Ad Aradeo il Carnevale è una cosa seria

di Davide Tommasi

Festa, memoria e responsabilità civile: la tradizione che diventa educazione

Ad Aradeo il Carnevale non è soltanto una ricorrenza folkloristica scandita da carri allegorici, maschere e musica. È un patrimonio culturale vivo, un linguaggio condiviso che attraversa le generazioni e racconta l’identità profonda di una comunità. Con questo spirito si è svolto, il 9 gennaio 2026, presso il Teatro Comunale “Domenico Modugno”, l’incontro pubblico “Il Carnevale: non solo divertimento ma anche Inclusione e Legalità”, un appuntamento che ha scelto di andare oltre la dimensione puramente festosa per riflettere sul valore sociale ed educativo della tradizione.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Aradeo in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e il Gruppo Carnevalesco “Oscar Tramacere”, ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, confermando quanto il Carnevale rappresenti ancora oggi un punto di riferimento identitario forte. Un momento di confronto pubblico capace di tenere insieme cultura popolare, prevenzione, memoria storica e responsabilità civile.

La regia culturale dell’incontro: il valore di Michele Bovino

A dare equilibrio, profondità e continuità al dibattito è stata la moderazione affidata a Michele Bovino, operatore culturale di fama nazionale. La sua presenza ha rappresentato un valore aggiunto determinante per la riuscita dell’incontro. Con competenza e sensibilità, Bovino ha costruito un filo narrativo capace di collegare interventi diversi per ruolo e contenuti, mantenendo sempre centrale il tema del Carnevale come strumento di cittadinanza attiva.

La sua conduzione, mai formale e sempre partecipata, ha valorizzato ogni contributo, stimolando riflessioni e coinvolgendo il pubblico in modo naturale. Forte della sua esperienza nella progettazione culturale e sociale, Bovino ha restituito al Carnevale una dimensione più ampia: non solo festa, ma spazio di educazione informale, dialogo intergenerazionale e costruzione del senso di comunità.

La voce dei giovani: il futuro che osserva la tradizione

Ad aprire l’incontro è stato Mattia, giovanissimo aradeino, protagonista di un intervento che ha colpito il pubblico per lucidità e autenticità. Attraverso lo sguardo delle nuove generazioni, ha raccontato il Carnevale come un momento atteso e condiviso, vissuto non solo nei giorni della festa ma anche nei preparativi, nei racconti familiari e nella memoria collettiva.

Il suo contributo ha restituito l’immagine di un Carnevale che è appartenenza, memoria e futuro. Un messaggio chiaro e potente: i giovani non sono semplici spettatori, ma parte attiva nella costruzione e nella trasmissione dell’identità culturale del territorio.

Istituzioni e comunità: tradizione come responsabilità pubblica

Nel suo intervento, il sindaco di Aradeo, ing. Giovanni Mauro, ha sottolineato il valore istituzionale e sociale dell’iniziativa, evidenziando il ruolo delle amministrazioni locali nel sostenere eventi capaci di unire tradizione e responsabilità civile.

«Il Carnevale non è solo una festa, ma un momento di identità collettiva. È espressione della nostra storia e della nostra comunità. Incontri come questo dimostrano che tradizione, legalità e inclusione possono e devono camminare insieme».

Sulla stessa linea l’intervento di don Antonio Bruno, parroco della Comunità Pastorale di Aradeo, che ha offerto una riflessione di carattere umano e sociale:

«La festa è autentica quando è inclusiva, quando non lascia indietro nessuno. Il Carnevale diventa occasione di incontro, dialogo e crescita comunitaria, soprattutto se vissuto nel rispetto reciproco».

Il lavoro silenzioso dietro lo spettacolo

A riportare l’attenzione sul lavoro quotidiano che sostiene la manifestazione è stato Tonino Giaracuni, presidente del Gruppo Carnevalesco Aradeino. Il Carnevale, ha ricordato, non nasce per caso: è il risultato di mesi di impegno, sacrificio e collaborazione.

«Il nostro impegno va ben oltre i carri e le maschere. Il Carnevale è sacrificio, passione condivisa e rispetto delle regole. È una responsabilità, perché rappresenta l’immagine stessa della nostra comunità».

Legalità e prevenzione: informare per proteggere

Ampio spazio è stato dedicato al tema della legalità e della prevenzione delle truffe, fenomeno purtroppo sempre più diffuso e che colpisce in particolare le persone più vulnerabili.

Il capitano Alessandro Monti, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Gallipoli, ha illustrato in modo chiaro le principali tipologie di raggiri, soffermandosi su quelli che avvengono tramite telefonate, messaggi e strumenti digitali.

Accanto a lui, il luogotenente Sebastiano Mastrogiovanni, comandante della Stazione dei Carabinieri di Aradeo, ha sottolineato l’importanza della presenza costante dell’Arma sul territorio e del rapporto diretto con i cittadini. La prevenzione, ha spiegato, passa dalla fiducia, dalla vicinanza quotidiana e dal dialogo continuo, invitando soprattutto gli anziani a non avere timore di chiedere aiuto o segnalare situazioni sospette.

A completare il quadro è stato l’intervento dell’avvocato penalista Antonio Palumbo, del Foro di Lecce, che ha offerto un contributo di grande spessore sul rapporto tra legalità, tutela dei cittadini e responsabilità collettiva. Con voce calma ma incisiva, Palumbo ha spiegato come la conoscenza delle regole e dei diritti non sia solo un obbligo civico, ma uno strumento concreto di protezione, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani, famiglie e minori.

