Nicola Campiotti a Minervino, tra emozioni, scuola e nuovi cammini
di Davide Tommasi
Nicola Campiotti porta a Minervino il suo romanzo Tutto tra noi è infinito: una serata che diventa riflessione sulla vita, sull’amore, sull’educazione e sui legami. E, nel cuore dell’incontro, il commosso saluto della comunità alla dirigente scolastica, al termine di cinque anni di cammino condiviso.
Ci sono serate nelle quali un libro viene semplicemente presentato.E poi ce ne sono altre in cui il libro diventa una porta.Una porta attraverso la quale entra la vita.A Minervino di Lecce è accaduto proprio questo.La presentazione di Tutto tra noi è infinito, romanzo d’esordio di Nicola Campiotti, regista, scrittore e autore da anni impegnato nel mondo dell’adolescenza e dell’educazione, non è stata soltanto una presentazione letteraria.
È stata un viaggio.Un viaggio dentro le domande più profonde dell’esistenza: l’amore, il dolore, la morte, la memoria, la gratitudine, la spiritualità, il rapporto con i luoghi, il valore della scuola, la responsabilità degli adulti e, soprattutto, la possibilità di lasciare qualcosa negli altri.
Perché, come suggerisce il titolo del libro, forse non tutto finisce quando una storia sembra concludersi.Forse qualcosa continua.Nelle persone che abbiamo incontrato.Nei ragazzi che abbiamo educato.Nei luoghi che abbiamo abitato.Nelle parole che abbiamo pronunciato.Nell’amore che abbiamo ricevuto e in quello che, a nostra volta, abbiamo saputo donare.
Ed è proprio questo il filo invisibile che ha unito i diversi momenti della serata: il viaggio come metafora della vita, l’infinito come dimensione dei legami e l’educazione come forma concreta dell’amore.
Un libro nato per dire grazie
Campiotti ha raccontato di aver impiegato dieci anni per arrivare alla pubblicazione del romanzo.Dieci anni di scrittura, di esperienze, di incontri e di domande.E quando gli è stato chiesto da dove fosse nato il libro, la risposta è stata semplice e potentissima:«Questo libro ha come primo obiettivo quello di dire grazie».Grazie alla vita.Grazie alle persone.Grazie alle occasioni ricevute.Grazie anche alle ferite, perché persino ciò che ci fa soffrire può, con il tempo, diventare parte del nostro cammino.La gratitudine, nella riflessione di Campiotti, non è un concetto astratto. È un esercizio quotidiano dello sguardo.Imparare a vedere ciò che c’è.Le persone che ci vogliono bene.Un luogo nel quale tornare.Un figlio che cresce.Un cielo stellato.Un incontro.Una parola.Un ricordo.
L’autore ha raccontato anche il piccolo rituale familiare per cui suo figlio, prima di dormire, ringrazia per qualcosa.Un gesto apparentemente semplice, ma che contiene una grande lezione educativa: insegnare a riconoscere la bellezza significa insegnare a vivere.E allora torna una delle frasi più significative della serata:«Ognuno di noi è il custode della storia».
Custodiamo la nostra storia, ma anche quella degli altri.Quella dei nostri genitori, dei nonni, degli insegnanti, degli amici.Persino dettagli che sembrano insignificanti — come il giorno in cui due persone si sono incontrate, la musica che passava alla radio, il colore del cielo — possono diventare frammenti preziosi di una storia più grande.
L’educazione: quando qualcuno crede in te
Nel cuore del romanzo c’è una classe di liceo.E c’è la professoressa Marini.Un personaggio letterario nato anche dal ricordo di una docente realmente incontrata da Campiotti negli anni del liceo a Roma.Marini rappresenta una figura educativa capace di andare oltre la semplice trasmissione delle conoscenze.È l’insegnante che vede.Che ascolta.
Che si avvicina.Che non si limita a spiegare una materia, ma prova a comprendere chi ha davanti.Campiotti ha ricordato una frase di Danilo Dolci:
«Ciascuno cresce solo se è sognato».Una frase che, in una serata così profondamente legata alla scuola, assume un significato straordinario.
Perché educare significa anche questo: vedere negli occhi di un ragazzo una possibilità che lui stesso ancora non riesce a vedere.«Quando hai davanti qualcuno a cui interessa il tuo destino, tu dai di più».È forse una delle definizioni più belle della responsabilità educativa.Un ragazzo non cresce soltanto grazie a ciò che gli viene insegnato.Cresce quando sente che qualcuno crede nel suo futuro.E questa idea è stata una delle vere protagoniste della serata.
