome non è una semplice scritta su una targa, è un impegno che ci assumiamo tutti insieme, un atto di memoria e di responsabilità verso chi ha dedicato la propria esistenza allo sport e alla comunità: Nicola Tarantino».
Stapane ha poi ricostruito con ricchezza di dettagli il percorso umano e sportivo di Tarantino, partendo dalle origini:
«Nicola nasce a Galatone il 9 novembre 1945 e fin da giovane capisce che il calcio non è soltanto un gioco, ma un linguaggio vero, un modo di stare al mondo. Lo capisce quando scende in campo, quando da libero esordisce in Serie D con il Poggiardo e si fa notare per la sua intelligenza tattica, per la sicurezza, per la precisione e per il senso della posizione. Lo capiscono i dirigenti del Teramo Calcio che lo ingaggiano subito dopo, ma soprattutto lo capisce lui stesso quando, nonostante le opportunità lontano da casa, decide di tornare. Perché Nicola era fatto così: per lui le radici venivano prima di tutto».
Il racconto si è poi fatto sempre più intenso nel ripercorrere la carriera da allenatore e dirigente:
«Da allenatore e giocatore dell’US Galatone inizia un percorso straordinario fatto di sacrificio, di lavoro quotidiano e di risultati importanti. Arriva una promozione storica in Eccellenza nel 1992, una pagina che ancora oggi rimane impressa nella memoria sportiva della nostra città. Poi le esperienze a Gallipoli, le vittorie, le ricostruzioni, i momenti difficili. Ma Nicola non si è mai fermato. Quando una porta si chiudeva, lui ne apriva un’altra. Non si arrendeva mai, perché per lui il calcio era una missione, non un passaggio di vita».
Stapane ha poi ricordato la nascita del Real Galatone nel 2015:
«Fondò il Real Galatone insieme a un gruppo di amici accomunati dalla stessa passione. E anche lì, in pochi anni, arrivarono tre promozioni consecutive: dalla Terza alla Seconda, poi alla Prima Categoria. Era la dimostrazione concreta di cosa significa avere visione, passione e soprattutto amore per il territorio».
Il passaggio più sentito è arrivato parlando degli ultimi anni e dell’USD Galatone 1954:
«Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà, Nicola non ha mai smesso di crederci. Quando il calcio cittadino sembrava destinato a spegnersi, è stato ancora lui a insistere, a spingere, a coinvolgere persone, a ricostruire. Insieme ad altri amici ha contribuito alla nascita dell’USD Galatone 1954, perché non riusciva a immaginare questa città senza il suo calcio. E questo dice tutto su chi era davvero Nicola Tarantino».
Infine, la parte più emozionante del suo intervento:
«Ma Nicola non era soltanto un uomo di risultati. I risultati passano, le classifiche cambiano. Nicola era soprattutto un uomo di valori: rispetto, umiltà, capacità di unire le persone, di farle sentire parte di qualcosa. Queste erano le sue vere vittorie, quelle che non finiscono mai sui tabellini ma restano nei cuori. È venuto a mancare il 7 novembre 2021, lasciando un vuoto enorme. Ma oggi siamo qui per dire che quel vuoto non sarà mai silenzio, perché ogni bambino che correrà su questo campo, ogni ragazzo che calcerà un pallone su questo terreno, porterà con sé un frammento della sua storia, della sua passione, del suo esempio. Questo campo non sarà mai solo un campo: sarà Nicola, sarà la sua voce, sarà il suo modo di intendere il calcio e la vita».
La cerimonia si è conclusa con un ringraziamento collettivo ai calciatori e a tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento, in una giornata resa possibile grazie all’impegno condiviso di una comunità intera. Un momento che ha trasformato lo sport in memoria, e la memoria in appartenenza.
L’emozione di chi lo ha vissuto
Tra i momenti più intensi, l’intervento di Otello Sariconi Vice presidente figc puglia , che ha parlato con evidente commozione:
“Oggi non stiamo semplicemente inaugurando un campo. Stiamo consegnando alla comunità un luogo che porta un nome, una storia e soprattutto un esempio. Nicola non è stato solo un allenatore o un dirigente, ma una guida, una presenza capace di lasciare un segno dentro e fuori dal campo”.
Un ricordo personale, autentico, che ha reso tangibile quanto il legame umano conti nello sport.
A tracciare un profilo completo della sua vita è stato Giuseppe Stapane:
“Nicola era fatto così: quando una porta si chiudeva, lui ne apriva un’altra. Non poteva immaginare Galatone senza il calcio. Ma soprattutto era un uomo di valori: rispetto, umiltà, capacità di unire. Le sue vere vittorie non sono sui tabellini, ma nei cuori”.
