Andrea Morrone torna a Itaca: a Calimera il viaggio di Ettore Santi tra memoria, amicizia e identità

di Davide Tommasi

Una serata tra cultura, teatro e cinema per raccontare il nuovo romanzo di Andrea Morrone: protagonisti Ettore Santi, la memoria di Peppino Basile e una terra che diventa personaggio della narrazione.

CALIMERA«Il ritorno a casa nell’Odissea rappresenta il nostos, il lungo e complesso viaggio verso Itaca. Ma non è soltanto un viaggio fisico: è un percorso interiore, una ricerca di sé, della propria identità e delle proprie radici».

Con queste parole Andrea Morrone ha aperto la presentazione del suo nuovo romanzo, scegliendo il simbolo del ritorno per raccontare il significato più profondo della serata. Un ritorno nella sua «casa adottiva», Calimera, luogo diventato negli anni un punto di riferimento umano e culturale, un crocevia di storie, incontri e memorie.

Una scelta tutt’altro che casuale. L’evento si è svolto nel cuore più antico della Grecia Salentina, in un territorio dove ogni pietra sembra custodire un racconto: la casa dello straordinario poeta Vito Domenico Palumbo, l’ex fabbrica Murrone legata al passaggio di Pier Paolo Pasolini, il ricordo delle sei tabacchine morte nel rogo del vecchio tabacchificio.

Un luogo sospeso tra storia, leggenda e tradizione, dove il passato continua a dialogare con il presente.

A sottolineare ulteriormente il valore dell’iniziativa è stata anche la presenza dell’amministrazione comunale, a testimonianza della vicinanza delle istituzioni al percorso di crescita culturale e sportivo promosso sul territorio. A portare il saluto istituzionale è intervenuto Alessandro De Santis, assessore allo Sport del Comune di Calimera, che ha evidenziato il forte legame costruito nel tempo tra Andrea Morrone e la comunità calimerese: una relazione profonda, alimentata da cultura, sport, amicizia e condivisione, capace di trasformarsi negli anni in un autentico patrimonio umano per il paese.Nel suo intervento, l’assessore ha ricordato come la presenza e l’impegno di Andrea abbiano contribuito a rafforzare il dialogo tra la comunità e le realtà sportive e culturali del territorio, sottolineando il valore di iniziative capaci di creare occasioni di incontro e partecipazione.

«Calimera è un po’ la mia Itaca – ha raccontato Andrea – il punto da cui sono partite molte storie della mia vita negli ultimi anni». Una frase che racchiude il senso di un legame speciale con il paese, vissuto non solo come luogo fisico, ma come spazio di relazioni, ricordi ed esperienze condivise.




La corsa come metafora della vita

Uno dei temi centrali della serata è stato il rapporto tra scrittura e sport. Andrea Morrone, maratoneta e ultramaratoneta, porta infatti nella narrazione il mondo della corsa, trasformandolo in una metafora dell’esistenza.

La corsa non è soltanto fatica e competizione, ma diventa uno spazio di riflessione, una fuga dalle difficoltà e allo stesso tempo uno strumento per affrontarle.

A dialogare con l’autore Marco Taurino, ricercatore, biologo, segretario regionale della Fondazione Italiana del Diabete, atleta e Cavaliere della Repubblica per il suo impegno nella promozione dello sport tra le persone con diabete di tipo 1.

Taurino ha evidenziato come il romanzo riesca a raccontare quei pensieri nascosti che attraversano ogni atleta durante una lunga prova di endurance: paure, ricordi, domande e fragilità.

Uno dei passaggi più intensi riguarda la frase: «La tristezza è personale, non si condivide».

Un concetto che Andrea ha spiegato come il tentativo di raccontare una dimensione profonda dell’animo umano.

«Ci sono fragilità che non vogliamo guardare – ha spiegato – ma a volte siamo costretti a farlo come davanti a uno specchio. E proprio quelle fragilità possono renderci più forti».

Ettore Santi, l’antieroe che affronta la paura

Al centro della storia c’è Ettore Santi, protagonista che Andrea definisce un antieroe.Non un uomo invincibile, ma una persona attraversata dai dubbi, dalle paure e dalle proprie contraddizioni.«Gli eroi forse non hanno mai paura – ha raccontato l’autore – Ettore Santi invece è un uomo che ha paura, ma continua comunque ad andare avanti».Una figura che richiama la tradizione letteraria del Novecento, quella dell’inetto: un personaggio apparentemente incapace di governare gli eventi, ma che riesce comunque a trovare una strada e a dedicare le proprie energie a ciò in cui crede.Nel libro fondamentale è anche il tema dell’amicizia. Gli amici di Ettore non sono coloro che lo spingono semplicemente a reagire, ma persone capaci di rallentare il passo per camminare insieme.Un’immagine profondamente legata alla maratona: nei momenti difficili non sempre bisogna accelerare, a volte occorre semplicemente ritrovare il proprio ritmo.

