Calimera si commuove e si ritrova: la mostra della Madonna di Roca riaccende ricordi, fede e radici profonde
di Davide Tommasi
Brizino Tommasi e la memoria che torna a vivere: a Calimera le immagini diventano identità, fede e futuro
A Calimera la memoria non è mai qualcosa di distante o immobile: è una presenza viva, che respira insieme alla comunità, che attraversa le strade, che si deposita nei gesti quotidiani e nei racconti tramandati. È una voce antica che non smette di farsi sentire, capace di emergere con forza ogni volta che qualcuno decide di ascoltarla davvero.
La mostra dedicata alla Madonna di Roca non si limita a esporre fotografie: apre varchi nel tempo. È un’esperienza che travolge con dolcezza e intensità, che commuove senza chiedere permesso, che invita chi osserva a entrare in un dialogo silenzioso con ciò che è stato. Non si tratta solo di vedere, ma di riconoscere sé stessi dentro le immagini degli altri, dentro un passato che continua a pulsare sotto la superficie del presente.
Ogni fotografia è un frammento di eternità imprigionato per caso e poi restituito alla luce. Ci sono volti che sembrano emergere dall’ombra per raccontare storie mai scritte, mani segnate dal lavoro e dalla devozione, sguardi rivolti a qualcosa che va oltre il visibile. Le strade di un tempo, le processioni, i momenti di comunità: tutto ritorna con una potenza emotiva che sorprende, come se il tempo avesse deciso di fermarsi un istante per permettere alla memoria di farsi carne, emozione, appartenenza.
Le parole del presidente della Pro Loco Calimera, Pierluigi Cillo, risuonano come un richiamo che non ammette distrazioni. La memoria non si conserva da sola: ha bisogno di essere scelta, difesa, nutrita. E quando osserva l’assenza dei più giovani, quella mancanza si trasforma in una domanda aperta, quasi dolorosa: chi raccoglierà ciò che oggi viene raccontato? Chi lo porterà avanti quando le voci di oggi diventeranno ricordo?
Eppure, proprio da questa inquietudine nasce una possibilità concreta, quasi luminosa: i progetti che portano la Festa dei Lampioni dentro le scuole. Non più solo celebrazione, ma trasmissione viva. Non più solo festa, ma educazione all’identità. È lì che la memoria smette di essere passato e diventa esperienza, appartenenza, futuro che prende forma nelle mani di chi ancora deve crescere.
Con l’intervento dell’avvocato Leo Palumbo, tutto si approfondisce ulteriormente. Le fotografie non sono più soltanto immagini, ma soglie. Ogni scatto è una domanda silenziosa rivolta a chi guarda: “ricordi?”. E anche se non si è vissuto quel tempo, qualcosa dentro risponde. In un mondo che consuma immagini con fretta e distrazione, questa mostra impone un ritmo diverso, più umano, più lento, più vero. Qui il tempo non scorre: si contempla.
Al centro di questo lavoro di restituzione c’è Brizio Tommasi, “Brizino”, che con pazienza, passione e ostinazione affettuosa ha raccolto ciò che il tempo rischiava di cancellare. È lui stesso a raccontarlo con semplicità e verità:
«Non ho grandi parole da dire. Sto solo cercando di mostrarvi quello che ho fatto e che continuerò a fare per la nostra Calimera, perché sono cose dei calimeresi che non si devono dimenticare. È una bellezza guardare come eravamo. Le fotografie parlano da sole: non serve spiegare niente, basta guardarle e ti riportano tutto alla mente.
Ho ancora tanta roba da far vedere. Questa è dedicata alla Madonna di Roca, altre erano per le scuole, e ci sono ancora tante cose bellissime che non devono essere dimenticate. Perché questa è la nostra storia.
Le fotografie non hanno bisogno di spiegazioni: basta uno sguardo e tornano i ricordi. E sono contento che la gente apprezzi questo lavoro, perché non è semplice trovare immagini del ’44, del ’37, del 1918. Sono foto salvate quasi per caso, recuperate prima che finissero nel dimenticatoio. Con una raccolta certosina si riesce a restituire una storia che non deve mai andare perduta.
Come non dobbiamo dimenticare nemmeno le pagine difficili, ma anche quelle di festa e di libertà, come il 25 aprile che ricordo da ragazzo. Sono memorie che restano dentro.
Ringrazio il sindaco per la disponibilità, la Pro Loco che continua a portare avanti le tradizioni, l’avvocato Leo Palumbo sempre presente e vicino a queste iniziative, quasi come un angelo custode. E vi invito a continuare a visitare questa mostra fino a domenica. Grazie a tutti.”
E in queste parole semplici, dirette, profondamente vere, la mostra trova il suo senso più autentico: non è solo esposizione, ma restituzione. Non è solo memoria, ma responsabilità condivisa.
A Calimera, la memoria non si guarda soltanto: si riconosce, si raccoglie, si custodisce. E continua a vivere ogni volta che qualcuno la riporta alla luce.