di Davide Tommasi
Dalle motivazioni amministrative illustrate dal sindaco Giuseppe Mattei e dal vicesindaco Brizio Maggiore alle critiche di Virginia Panese, Antonio Montinaro, Alessia Cazzato e Gianluca Tommasi. Al centro del dibattito la quota associativa, gli impegni dal 2016, la memoria di Antonio Montinaro e il ruolo delle istituzioni nella promozione della legalità.
CALIMERA – La decisione di recedere da Avviso Pubblico approda in Consiglio comunale e diventa il centro di un confronto politico che coinvolge maggioranza, opposizione e società civile. La seduta del 29 ottobre ha portato nell'aula consiliare una discussione che nelle settimane precedenti aveva superato i confini della dialettica politica locale, coinvolgendo associazioni, cittadini e rappresentanti istituzionali.
Al centro della vicenda c'è la scelta dell'Amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Mattei di interrompere l'adesione ad Avviso Pubblico, la rete nazionale di enti locali e Regioni impegnati nella promozione della cultura della legalità e nella formazione civile contro le mafie.
Una decisione contestata dalle minoranze e da diverse realtà associative del territorio, che avevano promosso un appello pubblico chiedendo all'Amministrazione di riconsiderare il provvedimento. L'iniziativa, promossa dall'associazione Nomeni e sostenuta da altre realtà locali, aveva raccolto 501 sottoscrizioni, alimentando un confronto che ha trovato nel Consiglio comunale il suo momento istituzionale più significativo.
La discussione ha fatto emergere due diverse interpretazioni del valore dell'adesione: da una parte la maggioranza, che considera prioritario verificare i risultati e l'effettiva attuazione degli impegni associativi; dall'altra le opposizioni, che riconoscono nella permanenza in Avviso Pubblico anche un segnale politico e una scelta di appartenenza a una rete nazionale antimafia.
Mattei: «La legalità non si dimostra con una tessera»
Il sindaco Giuseppe Mattei ha difeso la decisione dell'Amministrazione, chiarendo che il recesso non rappresenta, nelle intenzioni della maggioranza, un arretramento nell'impegno contro le mafie, la corruzione e ogni forma di illegalità.
Il primo cittadino ha ribadito il rispetto per Avviso Pubblico e per le finalità dell'associazione, contestando tuttavia che la sua adesione possa diventare un criterio esclusivo per valutare la sensibilità antimafia di un Comune.
«Riconosciamo il valore di Avviso Pubblico, ma l'adesione a un'associazione privata e volontaria non può diventare una patente di legalità», è il principio ribadito dal sindaco.
Mattei ha richiamato anche l'esempio di Comuni come Palermo e Capaci, indicati nel corso del dibattito come realtà simbolo della lotta alla mafia che non risulterebbero aderenti all'associazione. Un riferimento utilizzato per sostenere che la mancata partecipazione a una rete associativa non possa essere automaticamente interpretata come mancanza di impegno.
Il sindaco ha inoltre sottolineato il legame profondo tra Calimera e la memoria di Antonio Montinaro, l'agente della scorta di Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci del 23 maggio 1992.
«Calimera è una comunità che ha sempre fatto della legalità e del rispetto delle istituzioni valori fondamentali, custodendo con orgoglio la memoria di Antonio Montinaro, il cui sacrificio appartiene a tutti, non a una tessera associativa», è la posizione espressa dal primo cittadino.
L'adesione del 2016 e la verifica degli atti
Una parte importante dell'intervento della maggioranza ha riguardato la ricostruzione amministrativa dell'adesione ad Avviso Pubblico, risalente al 2016, durante la precedente Amministrazione De Vito.
Secondo quanto illustrato dal sindaco e dal gruppo consiliare Calimera al Centro, la verifica della documentazione non avrebbe evidenziato la piena attuazione degli impegni assunti al momento dell'adesione. In particolare, sarebbero emerse irregolarità nei versamenti delle quote associative e l'assenza di documentazione relativa a diverse attività formative e iniziative previste.
