Federazione Verdi Brindisi

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Risposta al Consigliere Regionale Fabiano Amati

Noi di Europa Verde Brindisi rimaniamo alquanto sbigottiti da un articolo del consigliere Fabiano Amati pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/01/2021 scorso. Sbigottiti sia per i toni utilizzati dallo stesso che traspaiono dall’articolo, sia per gli stessi contenuti politici.

La cosa che davvero più ci rammarica è dover nuovamente smentire quanto il consigliere Amati dichiara, ma la visione politica del porto di Brindisi non può essere ridotta a un banale scontro tra industriali ed ecologisti. No. Noi non ci stiamo, perché il problema non riguarda solo il porto di Brindisi, ma lo sviluppo economico dell’intera città e del territorio. Consapevoli del fatto che semplificare, derubricare similmente la questione farebbe comodo ad Amati, è nostra volontà piuttosto tenere alto il livello qualitativo della riflessione, giammai della polemica, e ragionare proprio di quelle prospettive future di sviluppo della città e del territorio.

Noi siamo abituati a entrare sempre nel merito delle questioni. Pertanto, come già dichiarato in altri comunicati, dai titoli peraltro molto espliciti e il cui contenuto apprendiamo non essere ancora sufficientemente chiaro al consigliere Amati, ribadiamo nuovamente che noi non siamo contrari alla realizzazione del deposito costiero di GNL nel porto di Brindisi, ma siamo contrari alla localizzazione scelta dall’Autorità Portuale e per la quale egli tanto si sta battendo. Ignoriamo le ragioni che portano il consigliere Amati a cotanta ostinatezza in relazione al tema in oggetto, ma avviare in città una discussione sul futuro del suo porto è oltre che lecito e rispettoso nei confronti dei suoi residenti, anche e soprattutto responsabile da parte di chi nel ruolo politico che riveste dichiara di avere tanto a cuore le sorti del territorio. Non si tratta, quindi, di atteggiamento “nonsipuotista” (cit.), ma di democrazia e buonsenso.

Il porto di Brindisi è sempre stato colonia di conquista. Ha ospitato prima il traffico della chimica e di derivati di petroli e, successivamente, quello del carbone. Pertanto, ora, non si può desiderare di ridurlo ad una “Stazione di servizio” del GNL. Assieme ad essa, il porto può nel prossimo futuro ospitare anche scambi commerciali diversi, e questo a tutto vantaggio del coraggioso e tenace tessuto imprenditoriale del nostro territorio. È questa idea di sviluppo forse un errore? Noi di Europa Verde Brindisi riteniamo che questo sia il percorso da seguire, e non giammai quello di segnare irrimediabilmente un territorio con decisioni impulsive, arraffate e prive di valutazioni prospettiche come sempre sul territorio pugliese sono state nel lontano, ma anche recente, passato prese e alle quali non si è potuto più porre rimedio. A dimostrazione di quanto sosteniamo, la stessa EDISON ha smentito la falsa notizia divulgata dal consigliere Amati riguardante un presunto arretramento dalla banchina già presente nel porto, che a tutti gli effetti non ci sarà. E ciò significa che la costruzione di detto deposito GNL priverà il porto di Brindisi dell’unica banchina operativa infrastrutturata con ferrovia. Infatti, il deposito occuperebbe ampi spazi alla radice del piazzale commerciale della banchina e questa sarebbe inibita del tutto ad altro uso, precludendo qualsiasi traffico futuro anche in vista del piano relativo alla Zona Economica Speciale (ZES) e causando un gravissimo danno alle future prospettive di sviluppo della portualità. D’altra parte, la stessa infrastruttura è già costata allo Stato milioni di euro. E, a questo punto, ci chiediamo se ci sia la consapevolezza da parte di Amati del danno che le sue decisioni provocherebbero sul territorio. Vogliamo veramente vanificare gli investimenti fatti e le prospettive future, e cedere tutto ad una multinazionale che non ha contribuito in alcun modo alla realizzazione dell’opera? Della serie, servito su un piatto d’argento un investimento pubblico all’interesse del privato come se il territorio non ne avesse la possibilità o necessità del suo utilizzo. Quanto il consigliere Amati continua a sostenere con ostinazione nel voler supportare la realizzazione nel luogo prescelto di un’opera che non porterebbe alcun giovamento alla città è davvero incomprensibile e privo di visione futura.