La scuola come comunità
Da qui il racconto di Campiotti ha incontrato naturalmente la realtà di Minervino.Perché la scuola non è soltanto un edificio.È una comunità.
È fatta di dirigenti, docenti, personale, famiglie, bambini, ragazzi, istituzioni.È fatta di relazioni.E quando una persona che per anni ha guidato una scuola lascia quella comunità, non si chiude semplicemente un incarico professionale.Si chiude un capitolo di vita.
Per questo il saluto alla dirigente scolastica ha assunto un valore che andava ben oltre la dimensione istituzionale.
Era il saluto di una comunità a una persona che, per cinque anni, ne ha condiviso il cammino.
Il saluto del sindaco di Minervino: la scuola come officina del futuro
A interpretare il sentimento dell’amministrazione comunale e della cittadinanza di Minervino di Lecce è stato il sindaco, dott. Antonio Marte, che ha sottolineato quanto delicato e significativo fosse il momento del commiato.
La sua riflessione è partita da una definizione capace di racchiudere il senso stesso della serata:
«La scuola è l’officina dove si svolge il futuro dei nostri giovani, dei nostri cittadini».
Parole che hanno restituito alla scuola il suo ruolo più autentico: quello di luogo nel quale non si costruisce soltanto il sapere, ma si costruisce il futuro di una comunità.
Il sindaco ha ricordato come, nei cinque anni della sua direzione, l’Istituto Comprensivo abbia saputo mantenere un dialogo costante con il Comune, creando una sinergia che ha permesso di raggiungere risultati importanti anche sul piano nazionale, nella valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio.
Ma, oltre ai risultati, ciò che è stato ricordato è stato soprattutto il modo.Una scuola capace di rinnovarsi.Di includere.Di cercare le potenzialità di ciascun ragazzo.Di ascoltare le famiglie.
Una scuola nella quale la porta della dirigente è rimasta aperta.Aperta ai bisogni.Alle difficoltà.Alle fragilità.
Alle situazioni nelle quali un ragazzo aveva bisogno di essere accompagnato con maggiore attenzione.
Il sindaco ha voluto sottolineare proprio questo aspetto: la capacità della dirigente di non considerare il proprio ruolo come una semplice funzione amministrativa, ma come una responsabilità umana.E nel momento del saluto ha lasciato una certezza:il lavoro svolto non andrà perduto.I frutti di quegli anni resteranno nel patrimonio sociale della comunità.Perché ciò che si semina nella scuola non sempre si vede subito.Ma cresce.E spesso continua a crescere quando chi ha seminato ha già intrapreso un altro cammino.
Il saluto del sindaco di Santa Cesarea Terme: il valore dell'accoglienza e della cura
Particolarmente intenso anche l’intervento del sindaco di Santa Cesarea Terme ,Pasquale Bleve, che ha sottolineato il valore umano del rapporto costruito dalla dirigente con la comunità scolastica.
Non soltanto con i docenti e con le istituzioni, ma soprattutto con le famiglie.Con quei bambini e quei ragazzi che attraversano momenti difficili.Con le situazioni nelle quali la scuola diventa anche un luogo di protezione, ascolto e accompagnamento.Il sindaco ha ricordato come, quando la dirigente si è trovata temporaneamente lontana dalla comunità, la sua assenza sia stata percepita concretamente. «Ci è mancata».Una frase semplice, ma forse tra le più significative di tutta la serata.Perché dice una cosa difficile da misurare nei documenti ufficiali: la presenza di una persona può diventare parte della vita quotidiana di una comunità.E quando viene meno, se ne avverte il peso.Bleve ha quindi rivolto alla dirigente l’augurio più coerente con il filo conduttore della serata:buon cammino.Un cammino nuovo, con nuove persone, nuove sfide e nuove possibilità.Con la certezza, però, che la strada percorsa insieme non verrà cancellata.
Il sindaco di Castro Giuseppe Coluccia: la gratitudine come modo di guardare la vita
Anche il sindaco di Castro, Giuseppe Coluccia, ha voluto legare il momento del saluto al messaggio più profondo emerso dal libro di Campiotti: la gratitudine.Il valore di fermarsi.