La maggioranza ha riferito inoltre che tutti e cinque i responsabili dei settori comunali avrebbero fornito riscontri negativi rispetto alla partecipazione del personale alle attività formative e agli eventi dell'associazione.
Tra gli impegni originariamente previsti figuravano la destinazione di risorse, l'individuazione di referenti politici e amministrativi, il pagamento delle quote associative e la promozione di percorsi educativi nelle scuole. È stata inoltre evidenziata la mancata adozione della Carta di Avviso Pubblico, il codice etico rivolto agli amministratori che comporta ulteriori impegni sul piano della condotta istituzionale.
La maggioranza ha sintetizzato la propria valutazione sostenendo che, sulla base degli atti esaminati, non sarebbero documentabili progetti autonomi o iniziative direttamente promosse dall'associazione a beneficio della comunità calimerese.
Si tratta di una ricostruzione amministrativa e politica presentata dalla maggioranza, contestata nel merito dalle opposizioni, che attribuiscono all'adesione anche un valore di partecipazione e responsabilità istituzionale non necessariamente misurabile attraverso singole iniziative realizzate sul territorio.
Brizio Maggiore: «Bisogna valutare i fatti, non l'appartenenza»
Ampio spazio ha avuto l'intervento del vicesindaco e assessore al Bilancio Brizio Maggiore, che ha affrontato la questione sia sotto il profilo politico sia attraverso il richiamo a dati relativi alla diffusione dell'associazione.
Maggiore ha esordito richiamando il valore condiviso della lotta alla criminalità organizzata.
«Sui valori della lotta alla mafia non possono esserci divisioni. Calimera non è mai stata una città mafiosa e mai lo sarà. La nostra comunità e tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno sempre dimostrato il proprio impegno per la legalità», ha affermato.
Il vicesindaco ha contestato quello che considera un tentativo di trasformare una decisione amministrativa in una contrapposizione politica, criticando anche gli interventi di esponenti politici esterni alla comunità calimerese che si sono pronunciati sulla vicenda.
Nel suo intervento ha richiamato alcuni dati sulla diffusione di Avviso Pubblico: secondo le cifre da lui citate, su 7.894 Comuni italiani, 587 risulterebbero aderenti, mentre nella provincia di Lecce gli enti iscritti sarebbero quattro su 96.
Maggiore ha utilizzato questi numeri per sostenere che la mancata adesione non possa essere considerata un indicatore automatico di disinteresse verso la legalità.
«Possiamo davvero sostenere che oltre il 92 per cento dei Comuni italiani e il 95 per cento di quelli della provincia di Lecce non siano impegnati nella lotta alla mafia soltanto perché non aderiscono ad Avviso Pubblico? Naturalmente no», ha dichiarato.
Il vicesindaco è quindi tornato sulla storia amministrativa di Calimera, chiedendo alle precedenti amministrazioni di chiarire quali attività concrete siano state realizzate attraverso l'adesione alla rete.
Ha richiamato le risposte ricevute dagli uffici comunali, secondo le quali non risulterebbero inviti ai dipendenti a partecipare ai corsi di formazione o agli eventi dell'associazione, né una partecipazione documentata del personale alle attività formative.
Maggiore ha rivolto domande dirette anche agli esponenti delle minoranze che in passato hanno ricoperto incarichi amministrativi, chiedendo chiarimenti sulla regolarità dei versamenti e sulla mancata individuazione dei referenti politici e amministrativi previsti dallo statuto associativo.
«Non potete chiedere oggi a questa maggioranza di considerare irrinunciabile l'appartenenza a un'associazione privata senza essere disponibili a spiegare come l'abbiate valorizzata negli anni in cui avete amministrato Calimera», ha sostenuto.
Nel finale, il vicesindaco ha avanzato una proposta: valutare la sottoscrizione di una carta d'intenti o di un protocollo d'intesa con Nomeni per Antonio Montinaro presente in sala la sorella Matilde Montinaro e con l'associazione antiracket rappresentata da ACEA a Calimera, indicando nelle realtà del territorio interlocutori da coinvolgere direttamente nelle iniziative sulla legalità.
