l’Argentina ci travolge 3-0. Mancini, c’è da lavorare

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epa09990726 Lionel Messi (C) of Argentina lifts the trophy after the Finalissima Conmebol - UEFA Cup of Champions soccer match between Italy and Argentina at Wembley in London, Britain, 01 June 2022. EPA/ANDY RAIN

L’Argentina ci travolge 3-0. Mancini, c’è da lavorare

E’ amaro il ritorno dell’Italia a Wembley, dove meno di 12 mesi fa saliva sul tetto d’Europa: a Londra è l’Argentina di Lionel Messi a dominare la Finalissima, mettendo in evidenza – in maniera impietosa – tutti gli attuali limiti del calcio italiano e della nazionale di Roberto Mancini.

Finisce 3-0 per i campioni sudamericani, che si aggiudicano contro i campioni d’Europa la prima edizione della Coppa.

Non c’è niente di male ad ammetterlo. La favola della bell’Italia di Mancini è finita. Basta. Chiuso. C’è da ripartire da zero o quasi. Non si esce dal Mondiale in quel modo senza conseguenze. L’Argentina, troppo forte per noi, mette a nudo tutte le crepe e si prende la Finalissima di Wembley. Loro hanno Messi, Di Maria e Lautaro, più Dybala che entra e in due minuti spiazza Donnarumma: assieme moltiplicano il loro coefficiente di fenomeni e, protetti da una squadra solida e tecnica, ci mandano all’aria ben oltre il 3-0 firmato Lautaro-Di Maria-Dybala. Noi finiamo a pezzi, con Mancini che ricorre al 3-5-2 ma improvvisa anche lui, come se il tocco magico se ne fosse andato. Loro hanno motivazioni, noi neanche più il gioco. Spiace per Chiellini che, alla 117° e ultima, meritava un addio più degno, ma di sicuro uno come lui mancherà. Ora non c’è tempo da perdere, cominciando dalla Nations e ricordando che, se andremo male anche lì, metteremo a rischio il sorteggio europeo e tutto il resto. Si salvano solo Donnarumma, che evita la goleada, e un po’ Raspadori e Barella. Il resto è da dimenticare.

MESSI NON SI PRENDE

Impressionante la superiorità dell’Argentina già nel primo tempo. Controllo del pallone e del gioco, chiusure difensive, scambi in velocità in attacco mettono in ginocchio gli azzurri. Il discorso delle assenze vale fino a un certo punto, a Jorginho manca Verratti, Bernardeschi non è Chiesa, Belotti fatica, ma solo un anno fa parlavamo di tutti titolari. È che l’Italia s’è ridimensionata, al di là dell’eliminazione (casuale, questo sì) con la Macedonia. Il 4-3-3 dell’Argentina è mobilissimo grazie al movimento totale di Messi che sembra ringiovanito o, forse, è ricaricato da un’Italia che non sa come prenderlo. La loro mediana con De Paul, Rodriguez e Lo Celso non è spettacolare ma svolge alla perfezione il compito di proteggere i tre davanti. Probabilmente Mancini ha spostato Barella a sinistra nel tentativo di contenere la partenza dell’azione del parigino: per un po’ l’interista si sfianca pressing e ripartenze che strappano applausi, ma poi Messi prende il volo e l’Italia atterra. Il 4-3-3 di Mancini non ritrova automatismi e creatività, è fermo e prevedibile.

Spiace piuttosto che il gol arrivi nel momento migliore, l’unico. Dal 15’ al 30’ del primo tempo, visto che l’Argentina non punge, l’Italia prende coraggio e, invece di aspettare come fino ad allora, affonda. Emerson a sinistra fa lo Spinazzola, o il Theo, affondando e incrociando. Raspadori, a sinistra, è il più vivace e tatticamente intelligente. Chiellini sembra chiudere tutto. Ma è un’illusione. Con Messi non si può perdere concentrazione neanche per un attimo. Berna perde palla, Di Lorenzo la difende male contro Messi che se ne impadronisce, entra in area di prepotenza e appoggia a Lautaro sottoporta: 1-0. Da questo momento l’Italia scompare mentre Messi, Lautaro e Di Maria vanno in cattedra. Se il primo gol è bello, il secondo è bellissimo. Bonucci, che ha già preso un “giallo” per gomitata da “arancione” su Messi, si lascia sfuggire Lautaro che inventa un assist in profondità straordinario per Di Maria che in velocità brucia Chellini e beffa Donnarumma.

Il primo tempo offre un paio di lampi d’Italia, il secondo è un vero massacro. Mancini rivoluziona l’Italia due volte. Prima inserisce Lazzari a destra, sposta Di Lorenzo in mezzo per Chiellini e avanza Pessina in attacco (con Locatelli in mediana). Poi, dentro Spinazzola per lo stesso Pessina, passa al 3-5-2 ma Scamacca, nuovo 9 azzurro per Belotti, è come se non esistesse. Anzi, è l’Italia che non c’è più. Dall’altra parte Di Maria e Messi si scatenano con quattro tiri fantastici ai quali si oppone Donnarumma, migliore di un’Italia piccola e quasi umiliata dai sudamericani. L’Argentina irride gli azzurri che chiudono senza riuscire a organizzare neanche un’azione. Dybala, appena entrato, fa il 3-0 con un tocco dei suoi. Addio. Tempo di rinnovamento. Ma ci sarà da lavorare. Tanto.

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