Prima della cerimonia: il calcio che emoziona
Prima ancora delle parole, è stato il campo a raccontare tutto.
Il rettangolo verde del Centro Sportivo Polivalente Alberto Colitta si è trasformato in un luogo sospeso tra passato e presente. Il silenzio dell’attesa è stato rotto dal suono più autentico: il pallone che rotola sull’erba.
In scena l’incontro tra le “Vecchie Glorie U.S. Galatone” e gli “Amici di Nicola”. Non una semplice partita, ma un racconto vivo. Da una parte Massimo Dorato, Cosimo Fanuli, Biagio Gatto, Vito Giuri, Gianluca Inguscio, Roberto Marra, Antonio Spongano, Marco, Matteo e Salvatore Tarantino, Francesco Terragno, Damiano Tondo e Riccardo Zenobini. Dall’altra Giovanni Bongiorno, Alessio Bruno, Rocco Caputo, Roberto Costantini, Andrea De Riccardis, Cosimo Gatto, Biagio Fanuli, Piero Miglietta, Vincenzo Musco, Danilo Porcu, Giancarlo Potenza, Alessandro Settimo e Luigi Vese.
Non contava il risultato. Contava esserci.Ogni passaggio era memoria, ogni corsa un segno di appartenenza. Abbracci, sorrisi, richiami di gioco come un tempo. E una sensazione condivisa: Nicola era lì.Come se fosse ancora a bordo campo. A osservare, a consigliare, a sorridere.Un preludio perfetto. Un modo autentico per dire grazie.
La benedizione e il significato profondo
A suggellare il momento è stata la benedizione di Don Giorgio, che ha voluto richiamare con forza il valore dello sport non solo come attività fisica, ma anche come esperienza capace di incidere profondamente sulla crescita umana e spirituale della persona. Nel suo intervento, il sacerdote ha sottolineato come il tempo libero e lo sport rappresentino doni preziosi, opportunità concrete per coltivare il benessere del corpo ma anche per alimentare la serenità interiore e il senso di comunità. “Questo spazio possa accrescere il vigore del corpo e la serenità dell’anima, promuovendo amicizia e rispetto”, ha affermato Don Giorgio, evidenziando come luoghi di aggregazione sportiva possano diventare veri e propri punti di riferimento educativi, in cui si imparano valori fondamentali come la lealtà, la collaborazione e il rispetto reciproco.
Le sue parole hanno trovato un’eco significativa tra i presenti, trasformando un momento simbolico in una riflessione più ampia sul ruolo dello sport nella società contemporanea. Non solo competizione, dunque, ma anche crescita personale e occasione di incontro tra generazioni e culture diverse. In questo senso, la benedizione ha assunto un significato che va oltre il gesto rituale, diventando un invito a vivere lo sport come strumento di inclusione e di costruzione di legami autentici. Un messaggio che ha arricchito ulteriormente l’evento, conferendogli una dimensione più profonda e condivisa.
Tra lacrime e silenzio: quando un campo diventa casa dell’eternità
Un campo che guarda al futuro. Poi la scopertura della targa, sulle note di “Comuni Immortali” di Achille Lauro. Un momento sospeso, carico di emozione, in cui il tempo sembra rallentare. Tutti presenti condividono lo stesso sentimento: occhi lucidi, silenzi profondi, lacrime che raccontano più di qualsiasi parola. Per molti, Mister Tarantino resta un “comune immortale”, una figura che continua a vivere ben oltre il campo da gioco.
In quell’istante, il silenzio e la musica si intrecciano, dando forma a un’emozione collettiva che attraversa ogni persona presente. Da oggi quel campetto non è più soltanto uno spazio sportivo, ma un luogo della memoria e dell’identità, un simbolo che unisce generazioni diverse.
È un punto d’incontro tra passato e futuro, dove il nome di Alberto Colitta e quello di Nicola Tarantino continuano a vivere fianco a fianco, come custodi di valori autentici. Ogni bambino che correrà su quell’erba porterà con sé una storia, e ogni partita diventerà un frammento di memoria che si rinnova.
Perché certe persone non lasciano mai davvero il campo. Restano nei gesti, nei valori, nelle vite che hanno attraversato. E così, a Galatone, Mister Nicola Tarantino continua ad allenare: non più dalla panchina, ma nella coscienza e nel cuore di un’intera comunità.