Corvino controcorrente: “Meno social, più realtà. Il Lecce non si snatura”
LECCE – A mercato invernale concluso, il Lecce sceglie di abbassare il volume del rumore esterno e di alzare quello della sostanza. In conferenza stampa, il responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino e il direttore sportivo Stefano Trinchera hanno tracciato un bilancio delle operazioni portate a termine, difendendo le scelte effettuate e ribadendo la solidità di un progetto che, tra difficoltà e adattamenti, ha consentito al club salentino di consolidarsi stabilmente nel massimo campionato.
Non una difesa d’ufficio, ma una spiegazione articolata di un metodo di lavoro che guarda al medio-lungo periodo, anche a costo di scelte impopolari nel breve.
A introdurre il filo conduttore del percorso giallorosso è stato Trinchera, che ha definito il Lecce come un vero e proprio laboratorio calcistico, fondato su programmazione, scouting e capacità di rinnovarsi stagione dopo stagione:
«È l’unica strada che conosciamo per restare nel calcio che conta. Siamo partiti dalla Serie B e siamo al quarto anno consecutivo in Serie A. Questo percorso è stato possibile solo accettando sacrifici e decisioni anche rischiose. Cambiare, per noi, non è una scelta estetica, ma una necessità strutturale».
Un progetto che parte dalla base e arriva alla prima squadra
Il modello Lecce non si esaurisce nella gestione della prima squadra, ma coinvolge l’intera struttura societaria. Il settore giovanile rappresenta un asset centrale, sia dal punto di vista tecnico sia economico, in una visione che punta alla valorizzazione interna e alla sostenibilità nel tempo.
«Ci confrontiamo con club che hanno risorse, bacini e strutture superiori – ha aggiunto Trinchera – ma il nostro obiettivo è ridurre al minimo l’errore, lavorando quotidianamente per rendere orgogliosi il territorio e i tifosi».
Una filosofia che privilegia la crescita graduale, l’attenzione ai dettagli e la costruzione di un’identità chiara, accettando il cambiamento come parte integrante del percorso.
Mercato invernale: lettura tecnica e scelte mirate
Nel suo intervento, Pantaleo Corvino ha poi chiarito i criteri che hanno guidato il mercato invernale, ribadendo come ogni operazione sia stata valutata su tre livelli: esigenze tattiche, equilibrio dello spogliatoio e sostenibilità finanziaria.
«La fase difensiva offriva già buone garanzie – ha spiegato – mentre i dati e le partite indicavano difficoltà soprattutto nella produzione offensiva».
Da qui la decisione di intervenire in modo mirato, senza stravolgere l’assetto della squadra:
Gandelman, centrocampista di inserimento, utile per aumentare intensità e presenza negli ultimi trenta metri, arrivato per circa 2,5 milioni di euro;
Cheddira, attaccante ritenuto funzionale al sistema di gioco e alle esigenze tattiche della squadra;
Fofana e Ngom, innesti in mediana pensati per aumentare fisicità, rotazioni e prospettiva futura.
Operazioni calibrate, coerenti con l’identità tecnica del gruppo e con la necessità di mantenere equilibrio economico.
Il tema dell’attaccante e il peso delle aspettative
Sul nodo della punta centrale, Corvino ha allargato il discorso oltre il singolo calciatore, toccando un tema ricorrente nella storia recente del club:
«A Lecce il problema della punta è storico. Chi arriva viene sempre giudicato “sbagliato”: troppo giovane, troppo vecchio, poco pronto. Ma quando non si vince, il colpevole è sempre lo stesso».
Una riflessione che mette in luce il rapporto spesso complesso tra aspettative dell’ambiente e reale dimensione del club, in una piazza che vive la Serie A come una battaglia continua, ogni stagione.
Gestione del gruppo e centralità dello spogliatoio
Infine, il dirigente ha spiegato la scelta di non forzare la permanenza di calciatori che non si sentivano più pienamente coinvolti nel progetto tecnico:
«Tenere un giocatore controvoglia significa compromettere lo spogliatoio e, di conseguenza, il rendimento della squadra e della società».
Un principio chiaro: la tenuta del gruppo viene prima di qualsiasi valutazione individuale.
Il messaggio che arriva dal club è netto: meno attenzione al rumore dei social e più fiducia nel lavoro quotidiano, nel campo e nelle idee. Il Lecce prosegue lungo una traiettoria precisa, consapevole dei propri limiti ma deciso a difendere la propria identità in un calcio sempre più condizionato da pressioni mediatiche e giudizi immediati.