Di riconoscere ciò che abbiamo.Di comprendere quanto siamo fortunati rispetto a molte altre realtà del mondo.E soprattutto di ricordare che la scuola è una responsabilità collettiva.«Avete sicuramente seminato bene», è stato il senso del suo intervento rivolto a chi, ogni giorno, lavora per i ragazzi.Perché seminare è una delle metafore più belle dell’educazione.Si semina senza sapere esattamente quando arriverà il raccolto.Si insegna senza sapere quale parola resterà nella memoria di un ragazzo.Si accompagna senza sapere quale gesto verrà ricordato anni dopo.Ma proprio per questo educare è un atto di fiducia.
La spiritualità, il cammino e il valore della comunità
Nel corso della serata non è mancato il contributo dei parroci di Castro e Minervino di Lecce, don Matteo Brunetta e don Salvatore Febbraro, che hanno arricchito l’incontro con una riflessione sul valore della comunità, della spiritualità e del cammino personale. Don Matteo Brunetta ha richiamato l’importanza di riscoprire, anche nella quotidianità, «la bellezza del carattere» e quella dimensione spirituale che permette di andare oltre ciò che è immediatamente visibile, riconoscendo il senso profondo delle esperienze e delle relazioni. Parole che si sono intrecciate con la riflessione di Nicola Campiotti sulla spiritualità come ricerca universale di un significato e di una direzione, al di là delle diverse appartenenze religiose.
Anche don Salvatore Febbraro ha sottolineato il valore dell’incontro, della cultura e della condivisione, evidenziando come momenti di questo tipo possano lasciare un segno nella vita delle comunità. Particolarmente significativo il riferimento al viaggio come metafora della vita. Don Salvatore Febbraro ha infatti annunciato che dall’11 al 18 ottobre percorrerà gli ultimi 100 chilometri del Cammino di Santiago e porterà con sé il libro Tutto tra noi è infinito, facendo così coincidere il viaggio fisico con quello interiore evocato dalle pagine del romanzo.
Un gesto semplice ma fortemente simbolico, che racchiude lo spirito dell’intera serata: partire, incontrare, interrogarsi e continuare il proprio cammino portando con sé le persone, i luoghi e le esperienze che hanno lasciato un segno. Il libro diventa così un compagno di viaggio, capace di accompagnare una nuova esperienza personale e spirituale lungo uno dei percorsi più significativi della tradizione europea.
Il Consiglio d’Istituto: una comunità che saluta
Nel momento del commiato è intervenuto anche il Consiglio d’Istituto, portando il saluto delle famiglie e della comunità scolastica.È stato ricordato il periodo nel quale la dirigente non era presente e quanto la sua assenza fosse stata avvertita.Ma, soprattutto, è stato espresso il valore del rapporto costruito negli anni.
Un rapporto fatto di collaborazione, di ascolto e di vicinanza.Il saluto del Consiglio d’Istituto ha dato voce a quella parte della scuola che spesso resta lontana dai riflettori, ma che rappresenta il cuore quotidiano della comunità: le famiglie.Perché la scuola non può esistere senza il patto educativo con i genitori.E quel patto, a Minervino, è stato raccontato come un legame reale.
Le insegnanti e il personale: la commozione di chi ha condiviso il cammino
Ancora più emozionato è stato il momento dedicato alle insegnanti e al personale scolastico.Una voce ha raccontato la difficoltà di trovare le parole giuste.«Sono molto emozionata stasera».E forse proprio questa difficoltà ha reso quelle parole ancora più vere.Perché ci sono momenti nei quali la forma lascia spazio all’autenticità.Il saluto è diventato allora un abbraccio collettivo.Un momento di comunità.Un modo per dire che il nuovo anno scolastico avrebbe avuto bisogno di tanta forza, tanto amore e tanta gioia da condividere con i ragazzi.
E alla dirigente è stato rivolto un augurio altrettanto forte: che possa trovare nella nuova comunità lo stesso affetto, la stessa attenzione e la stessa umanità che ha incontrato a Minervino.
Perché quando una persona parte, chi resta non può che augurarle di essere accolta.
Il dono: una torre, il mare, un pezzo di territorio
A suggellare il saluto, la comunità scolastica ha consegnato alla dirigente un quadro.Non un semplice regalo.Ma un piccolo pezzo di territorio da portare con sé.La Torre di Minervino, simbolo delle radici.Il mare di Santa Cesarea Terme e Castro, simbolo dell’orizzonte.
Tre luoghi che diventano una metafora perfetta del viaggio.Perché ogni viaggio ha bisogno di radici e di orizzonti.Bisogna sapere da dove si viene.