Maggiore ha inoltre precisato che l'efficacia del recesso decorrerà dal 1° gennaio 2028. Fino a quella data, secondo quanto dichiarato, l'Amministrazione intende verificare l'attività dell'associazione e valutare, insieme al sindaco e al gruppo di maggioranza, un eventuale rientro qualora si presentassero le condizioni.
La dichiarazione di voto di Calimera al Centro
Nella dichiarazione di voto, pronunciata a nome del gruppo consiliare Calimera al Centro, Maggiore ha respinto le critiche rivolte all'Amministrazione, definendo la mobilitazione una strumentalizzazione politica.
Ha rivendicato la compattezza della maggioranza e la fiducia nel sindaco Mattei, sostenendo che il confronto interno al gruppo si sia svolto attraverso il dialogo e la condivisione.
Il vicesindaco ha anche ribadito che la lotta alla mafia non appartiene a uno schieramento politico, ma rappresenta un dovere delle istituzioni e della coscienza civile.
«La lotta alla mafia non appartiene alla destra, alla sinistra, alla maggioranza o all'opposizione. Appartiene alla coscienza civile del nostro Paese e al dovere di ogni istituzione di rispettare e difendere la legalità», ha dichiarato.
Il gruppo Calimera al Centro ha quindi annunciato voto favorevole alla delibera, precisando che la decisione non preclude una futura rivalutazione della partecipazione ad Avviso Pubblico.
Virginia Panese: «La domanda è perché cancellarsi?»
Di segno opposto l'intervento di Virginia Panese, consigliera comunale di Calimera in Comune, che ha ribadito la propria contrarietà al recesso, ricostruendo le tappe che hanno portato la vicenda in Consiglio.
Panese ha ricordato di aver contestato la decisione fin dall'inizio e di aver aderito all'appello promosso da Nomeni e dalle altre associazioni, sottolineando il coinvolgimento di 501 cittadini.
«La domanda che mi pongo dal 12 settembre è: perché?», ha esordito, ricordando di aver individuato sull'Albo pretorio comunale una determina relativa alla liquidazione delle quote pregresse e alla cancellazione dell'adesione del Comune.
La consigliera ha richiamato anche la comunicazione del 15 giugno 2026, attraverso la quale, secondo la sua ricostruzione, il sindaco aveva già formalizzato la volontà di recedere, a pochi giorni dall'insediamento della nuova Amministrazione.
Il suo intervento si è concentrato anche sul metodo seguito, sul ruolo del Consiglio comunale e sulla necessità che le decisioni riguardanti la partecipazione dell'ente ad associazioni e organismi esterni siano accompagnate da un adeguato confronto istituzionale.
«Aver vinto le elezioni e aver ricevuto il mandato di amministrare non dà pieni poteri a un sindaco. Nemmeno a quello di Calimera», ha affermato, sostenendo che la scelta avrebbe meritato un maggiore coinvolgimento dell'assemblea consiliare.
Sul piano economico, Panese ha contestato il peso attribuito alla quota associativa, indicata in circa 600 euro all'anno.
«Avviso Pubblico non è un CAF. Si nutre del protagonismo degli enti locali che vogliono investire nella promozione della cultura antimafia», ha dichiarato, sostenendo che l'utilità di una rete nazionale non debba essere valutata soltanto in base ai servizi direttamente ricevuti dal singolo Comune.
La consigliera ha inoltre collocato la decisione all'interno di una più ampia valutazione politica, richiamando precedenti amministrativi e criticando l'orientamento della destra nazionale sui temi della giustizia e dell'antimafia.
Un altro passaggio del suo intervento ha riguardato il rapporto tra Amministrazione e associazionismo. Panese ha riferito di aver raccolto preoccupazioni da parte di alcune realtà associative, che avrebbero manifestato timori nell'esporsi pubblicamente sulla vicenda per possibili ripercussioni nei rapporti con il Comune.