«Una comunità informata», ha esordito Palumbo, «è una comunità più forte, più coesa e più capace di affrontare le sfide della vita quotidiana. Conoscere i propri diritti significa saper riconoscere i comportamenti scorretti, prevenire i rischi e tutelare chi potrebbe essere più esposto a situazioni di ingiustizia o di pericolo».

L’avvocato ha poi approfondito il tema della prevenzione dei reati più comuni, come le truffe agli anziani o le frodi digitali, sottolineando come la semplice informazione possa fare la differenza: «Non si tratta solo di rispettare la legge, ma di capire che il rispetto delle regole è una forma di protezione. Protegge noi stessi, chi ci sta accanto e, più in generale, il tessuto sociale della nostra comunità».

Palumbo ha inoltre collegato la legalità al concetto di inclusione sociale: «Quando la comunità conosce i propri diritti, diventa capace di includere tutti, senza lasciare indietro chi è più fragile. La legalità non è un limite imposto dall’alto, ma una rete di sicurezza che ci permette di vivere insieme nel rispetto reciproco, di partecipare attivamente alla vita civile e di creare un ambiente in cui ogni individuo si senta tutelato e valorizzato».

Infine, l’avvocato ha invitato il pubblico, e in particolare i giovani presenti, a considerare la legalità come una scelta quotidiana: «Ogni piccolo gesto, ogni comportamento rispettoso delle regole contribuisce a costruire una comunità più forte e giusta. È un impegno di tutti, che inizia dalle scuole, dalle famiglie, dai gruppi di volontariato e dalle associazioni culturali, e si riflette in ogni momento della nostra vita pubblica».

L’intervento di Palumbo ha chiuso una parte del convegno dedicata alla prevenzione e alla responsabilità civica con un messaggio chiaro e potente: la legalità è un valore condiviso, un pilastro della vita comunitaria e uno strumento educativo che, se trasmesso e vissuto correttamente, rafforza la coesione sociale e tutela i più vulnerabili.

Memoria storica e identità del Carnevale aradeino

Uno dei momenti più suggestivi e partecipati dell’incontro è stato dedicato alla memoria storica del Carnevale di Aradeo, con l’intervento di Francesco Cuna, figura centrale che, insieme a Oscar Tramacere, ha contribuito in modo determinante alla nascita e allo sviluppo della manifestazione. La sua testimonianza ha offerto al pubblico non solo ricordi personali, ma anche una lezione di impegno, dedizione e passione civile.

Ripercorrendo le origini del Carnevale, Cuna ha raccontato con dovizia di dettagli le prime edizioni della festa, quando tutto era ancora in fase di costruzione: «All’inizio non è stato semplice. Ogni carro, ogni maschera, ogni spettacolo nascevano da idee improvvisate, da notti di lavoro, da sacrifici e dalla determinazione di chi credeva che questa tradizione potesse diventare qualcosa di grande per la nostra comunità».

Ha ricordato le difficoltà organizzative, la mancanza di fondi, e le sfide logistiche, ma anche l’entusiasmo dei primi carristi e dei cartapestai, la loro creatività e la volontà di trasmettere ai cittadini di Aradeo qualcosa di unico: «Ogni carro era un piccolo miracolo artigianale, frutto di collaborazione e passione. Ogni maschera raccontava una storia, un’idea, un sogno collettivo».

Cuna ha sottolineato come il Carnevale non sia mai stato solo una festa di divertimento, ma un vero e proprio strumento di identità culturale, capace di trasmettere valori, memoria e senso di appartenenza: «Il Carnevale è festa, ma è anche appartenenza. Nasce per unire, non per dividere. È una tradizione che insegna il rispetto reciproco, la cooperazione e l’orgoglio di appartenere a una comunità».

Non sono mancati riferimenti ai grandi protagonisti della storia recente della manifestazione: artisti, volontari e famiglie che, nel corso degli anni, hanno trasformato il Carnevale di Aradeo in un evento riconosciuto e ammirato, non solo a livello locale, ma anche regionale. Cuna ha voluto ringraziare i carristi e i cartapestai, sottolineando che la loro creatività e dedizione rappresentano il cuore pulsante della festa.

«Dietro ogni carro c’è una storia di fatica, inventiva e amore per la propria terra. Dietro ogni maschera c’è il desiderio di far sorridere, emozionare e far sentire ogni cittadino parte di qualcosa di più grande».

Infine, Cuna ha rivolto un appello a tutti i presenti, dai giovani agli adulti, affinché la memoria storica del Carnevale non si perda: «È nostro dovere custodire questa eredità, raccontarla, viverla e trasmetterla. Solo così possiamo continuare a crescere come comunità, rafforzando legami e costruendo un futuro che rispetti le nostre radici».

L’intervento di Francesco Cuna ha così trasformato il Carnevale da semplice evento festivo a simbolo di identità, memoria e continuità culturale, ricordando che dietro il divertimento si nasconde una storia lunga, fatta di passione, impegno e amore per Aradeo.

Una tradizione che educa e guarda al futuro

L’incontro si è concluso con un messaggio condiviso e chiaro: il Carnevale di Aradeo non è soltanto spettacolo e divertimento, ma un’occasione concreta di crescita collettiva. Uno strumento per rafforzare il senso di comunità, trasmettere valori di legalità e inclusione e coinvolgere tutte le generazioni.

Una tradizione che continua a rinnovarsi senza perdere le proprie radici, confermando Aradeo come esempio di comunità viva, consapevole e unita.




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