Ma bisogna anche avere il coraggio di andare verso ciò che ancora non conosciamo.Il quadro è diventato così una sorta di bussola affettiva.Un modo per dire alla dirigente:puoi andare.Puoi cambiare strada.Puoi cominciare un nuovo percorso.Ma una parte di questa terra verrà con te.E una parte di te resterà qui.La risposta della dirigente è stata altrettanto intensa:«Ci sarà sempre il pensiero di Minervino, Santa Cesarea e Castro che mi accompagnerà nel proseguo del mio cammino».Il cammino.Ancora una volta.La parola che attraversa il libro, la scuola, il saluto, la vita.
La dirigente: «La scuola è fatta da voi»
Visibilmente commossa, la dirigente ha restituito il ringraziamento alla comunità.Cinque anni definiti incredibili, professionalmente e personalmente.Cinque anni che, ha detto, hanno lasciato un segno importante nella sua vita.Ma il passaggio più significativo del suo intervento è stato forse quello nel quale ha spostato il centro del merito.
«La scuola è fatta da voi».Da chi insegna.Da chi studia.Da chi accompagna i figli.Da chi lavora ogni giorno dentro l’istituto.Dalle istituzioni.Dalla comunità.Il dirigente, in questa visione, non è il proprietario della scuola.È colui che per un tratto di strada ha l’onore di guidarla.E poi, inevitabilmente, arriva il momento di consegnare il testimone.
«Ho avuto solo davvero l’onore di dirigere questo istituto comprensivo».
Una frase che contiene tutta la consapevolezza del significato di un ruolo: guidare senza appropriarsi, servire senza sostituirsi alla comunità.
E ancora una volta è arrivato l’augurio:buon cammino.
Il viaggio di Nicola e quello di tutti noi
A quel punto il libro e la vita reale sembravano essersi sovrapposti.Campiotti aveva parlato di viaggio.La dirigente stava iniziando un nuovo percorso.I ragazzi stavano per cominciare un nuovo anno scolastico.La comunità si preparava a una nuova stagione.E il viaggio non è soltanto spostarsi da un luogo all’altro.È cambiare.È perdere qualcosa.È incontrare qualcuno.
È lasciare una parte di sé.È portare con sé ciò che si è ricevuto.Ancora una volta, realtà e metafora si sono incontrate.Il viaggio esteriore diventa viaggio interiore.Camminare significa attraversare il paesaggio, ma anche attraversare se stessi.
L’infinito non è ciò che vediamo
Ed è qui che torna il titolo.Tutto tra noi è infinito.L’infinito di Leopardi.La siepe che impedisce allo sguardo di andare oltre e, proprio per questo, libera l’immaginazione.L’infinito non è necessariamente qualcosa che possiamo vedere.È qualcosa che sentiamo.Come un legame.Come un ricordo.Come l’amore.Come il rapporto tra un insegnante e un alunno.Come quello tra una comunità e una persona che l’ha guidata per cinque anni.Come ciò che resta dopo un addio.
Campiotti ha usato una metafora bellissima: quella del campo magnetico tra due calamite.Non si vede.Ma esiste.E si sente.Forse anche l’educazione è così.Non sempre si vede il risultato.Non sappiamo quale parola rimarrà.Quale gesto cambierà una vita.Quale insegnante verrà ricordato a distanza di decenni.Ma qualcosa rimane.
L’amore come forza educativa
Tra i messaggi più forti della serata c’è stato anche quello sull’amore.Non l’amore inteso soltanto come sentimento romantico.Ma come cura.Come attenzione.Come responsabilità.Come capacità di esserci.Campiotti ha ricordato che chi riceve un esempio di cura può, a sua volta, imparare a prendersi cura degli altri.E persino chi non ha ricevuto amore può un giorno interrompere quella catena e diventare una persona capace di amare.Questa è la meraviglia delle cose virtuose.Una persona ne educa un’altra.Un gesto genera un altro gesto.Una parola ricevuta può diventare una parola donata.È così che l’educazione diventa amore.E l’amore diventa futuro.
I Vangeli e la Costituzione: due libri per educare alla comunità
Nel finale, Campiotti ha allargato ancora una volta il discorso.Ha indicato due testi che considera fondamentali da custodire e consegnare alle nuove generazioni: i Vangeli e la Costituzione italiana.Due libri differenti, ma capaci, nella sua riflessione, di incontrarsi attorno a una parola fondamentale: comunità.La Costituzione è nata dal confronto tra persone con storie e idee diverse che, dopo la tragedia della guerra, hanno scelto di sedersi insieme e costruire regole comuni.È questo, ha ricordato Campiotti, ciò che spesso manca oggi: la capacità di ascoltare davvero chi è diverso da noi.E qui il messaggio torna alla scuola.