Il Salento protagonista del romanzo

Nel libro il territorio non rappresenta soltanto uno sfondo narrativo, ma diventa un vero personaggio.Il viaggio di Ettore Santi attraversa il Salento più autentico: borghi, campagne, leggende e luoghi della memoria.Dalla salita verso Martignano, città del carnevale e del culto di San Pantaleone, fino alla bizantina Calimera, centro della cultura ellenofona, il percorso attraversa strade rurali, ulivi segnati dalla Xylella, muretti a secco e antiche testimonianze.Il viaggio tocca Zollino, con i suoi menhir e le pozzelle di Pirro, e arriva a Martano, con la misteriosa Specchia dei Mori, luogo sospeso tra storia e leggenda.Un itinerario che porta a una convinzione precisa:«La bellezza della Grecia non si fotografa, si condivide. A questi luoghi bisogna appassionarsi».

Peppino Basile e le ferite della terra

Durante l’incontro grande attenzione è stata dedicata anche alla vicenda di Peppino Basile, il politico di Ugento ucciso nel 2008, uno dei fili narrativi principali del romanzo.

Per Andrea quella storia ha rappresentato uno dei primi incontri con il volto più complesso del Salento: una terra straordinaria ma attraversata anche da silenzi, paure e ferite ancora aperte.

«Seguendo l’omicidio Basile ho capito tante cose – ha raccontato – soprattutto cosa fosse davvero l’omertà».

Nel racconto trova spazio anche la figura di Don Stefano Rocca, sacerdote che invitò la comunità a rompere il muro del silenzio intorno alla vicenda Basile.

Realtà, memoria e immaginazione

Uno degli elementi più affascinanti del romanzo è la presenza di personaggi sospesi tra realtà e immaginazione.

Tra questi la figura dell’ex brigatista, un uomo segnato dalla storia italiana che diventa per Ettore un incontro di riflessione sul passato e sulla possibilità di cambiare.

«Mi interessava raccontare una persona che porta il peso della storia, ma lo fa con la schiena dritta».

Tra le scene più suggestive anche l’incontro con l’anziano boss che decide di fornire materiale al giornalista protagonista: una figura ambigua, lontana dal pentimento, ma spinta dalla volontà di fermare un male più grande.

La montagna dell’amicizia

Tra le pagine più emozionanti del libro c’è il capitolo dedicato alla scalata dell’Etna.Un episodio profondamente autobiografico, legato a una promessa fatta dall’autore al padre scomparso.Una gara estrema vissuta insieme agli amici, metro dopo metro, tra fatica, abbracci e sostegno reciproco.«È stato un viaggio di amicizia – ha raccontato Andrea – una gara durissima, ma vissuta insieme».Un’immagine simbolica che racchiude il significato più profondo del romanzo: l’amicizia come forza capace di trasformare una difficoltà in un ricordo prezioso.

Dalle pagine alle immagini: il book trailer di Ettore Santi

La serata ha avuto anche un momento dedicato alle immagini con la presentazione del book trailer del romanzo, un progetto nato dalla passione e dall’amicizia.A trasformare le parole di Andrea Morrone in immagini sono stati i registi Gabriele Buscicchio e Dario Morrone, che hanno costruito un primo percorso visivo dedicato al mondo di Ettore Santi.Un lavoro realizzato grazie alla collaborazione di professionisti e amici, con la partecipazione degli attori Simone Franco e Sebastiano Gavasso, interpreti di grande esperienza nazionale e internazionale.

Simone Franco ha dato volto ad alcuni dei personaggi più intensi e complessi della storia, mentre Sebastiano Gavasso è stato scelto dall’autore come interprete ideale di Ettore Santi nella dimensione cinematografica.

Un progetto che nasce dal desiderio di far continuare il viaggio del romanzo anche attraverso immagini e linguaggi diversi.

Il futuro di Ettore Santi

La domanda finale della serata riguarda il futuro del protagonista.Ci sarà ancora Ettore Santi?Andrea Morrone ha spiegato che il personaggio si prenderà momentaneamente una pausa. Il nuovo lavoro è già stato completato e inviato alle case editrici, ma l’idea di una nuova avventura è già presente.«Ho iniziato a pensare al terzo capitolo, per chiudere questa trilogia con una nuova storia di Ettore. Ritorneranno alcuni personaggi del primo libro e sarà ancora un viaggio nei ricordi, perché per capire quello che sei devi prima leggere quello che eri».

Un ritorno che diventa un nuovo inizio

Alla fine della serata resta soprattutto il senso di un viaggio umano.Calimera diventa una piccola Itaca: il luogo del ritorno, della consapevolezza e della ripartenza.Una serata che ha unito letteratura, sport, teatro, cinema e memoria, grazie alla partecipazione di istituzioni, artisti e amici che hanno contribuito a dare vita al mondo di Ettore Santi.Perché il vero nostos non è soltanto tornare a casa.È trovare il coraggio di guardarsi dentro, affrontare le proprie paure e ricominciare il cammino.

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