Il Senatore Vincenzo Barba replica a Mino Frasca.

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È nei momenti della sconfitta che bisogna dimostrare senso di responsabilità e una buona dose di signorilità.

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Mi spiace che l’amico Frasca abbia un po’ perso non soltanto i nervi, ma anche il senso della misura. Il suo attacco a testa bassa alla Segreteria Provinciale del partito dimostra, a dire il vero, un po’ di stato confusionale. E sì, perché fino a quando nella bella Nardò si spumanteggiava con l’Asti Cinzano tutto andava bene, la Legge Elettorale regionale era delle migliori, la Segreteria del partito aveva lavorato bene, si battevano le mani al grido di “W Gesù, W San Giuseppe” e potevamo dormire tutti sonni tranquilli, poiché lui, lui Mino Frasca, ci avrebbe rappresentati bene o male in “Via Capruzzi”.

Adesso che, invece, per un gioco del destino – bello o brutto che sia, anzi certamente brutto…- apprendiamo tutti che l’unico rappresentante di Oltre in Consiglio Regionale sarà Erio Congedo, apriti cielo… Il partito non funziona, i candidati non hanno tirato, le 100mila preferenza in conto Frasca chissà dove sono andate a finire… e la colpa è di Antonio Gabellone.

La cosa ricorda molto da vicino quella battuta degli avvocati di Ischia che quando vincono le cause dicono: “Caro assistito, ti ho fatto vincere”, quando, invece, le perdono sbottano fragorosamente: “Caro assistito mi dispiace, ma hai perso tu e l’hai presa in saccoccia”. Non è così che deve funzionare. Soprattutto in un partito come il nostro, in cui il dialogo e il dibattito tra le tante personalità di spicco deve essere leale e schietto, ma sempre pacato e rispettoso degli altri.

Se poi Frasca sta pensando alla scalata del nostro movimento, lo invito, cortesemente, a desistere da questo tentativo malsano, poiché il malessere nel nostro partito, che pure esiste, che pure è evidente, non solo non si sanerebbe con la cacciata di Gabellone e con la salita ai vertici dello stesso Frasca, di qualche suo amico o di qualche suo sponsor ma, addirittura, peggiorerebbe, si acuirebbe, sarebbe la causa di uno smottamento impossibile da recuperare.

Calma e gesso, pertanto, insieme ad un bagno di sana umiltà e di consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie possibilità. Solo nella collegialità ci sono i rimedi di questo momento difficile e solo nel dialogo si possono individuare le cure. Abbiamo tutti i nervi scoperti e sarebbe un peccato se, di scissione in scissione, volessimo arrivare, perfino, a scindere l’atomo. Manteniamo il silenzio, figuratevi se mi mettessi a parlare io di quello che abbiamo vissuto, io e i miei, in questo scorcio di tempo di campagna elettorale …E quindi, caro Mino mio, a buon intenditor poche parole…

Sen. Vincenzo BARBA

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