I Dialoghi del Faro con Vera Gheno a Taviano

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MERCOLEDÌ 5 AGOSTO A TAVIANO LA RASSEGNA “I DIALOGHI DEL FARO”, IN COLLABORAZIONE CON GIRODICORTE E IO NON L’HO INTERROTTA, OSPITA LA SOCIOLINGUISTA VERA GHENO.


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rosegue la rassegna “I Dialoghi del Faro”, un ciclo di incontri su legalità e bellezza che rientra nell’ambito del più articolato progetto “Fari di Comunità”, finanziato dalla Regione Puglia attraverso l’Avviso pubblico 2/2017 “Cantieri Innovativi di Antimafia Sociale”. Mercoledì 5 agosto (ore 21 – posti limitati ingresso su prenotazione 3206286437) la sociolinguista Vera Gheno sarà nel Cortile dell’Istituto Comprensivo Aldo Moro (via Maria Montessori) a Taviano, in collaborazione con Girodicorte e Io non l’ho interrotta. La sociolinguista toscana, specializzata in comunicazione digitale, sollecitata dalle domande di Elisabetta Martella, parlerà di due delle sue ultime pubblicazioni: “Parole contro la paura” (Longanesi – Ebook) Potere alle parole. Perché usarle meglio (Einaudi).
Parole contro la paura è una riflessione linguistica sull’emergenza più social della storia dell’umanità che si trasforma in un inaspettato e potente album di istantanee dai giorni che non dimenticheremo mai. Le misure di isolamento imposte alla popolazione per fronteggiare la pandemia hanno stravolto le vite di tutti, nessuno escluso. Dal “ventre” della quarantena è difficile sia vederne la fine sia immaginare un futuro normale. Ma il futuro arriva sempre, travolgendo il passato. Cosa ci resterà di questo tempo sospeso, forzosamente privato? Magari un po’ alla volta perderemo di vista i piccoli particolari: le fotografie del pane appena sfornato, dei balconi, dei videoaperitivi in compagnia. Finiranno affogati dalla “narrazione ufficiale” e noi avremo perso la parte più ingenua, fallata, quotidiana di un evento epocale che per chiunque è e sarà, inevitabilmente, anche intimo e personale. Vera Gheno, sociolinguista dall’animo social, ha chiesto alle persone sulla sua pagina Facebook di raccontarsi nell’emergenza attraverso tre parole simbolo della loro quarantena, perché una parola non è mai “solo” una parola, ma un gancio teso verso un mondo di significati. Intrappolati in una situazione che molti non esitano a definire distopica, gli italiani hanno risposto in modo inaspettato e, invece di rilanciare i termini più dibattuti da notiziari e giornali, hanno raccontato una storia completamente diversa, intessuta delle piccole e grandi preoccupazioni di chi vive immerso nel quotidiano. Dalla A di attesa alla Z di zombie, passando per guanti, jogging e libri, questo libro raccoglie una potente galleria di immagini rilevanti del “tempo della pandemia”, così da renderlo raccontabile anche alle generazioni che verranno. Magari, imparandone anche qualcosa.

In Potere alle parole l’autrice si fa strada nel grande mistero della lingua italiana passando in rassegna le nostre abitudini linguistiche e mettendoci di fronte a situazioni in cui ognuno di noi può ritrovarsi facilmente. E ci aiuta a comprendere che la vera libertà di una persona passa dalla conquista delle parole. Che cosa penseremmo del proprietario di una Maserati che la lasciasse sempre parcheggiata in garage pur avendo la patente? E di una persona che, possedendo un enorme armadio di vestiti bellissimi, indossasse per pigrizia sempre lo stesso completo? Queste situazioni appaiono improbabili; eppure, sono esempi dell’atteggiamento che molti hanno nei confronti della propria lingua: hanno accesso a un patrimonio immenso, incalcolabile, che per indolenza, o paura, o imperizia, usano in maniera assolutamente parziale. Anche se l’italiano non ha bisogno di venire salvato, né tantomeno preservato, è pur vero che dovremmo amarlo di piú, perché è uno strumento raffinatissimo, ed è un peccato limitarsi a una frequentazione solamente superficiale. Perché conoscerlo meglio può essere, prima di tutto, di grande giovamento a noi stessi: piú siamo competenti nel padroneggiare le parole, piú sarà completa e soddisfacente la nostra partecipazione alla società in cui viviamo.

Vera Gheno, sociolinguista specializzata in comunicazione digitale e traduttrice dall’ungherese, ha collaborato per vent’anni con l’Accademia della Crusca lavorando nella redazione della consulenza linguistica e gestendo l’account Twitter dell’istituzione. Attualmente ha una collaborazione stabile con la casa editrice Zanichelli. Insegna all’Università di Firenze, dove tiene da molti anni il Laboratorio di italiano scritto per Scienze Umanistiche per la Comunicazione, e in corsi e master di diversi atenei italiani. È autrice di articoli scientifici e divulgativi e di numerosi libri.

Il progetto “Fari di Comunità” persegue l’obiettivo di promuovere il valore della legalità attraverso la sperimentazione di idee e progetti innovativi sui beni confiscati alla mafia lungo il litorale delle marine leccesi, da destinare a cantieri di innovazione sociale: sono questi i “Fari di Comunità”, luoghi simbolo della rigenerazione urbana e della coesione sociale, in cui far crescere il talento delle giovani generazioni. Il progetto “Fari di Comunità” è promosso e gestito dall’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) costituita dalla Cooperativa sociale L’Amicizia (ente capofila), Comune di Lecce, Casa Circondariale di Lecce, CCIAA – Camera di Commercio Industria, Artigianato, Agricoltura di Lecce, Istituto Tecnico “G. Deledda” di Lecce, Fondazione Le Costantine, Caritas Diocesana di Lecce, Parrocchia Santa Maria Goretti di Frigole e Cooperativa Sociale Piano di Fuga.

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