LECCE stabilimenti balneari

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NOTA POLI BORTONE

La presa di posizione di sindaco e assessore nei confronti dei titolari di stabilimenti balneari non può che considerarsi immotivatamente punitiva nei riguardi di una categoria che nel tempo ha investito somme ingenti per valorizzare il territorio costiero e sostenere turismo interno e non, che ha portato indubbi vantaggi all’economia salentina. La delibera approntata dalla Giunta Salvemini infligge a questo settore un vero colpo mortale col chiaro intento di difendere il progetto del piano delle coste ancora in itinere e di fatto confliggente non solo con gli interessi dei nostri imprenditori balneari, ma con la stessa legge nazionale in vigore. Dimentica Salvemini che in materia di demanio i Comuni operano solo quali esecutori di materia delegata e su beni di proprietà dello Stato ed è solo lo Stato che, con propria legge di rango primario, ha competenza ad estendere il termine di validità delle concessioni demaniali marittime. Cosa che ha fatto con la L. 145 del 2018 e ribadito poi con la L. 77 del 2020 che estendono la durata delle concessioni al 2033. Due leggi, oggi in vigore, che presuppongono alcuni passaggi necessari per consentire al legislatore nazionale di riorganizzare l’intera materia e la disciplina generale delle concessioni demaniali marittime. Sono in piedi infatti commissioni e tavoli tecnici ministeriali per poter poi giungere all’approvazione dei due DPCM, voluti dalla legge 145  del 2018, che fisseranno termini e modalità per la revisione generale del sistema delle concessioni demaniali marittime Il legislatore vuole evidentemente evitare di pregiudicare gli interessi legittimi degli attuali operatori mediante un adeguamento nei tempi giusti alle norme eurocomunitarie.
Per questo complesso processo di revisione normativa il DPCM di cui all’art. 1 c. 675 della legge 145/2018 prevede una serie cogente di adempimenti  fra cui la ricognizione e mappatura del litorale e del demanio costiero-marittimo italiano, l’individuazione della  consistenza effettiva dello stato dei luoghi, l’individuazione della tipologia e del numero delle imprese titolari di concessioni o sub-concessioni, la quantificazione monetaria e i criteri di liquidazione degli investimenti effettuati. Tutto ciò senza dimenticare le disposizioni contenute nello stesso art. 1 al c.677 della già citata L 145 /2018 che rimette ad un altro DPCM l’individuazione di un nuovo modello di gestione delle imprese turistico-ricreative, un sistema di rating delle imprese stesse e, quel che forse più conta, la revisione organica di tutte le norme attualmente vigenti in materia di concessioni demaniali marittime.
Sono solo alcuni elementi di riflessione (avvalorati dalla pregevole sentenza del Tar Lecce ) su una vicenda che il sindaco  ha inteso affrontare senza dar valore alla partecipazione attiva degli operatori del settore e ricorrendo ad una “proroga tecnica“ (così la definisce) che non trova alcuna base giuridica, dal momento che, una volta accettato il concetto di “proroga “questa non può che essere quella voluta con due leggi vigenti del legislatore nazionale. Due leggi che prevedono nel tempo due DPCM.
Non vorremmo (e lo diciamo, naturalmente, in termini dubitativi) che la decisione di sindaco e giunta penalizzante nei riguardi degli operatori balneari, nascondesse l’intento di arrivare all’approvazione da parte della Regione (che pure ha sollecitato i sindaci  pugliesi ad applicare la legge nazionale) di un piano delle coste che apre le porte ad altri soggetti semmai privi di esperienza del settore e che le scelte non siano dotate di quella oggettività che la più volte celebrata “Amministrazione trasparente” dovrebbe fare.
Ma è solo un dubbio, che vorremmo fosse fugato dal  ritiro della delibera in questione.

In fin dei conti la vicenda potrebbe essere affrontata con disponibilità e buon senso concedendo una proroga fino alla definizione delle regole che saranno stabilite con i due DPCM. Il legislatore nazionale, comprendendo le difficoltà del settore, ha inteso legiferare con norme che da un lato lo mettono al riparo da procedure di infrazione delle norme comunitarie e dall’altro viene incontro agli operatori concedendo una proroga fino al 2033.

ADRIANA POLI BORTONE

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