Si tratta di una circostanza riferita dalla consigliera, che ha chiesto di tutelare l'autonomia delle associazioni e la libertà di esprimere pubblicamente il proprio dissenso.
La sua conclusione è stata affidata a un'immagine simbolica legata agli alberi dei Giardini pubblici e al valore dell'impegno civile, con la quale ha contestato quella che considera una scelta politica destinata a lasciare un segno nella storia amministrativa della comunità.
Panese ha quindi confermato la propria opposizione alla delibera.
Avviso Pubblico, Tommasi e Cazzato si dissociano dal recesso: «La lotta alla mafia non è una questione di costi, ma di valori»
Il gruppo consiliare Kalimera Sti Kardìa contesta la scelta dell'Amministrazione Mattei di uscire dalla rete nazionale degli enti locali impegnati nella promozione della legalità. «Una precisa scelta politica, dalla quale prendiamo le distanze».
La decisione dell'Amministrazione Mattei di recedere da Avviso Pubblico continua ad alimentare il confronto politico a Calimera. A prendere una posizione netta sono Gianluca Tommasi e Alessia Cazzato, consiglieri di opposizione della lista Kalimera Sti Kardìa, che esprimono una ferma dissociazione dalla scelta compiuta dall'attuale maggioranza.
Al centro della contestazione non c'è soltanto il valore economico della quota associativa, ma soprattutto il significato politico, culturale e istituzionale dell'adesione a una rete nazionale che riunisce Comuni e amministratori impegnati nella promozione della legalità e nel contrasto alle mafie.
Tommasi rivendica la scelta compiuta durante la precedente esperienza amministrativa, quando Calimera aveva aderito ad Avviso Pubblico, considerandola una responsabilità precisa di chi governa una comunità.
«In qualità di sindaco della passata amministrazione ho ritenuto doveroso e giusto farne parte perché un amministratore ha il compito precipuo di educare e sostenere i principi di legalità, giustizia e solidarietà», afferma.
Una posizione che richiama anche la storia del territorio e le ferite lasciate dalla criminalità organizzata e dalla mafia. In questo contesto, la partecipazione ad Avviso Pubblico viene considerata non una semplice adesione formale, ma un'occasione concreta di formazione, confronto e condivisione di esperienze, oltre che un segnale pubblico di impegno civile.
Per Kalimera Sti Kardìa, dunque, la decisione dell'Amministrazione Mattei non può essere ricondotta a una semplice razionalizzazione delle spese o alla revisione delle partecipazioni comunali. Si tratta, piuttosto, di una scelta che esprime una precisa impostazione politica e una diversa scala di priorità.
«È chiaro che l'attuale Amministrazione ha altre priorità ed ha effettuato una chiara scelta politica decidendo di non aderire a questa rete», si legge nella dichiarazione diffusa dal gruppo.
Tommasi e Cazzato contestano quindi non soltanto il recesso, ma anche il messaggio istituzionale che questa decisione rischia di trasmettere alla comunità. Una comunità che porta nella propria memoria il sacrificio di Antonio Montinaro e che, secondo i due consiglieri, dovrebbe continuare a riconoscere nella cultura della legalità un patrimonio da difendere e trasmettere alle nuove generazioni.
La loro posizione si inserisce nel dibattito che ha accompagnato la vicenda, con la richiesta di mantenere Calimera all'interno di una rete nazionale che rappresenta uno spazio di collaborazione tra amministrazioni impegnate nella diffusione della cultura antimafia.
La conclusione del gruppo è inequivocabile: «Kalimera Sti Kardìa rivendica fermamente la propria posizione e si dissocia in maniera chiara e profonda dalla scelta politica operata dall'Amministrazione Mattei».
Una presa di distanza che riporta al centro del dibattito una questione che va oltre una quota associativa: quale valore un'amministrazione comunale intende attribuire alla testimonianza, all'educazione alla legalità e all'impegno concreto contro ogni forma di criminalità organizzata.
Il confronto sulla quota associativa e sui conti
La questione economica ha attraversato buona parte del dibattito.