Educare non significa soltanto trasmettere nozioni.
Significa insegnare a stare insieme.
A discutere.
A rispettare.
A cercare ciò che unisce.
A costruire una comunità.
«Dove sei adesso?»
A chiudere la serata è stata una poesia recitata da Campiotti.Una poesia sul tempo, sulla perdita, sulla gratitudine e sul difficile gesto del lasciare andare.
E una domanda che ritorna:
«Dove sei adesso?»
Una domanda che sembra rivolgersi a chi non c’è più.Ma che, in fondo, può essere rivolta a tutti coloro che hanno attraversato la nostra vita.
Dove sono le persone che abbiamo amato?Sono nei ricordi.Nei gesti che abbiamo imparato.
Nei figli.
Negli studenti.
Nei luoghi.
Nelle parole.
Nelle persone che siamo diventati grazie a loro.Forse è questo l’infinito di cui parla Campiotti.Non l’eternità delle cose.Ma la loro capacità di continuare dentro di noi.
Buon cammino
E allora il commiato della dirigente non appare più come una fine.È un passaggio.Come il viaggio dello scrittore.Come la crescita di uno studente.Come l'inizio di un nuovo anno scolastico.Come ogni momento nel quale la vita ci chiede di lasciare qualcosa e di andare avanti.
La torre rappresenta ciò che resta.
Il mare rappresenta ciò che si apre.
Il viaggio rappresenta ciò che ancora non conosciamo.
L’infinito rappresenta ciò che continua.E l’amore rappresenta ciò che rende possibile tutto questo.
La serata di Minervino ha avuto il raro privilegio di mettere insieme tutte queste dimensioni.
La cultura.La scuola.La letteratura.La memoria.La spiritualità.Il territorio.
La politica intesa come servizio alla comunità.L’educazione.E le persone.Persone che si sono fermate, per una sera, a riconoscere il valore di un cammino condiviso.
Il sindaco di Minervino, Antonio Marte, ha dato voce alla comunità che ringrazia.Il sindaco di Castro, Pasquale Bleve, ha ricordato il valore della presenza e della cura.
Il sindaco di Castro, Giuseppe Coluccia, ha richiamato il valore della gratitudine e della responsabilità verso le nuove generazioni.Il Consiglio d’Istituto ha portato la voce delle famiglie.
Le insegnanti e il personale hanno portato la voce di chi vive la scuola ogni giorno.La dirigente ha restituito tutto con emozione, ricordando che la scuola appartiene a tutti.
E Nicola Campiotti ha offerto il filo rosso capace di tenere insieme ogni cosa.Il viaggio.Perché alcuni legami non finiscono quandoché siamo tutti in cammino.
L’infinito.Perché alcuni legami non finiscono quando le persone si separano.L’amore.Perché educare significa, prima di tutto, prendersi cura del destino dell’altro.La gratitudine.
Perché ciò che abbiamo ricevuto diventa prezioso quando impariamo a riconoscerlo.
E allora forse il senso più autentico della serata è racchiuso proprio nelle ultime parole:buon vento.Buon vento a chi parte.Buon vento a chi resta.Buon vento agli studenti che iniziano un nuovo anno.Buon vento agli insegnanti che continueranno a seminare.Buon ventoo che, anche quando prendono strade diverse, continuano a portare dentro di sé un alla dirigente che apre un nuovo capitolo della propria storia.E buon vento a tutti coloro che, anche quando prendono strade diverse, continuano a portare dentro di sé un pezzo del cammino condiviso.Perché una comunità non si misura soltanto da quanto riesce a costruire insieme.Si misura anche da quanto riesce a lasciare nel cuore delle persone.E quella sera, a Minervino, qualcosa è rimasto.Un libro.Un saluto.Un quadro.Una torre.Un mare.Una promessa.Una domanda.E una certezza:le persone che hanno davvero fatto parte della nostra storia non scompaiono quando se ne vanno.Cambiano soltanto luogo.Dal presente passano alla memoria.Dalla memoria diventano insegnamento.E dall’insegnamento tornano, ancora una volta, nella vita di qualcun altro.È questo, forse, il vero significato dell’infinito.Tutto tra noi è infinito.