Pasquetta a Santu Vitu: rito della pietra

di Davide Tommasi

A Calimera tra fede, fuoco e tradizione

CALIMERA – Ci sono paesi in cui le tradizioni non si raccontano soltanto: si vivono, si tramandano, si respirano nell’aria. Calimera è uno di questi. Qui, nel cuore della Grecìa Salentina, il tempo sembra intrecciarsi con la memoria della gente, e ogni anno si rinnova un appuntamento che appartiene all’anima della comunità: il Lunedì dell’Angelo, che tutti chiamano con affetto e semplicità “Pasquetta a Santu Vitu”.

Non una semplice giornata all’aria aperta, ma un rito che affonda le sue radici in un passato remoto, quando il confine tra sacro e pagano era sottile e permeabile. Lunedì 6 aprile 2026, la campagna calimerese tornerà a popolarsi di voci, passi, attese e gesti tramandati nei secoli, grazie all’evento organizzato dalla Pro Loco Calimera con il patrocinio della Città di Calimera .

Santu Vitu: un luogo dell’anima

Immersa tra ulivi e muretti a secco, la Chiesetta di San Vito non è solo un edificio religioso, ma un vero e proprio punto di convergenza spirituale. Qui, ogni anno, si rinnova un rito che continua a interrogare e affascinare: il passaggio attraverso la pietra forata.

Fin dalle prime ore del mattino, con l’apertura della cappella alle 8:00, si forma una lunga e paziente fila. Non c’è fretta, solo rispetto e una sorta di silenziosa complicità tra chi aspetta. C’è chi arriva per devozione, chi per curiosità, chi per tradizione familiare. Ma tutti, in qualche modo, condividono lo stesso desiderio: attraversare quella pietra e uscirne, simbolicamente, diversi.

Il mistero della pietra forata

Al centro della cappella si trova un masso calcareo con un foro circolare. Un oggetto semplice, quasi anonimo, che però racchiude un significato potentissimo. Il gesto di passarvi attraverso – un atto antico chiamatoperneare– richiama riti arcaici legati alla fertilità e alla rinascita.

È come tornare indietro nel tempo, quando l’uomo cercava nella natura risposte ai grandi misteri della vita. Attraversare la pietra diventa così un gesto carico di simbolismo: un ritorno al grembo della terra, un passaggio stretto e quasi scomodo che però promette rigenerazione, protezione e fortuna.

Molti lo fanno in silenzio, altri sorridono, qualcuno si emoziona. C’è chi ripete il gesto ogni anno, come un appuntamento con sé stesso. In quel momento, passato e presente si fondono, e la tradizione smette di essere folklore per diventare esperienza viva.

Una Pasquetta diversa: tra convivialità e identità

Attorno al rito, la giornata si anima lentamente. Le famiglie stendono tovaglie sull’erba, si condividono piatti della tradizione salentina, si ride, si racconta. È la Pasquetta di una volta, fatta di cose semplici, di contatto con la natura e di relazioni autentiche.

Non ci sono palchi né spettacoli costruiti: tutto nasce spontaneamente, come accadeva un tempo. È proprio questa autenticità a rendere “Santu Vitu” un evento unico nel suo genere.

Il pomeriggio: tra sacro e fuoco

Con il calare del sole, l’atmosfera cambia, si fa più raccolta e intensa. Alle ore 17:00, la celebrazione della Santa Messa richiama la comunità in un momento di preghiera condivisa, rinsaldando il legame tra fede cristiana e ritualità popolare.

Subito dopo, alle 17:45, prende vita uno dei momenti più attesi e suggestivi: il Rogo della Quaremma. Il fantoccio della vecchia, simbolo della penitenza quaresimale, viene dato alle fiamme in un rito che ha il sapore della liberazione. Il fuoco crepita, illumina i volti, scalda l’aria della sera. È un gesto antico, quasi catartico: si lascia andare il passato per accogliere una nuova stagione.

Il battito della terra: tamburelli e pizzica

E poi, come se fosse inevitabile, arriva la musica. Il suono dei tamburelli rompe il silenzio, cresce, si diffonde. Le prime ronde si formano spontaneamente, senza bisogno di inviti. Qualcuno inizia a battere il ritmo, altri si uniscono, e in pochi minuti la piazzetta attorno alla cappella si trasforma in un cerchio vivo e pulsante.

La pizzica non è solo danza: è espressione, è liberazione, è memoria. Giovani e anziani si mescolano, i passi si intrecciano, gli sguardi si incontrano. È una festa che nasce dal basso, che non ha bisogno di scenografie perché è già profondamente autentica.

Un patrimonio da vivere, non solo da raccontare

“Pasquetta a Santu Vitu” rappresenta molto più di una tradizione: è un frammento di identità che resiste al tempo, un esempio concreto di come una comunità possa custodire il proprio passato senza trasformarlo in semplice attrazione turistica.

L’impegno della Pro Loco Calimera va proprio in questa direzione: mantenere viva l’essenza dell’evento, valorizzandolo senza snaturarlo. Un equilibrio delicato, ma fondamentale.

In un mondo sempre più veloce e digitale, esperienze come questa assumono un valore ancora più profondo. Partecipare significa rallentare, ascoltare, osservare. Significa riscoprire il senso del rito, del contatto umano, della memoria condivisa.

Per chi arriva da fuori, è un’occasione per conoscere il Salento più autentico. Per chi appartiene a questa terra, è un ritorno alle origini.

E mentre il fuoco si spegne lentamente e il suono dei tamburelli si dissolve nella sera, resta una sensazione difficile da spiegare: quella di aver preso parte a qualcosa che non è solo una festa, ma un pezzo di storia viva.

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