Le opposizioni hanno richiamato la quota associativa annuale di circa 600 euro, giudicandola una cifra contenuta rispetto alle risorse del Comune. Nelle settimane precedenti era stato inoltre sollevato il tema dell'avanzo di amministrazione, indicato dai promotori della contestazione in oltre 500mila euro non ancora impegnati.
La maggioranza ha invece spiegato che la valutazione non riguarda soltanto l'importo da versare, ma l'opportunità di mantenere un'adesione rispetto alla quale, secondo la documentazione esaminata, non sarebbero emersi risultati e impegni pienamente attuati.
Nel dibattito sono stati richiamati anche i dati del bilancio 2025 di Avviso Pubblico. Secondo i numeri illustrati dalla maggioranza, a fronte di un valore della produzione di circa 880mila euro, i costi per il personale supererebbero i 454mila euro, pari al 51,6%, mentre i costi per servizi rappresenterebbero circa il 36%.
È stato tuttavia precisato che si tratta di voci aggregate, che non consentono di individuare nel dettaglio le spese relative alle singole attività e collaborazioni.
La discussione ha toccato anche il rapporto sugli amministratori minacciati. La maggioranza ha riconosciuto l'importanza del monitoraggio e della raccolta dei dati sulle intimidazioni, sollevando tuttavia interrogativi sull'esistenza di strumenti di assistenza diretta, legale, psicologica o economica, per le persone coinvolte.
Antonio Montinaro, una memoria che appartiene alla comunità
Il tema della memoria di Antonio Montinaro ha rappresentato uno dei passaggi più significativi del confronto.
Il poliziotto calimerese, caposcorta del giudice Giovanni Falcone, perse la vita nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 insieme a Francesca Morvillo e agli altri componenti della scorta.
La sua figura è stata richiamata da entrambe le parti, ma con accenti differenti.
Per Mattei e la maggioranza, il ricordo di Montinaro appartiene all'intera comunità e non può essere subordinato all'adesione a una specifica associazione. L'Amministrazione ha rivendicato l'intenzione di rafforzare le iniziative dedicate alla sua memoria e alla sensibilizzazione delle nuove generazioni.
In questa direzione sono stati indicati una specifica delega alla legalità, un capitolo di bilancio dedicato alla memoria della strage di Capaci, progetti educativi con le scuole e il percorso per una borsa di studio destinata agli studenti.
È stata inoltre avanzata la proposta di sviluppare una collaborazione diretta con Nomeni per Antonio Montinaro, Quarta Savona Quindici e la Fondazione Antonio Montinaro, realtà legate alla memoria del poliziotto.
La maggioranza ha riconosciuto anche il contributo di Avviso Pubblico nella diffusione della sua storia, attraverso incontri e testimonianze, comprese quelle della sorella Matilde Montinaro.
Per le opposizioni, invece, proprio il legame storico tra Calimera e il suo concittadino avrebbe dovuto rappresentare una ragione ulteriore per mantenere l'adesione alla rete.
Due posizioni diverse, dunque, che si confrontano sul modo di tradurre la memoria in iniziative e responsabilità istituzionali, pur riconoscendo entrambe il valore del sacrificio di Antonio Montinaro.
Bene in Comune e le iniziative annunciate dalla maggioranza
Tra le iniziative indicate dall'Amministrazione per il futuro figura anche l'adesione a Bene in Comune, percorso che coinvolge Università del Salento, ANAC, ANCI e numerosi Comuni salentini.
La maggioranza ha annunciato la sottoscrizione della relativa Carta, alla presenza delle autorità istituzionali, come ulteriore passaggio per consolidare gli impegni sulla trasparenza, la correttezza amministrativa e la promozione della legalità.
Si tratta di un'iniziativa che il sindaco e il gruppo Calimera al Centro inseriscono nel quadro delle attività attraverso le quali intendono caratterizzare il proprio impegno sul territorio, insieme ai progetti scolastici e alle iniziative dedicate alla memoria delle vittime della mafia.
