A tavola con le storie del mondo: quando il cibo diventa accoglienza

di Davide Tommasi

Un pranzo solidale che unisce culture e persone.

OTRANTO – Non è stato solo un evento, né semplicemente un pranzo condiviso. Quella andata in scena questa mattina 24 gennaio 2026 presso l’Istituto Professionale Alberghiero di Otranto è stata una vera esperienza culturale e sociale, capace di raccontare una comunità che sceglie di riconoscersi nell’incontro, nell’ascolto e nella dignità della persona.

Un’iniziativa che trasforma la scuola in spazio di comunità

“A tavola con le storie del mondo” è l’iniziativa promossa dall’associazione imprenditori Vivere Otranto, in collaborazione con l’Istituto Alberghiero e l’Assessorato al Welfare del Comune di Otranto, che ha trasformato la scuola in uno spazio aperto, vivo, profondamente umano.

La mattinata è stata attraversata da racconti, testimonianze ed emozioni autentiche, in cui il cibo si è fatto linguaggio universale, strumento di dialogo e ponte tra culture. Sedersi alla stessa tavola, in questo contesto, ha significato abbattere distanze, riconoscere storie, dare valore alle differenze.

Il valore simbolico del pranzo solidale

A sottolineare il senso profondo dell’iniziativa è stata Germana Rosati, dell’associazione Vivere Otranto, che ha richiamato l’attenzione sul valore simbolico e concreto del pranzo solidale:
«Questo non è solo un momento conviviale – ha spiegato – ma un gesto di vicinanza e attenzione verso l’altro. È condivisione autentica, racconto di rinascite, dimostrazione che Otranto è una comunità viva, capace di unirsi e di prendersi cura delle persone, soprattutto di chi ha attraversato fragilità e difficoltà».

La memoria come responsabilità collettiva

Uno sguardo alla storia e alla responsabilità collettiva è arrivato dall’intervento del sindaco Francesco Bruni, che ha richiamato alla memoria uno dei capitoli più significativi della storia recente del territorio: gli sbarchi del popolo albanese sulle coste salentine.
«In quei momenti – ha ricordato – prima di tutto veniva la dignità umana. Il riconoscimento dei diritti non era un concetto astratto, ma una necessità concreta. Oggi iniziative come questa ci ricordano che quei valori devono restare centrali e attuali, soprattutto in un luogo di frontiera come Otranto».

La scuola come luogo di crescita umana e civile

Il ruolo della scuola come motore di crescita non solo professionale ma anche civile è stato evidenziato dal dirigente scolastico Giovanni Casarano, che ha ribadito l’importanza educativa di esperienze come questa:
«Il futuro appartiene ai giovani, ma va costruito attraverso occasioni reali di incontro e condivisione. Attraverso il cibo – ha detto – i nostri studenti incontrano storie, volti, cuori. Imparano che la cucina non è solo tecnica, ma relazione, rispetto e responsabilità».

La tavola come spazio di uguaglianza

Profonda e carica di significato l’intervento di don Maurizio Tarantino, direttore della Caritas diocesana, che ha offerto una riflessione più ampia sul valore simbolico della tavola:
«La convivialità si realizza a tavola, perché lì siamo tutti uguali. Nelle grandi religioni monoteiste la tavola è il luogo dell’incontro con il divino, ma anche della memoria. Ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Condividere significa saper guardare ai bisogni reali delle persone, senza giudizio».

Accoglienza e integrazione: il lavoro sul territorio

Presente anche la Cooperativa Zoè di Otranto, da anni impegnata nei percorsi di accoglienza e integrazione sul territorio. Nel corso dell’incontro è stato spiegato come momenti come questo rappresentino occasioni concrete di inclusione, capaci di offrire opportunità a chi, per diverse vicende della vita, ha attraversato difficoltà personali, sociali o lavorative. Occasioni che restituiscono dignità, ascolto e possibilità reali di riscatto.

Le testimonianze dei ragazzi: fragilità, sogni e seconde possibilità

Particolarmente toccanti le testimonianze di alcuni alunni e ragazzi, storie raccontate con semplicità e verità, che hanno emozionato profondamente il pubblico presente. Racconti di fragilità, di sogni, di strade non sempre lineari, che hanno confermato quanto la scuola possa essere luogo di rinascita, di seconde possibilità e di futuro.

Il linguaggio della cucina come incontro tra culture

Ampio spazio è stato dedicato anche al linguaggio della cucina, grazie all’intervento del professore Giuseppe Foscarini, docente di cucina dell’Istituto Alberghiero di Otranto. Nel suo racconto, il cibo è diventato metafora di incontro tra culture:
i piatti serviti ai commensali – dal cous cous al riso con pollo, rivisitato in chiave salentina – hanno unito tradizioni pakistane, marocchine e locali, dando vita a una cucina che non cancella le origini, ma le valorizza attraverso contaminazioni consapevoli.

Il professor Foscarini ha inoltre ricordato come la scuola alberghiera di Otranto abbia saputo formare nel tempo figure professionali di rilievo, capaci di affermarsi anche oltre i confini locali. Tra questi, lo chef giramondo Ivan Tronci e lo chef Carlo Montinaro, esempi concreti di come la formazione, unita alla passione, possa trasformarsi in successo professionale riconosciuto.

Una storia di integrazione riuscita

Applausi convinti hanno accompagnato la testimonianza di Alì, pakistano di origine ma salentino di cuore. Ex studente proprio dell’Alberghiero di Otranto, oggi giovane imprenditore, Alì ha raccontato il suo percorso di studio e integrazione, culminato con l’apertura di una attività ristorativa a Minervino di Lecce. Una storia che rappresenta un simbolo concreto di inclusione lavorativa riuscita, costruita con impegno, fiducia e opportunità.

Molto più di un pranzo

“A tavola con le storie del mondo” si conferma così molto più di un pranzo: è un atto di comunità, un gesto collettivo che mette insieme istituzioni, scuola, associazioni e persone. Un luogo dove ascolto, rispetto e condivisione non sono parole astratte, ma si siedono davvero alla stessa tavola, dando forma a un’idea di società più giusta, consapevole e profondamente umana.L’evento è stato condotto da Luigi Macagnano, esperto di comunicazione e ormai riconosciuto come presentatore d’eccellenza, capace di guidare la serata con professionalità, ritmo e grande sensibilità comunicativa. Un contributo che ha valorizzato ogni momento dell’incontro, creando un dialogo autentico tra i protagonisti e il pubblico presente.

Nel corso della mattina , ai commensali sono stati serviti pregiati vini di origine salentina, a partire dal Negroamaro, simbolo identitario del territorio, offerti da Tenute Paifer. Vini che hanno accompagnato l’esperienza gastronomica esaltandone i sapori e raccontando, calice dopo calice, la ricchezza enologica del Salento.

Otranto ha fatto da cornice all’evento: un luogo suggestivo, immerso tra ulivi secolari e vigneti ordinati, a pochi passi dal mare. Un territorio che profuma di storia, luce e vento, capace di trasmettere emozioni autentiche e di raccontare una lunga tradizione fatta di passione, cultura e profondo legame con la terra.

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