La mobilitazione delle associazioni e i momenti di tensione
Il confronto consiliare è arrivato dopo settimane di mobilitazione da parte della società civile.
All'appello promosso da Nomeni avevano aderito Kalimeriti, Io Posso e altre realtà associative calimeresi, comprese le sezioni locali di ANPI, SPI-CGIL e AGESCI.
L'iniziativa aveva raccolto anche il sostegno di rappresentanti politici regionali e nazionali, tra cui Loredana Capone, Stefano Minerva, Silvia Miglietta, Georgia Tramacere e Teresa Bellanova, oltre alle segreterie provinciali di diverse forze politiche.
Il gruppo Calimera in Comune aveva presentato un'interrogazione per chiedere chiarimenti sulla scelta e sollecitare un confronto pubblico.
Durante la seduta non sono mancati momenti di tensione. Una rappresentante della maggioranza ha contestato il comportamento di un consigliere regionale presente tra il pubblico, sostenendo che avrebbe interrotto i lavori pronunciando la frase «Questo è fascismo» mentre il presidente del Consiglio richiamava al rispetto del regolamento.
La stessa esponente ha ribadito di accettare il dissenso e la critica politica, ma di non condividere l'utilizzo di parole come fascismo, mafia e legalità in un contesto che, a suo giudizio, richiederebbe particolare attenzione e rispetto.
Nel suo intervento ha inoltre ringraziato il comandante della stazione dei Carabinieri di Calimera, presente in aula, per aver contribuito a ristabilire la calma e consentire la prosecuzione della seduta.
La vicenda ha evidenziato anche quanto sia delicato il rapporto tra confronto politico, linguaggio istituzionale e rispetto delle regole durante le assemblee pubbliche.
Una decisione amministrativa che lascia aperto il confronto politico
Il Consiglio comunale del 29 ottobre non ha ricomposto le distanze tra le diverse posizioni. Ha piuttosto reso evidente che la questione Avviso Pubblico rappresenta per Calimera un confronto più ampio sul significato della partecipazione istituzionale, sul ruolo delle associazioni e sulle modalità attraverso cui una comunità può promuovere la cultura della legalità.
Per il sindaco Giuseppe Mattei e per la maggioranza, l'impegno antimafia deve essere valutato attraverso iniziative verificabili, progetti educativi, trasparenza amministrativa e rispetto degli impegni assunti. L'uscita dall'associazione viene quindi presentata come una scelta amministrativa che non mette in discussione i valori e le finalità della lotta alla criminalità organizzata.
Per Virginia Panese, Antonio Montinaro, Alessia Cazzato e Gianluca Tommasi, invece, la permanenza in Avviso Pubblico rappresentava un segnale istituzionale importante, tanto più in una comunità che ha costruito nel tempo una parte significativa della propria identità civile intorno alla memoria di Antonio Montinaro e all'impegno contro le mafie.
Il gruppo Kalimera Sti Kardìa ha formalizzato la propria dissociazione dalla decisione, mentre la maggioranza ha confermato il voto favorevole alla delibera, annunciando che fino al 1° gennaio 2028 sarà possibile verificare l'attività dell'associazione e valutare un eventuale nuovo ingresso.
Rimane così una questione che va oltre i 600 euro di quota associativa e le procedure di adesione: quale sia il modo più efficace per tradurre i principi della legalità in responsabilità quotidiane, formazione, partecipazione e iniziative concrete.
Su questo punto, maggioranza e opposizione dichiarano entrambe di riconoscersi nei valori della lotta alla mafia, ma divergono profondamente sulla scelta compiuta dall'Amministrazione.
A Calimera, dunque, il dibattito su Avviso Pubblico non si chiude con il voto consiliare. Proseguirà nel confronto politico e nella valutazione delle iniziative che saranno effettivamente realizzate. Perché, al di là delle diverse posizioni, sarà proprio il lavoro concreto delle istituzioni e della società civile a misurare nel tempo la capacità della comunità di custodire e trasmettere il proprio patrimonio di legalità.