Noi rimaniamo fermamente convinti che il deposito GNL non si debba e non si possa realizzare a Costa Morena Est. Sarebbe un danno inestimabile per la città e ci chiediamo se la quantificazione di tale danno sia stata anche solo considerata nella tenace volontà della sua realizzazione da parte di Amati. A noi pare proprio di no. Infatti, egli accusa gli ecologisti di “nonsipuotismo”, ma è totalmente in errore. Nell’interesse dei cittadini di Brindisi e dell’intera provincia brindisina, la nostra visione vede un porto funzionale a 360gradi che vada dal traffico merci a quello passeggeri senza rinunciare al deposito GNL. Del resto, i tempi per effettuare qualsivoglia valutazione aggiuntiva di concerto con il territorio ci sono, consapevoli del fatto che le navi di nuova generazione sono ancora pochissime e che, nell’immediato futuro, il deposito costiero servirebbe soprattutto per il rifornimento dei nuovi TIR che utilizzano GNL come combustibile al posto del più inquinante diesel. Ma siamo anche consapevoli che manca la volontà a voler valutare alternative a Costa Morena. Ed è per questo che avanziamo noi di Europa Verde Brindisi la proposta alternativa, di modo che non si dica che si cincischia in “inutili” argomentazioni perditempo. La colmata di Capobianco è attualmente un’area in disuso che precedentemente era stata destinata alla realizzazione di un rigassificatore, progetto mai realizzato. Ebbene, EDISON potrebbe realizzare a Capobianco il deposito GNL. Del resto, la stessa EDISON ha già investito in altri porti localizzati altrove in Italia per opere simili e auspichiamo che ci si possa adoperare affinché tale richiesta venga presentata alla multinazionale, di concerto con l’Autorità Portuale. Del resto, il ruolo di un esponente del governo regionale è esattamente questo: fare in modo che nulla vada perduto e, difatti, così facendo, Costa Morena Est rimarrebbe destinata al traffico commerciale e passeggeri per lo sviluppo dell’economia locale, e Capobianco verrebbe invece destinata al deposito GNL. Non stiamo poi qui ad aggiungere le valutazioni implicite di sicurezza e precauzione, che investimenti di tale portata devono prevedere.

Caro consigliere Amati, come vede, il cosiddetto partito del “nonpuotismo” (come lei ci ha appellato) non è poi così ostile agli investimenti come lei vuol far credere ai pugliesi. Anzi, ci consenta di dirle che quando lei chiama “nonsipuotista” l’ecologismo e i pensieri politici ecologisti ci ricorda molto i pensieri politici anni ’50, quelli del pieno boom economico. Vogliamo ricordare al consigliere Amati che siamo nel 2021 e che ci sono nuove tecniche e tecnologie industriali, frutto di tanti investimenti in ricerca e sviluppo. Vogliamo informarla che siamo in piena rivoluzione Verde (una rivoluzione mondiale) e che le piazze piene di ragazzi hanno chiesto a noi, ma anche a lei e ai politici vecchio stampo come lei, scelte razionali e consapevoli a tutelo del loro stesso futuro.

Noi di Europa Verde non facciamo parte del governo della città ma, come ecologisti, non possiamo tacere perché siamo prima di tutto cittadini e abbiamo pieno titolo per partecipare alle discussioni sul futuro del nostro territorio. Ma al tempo stesso, non vogliamo passare per presuntuosi solo per una difficoltà intrinseca della vecchia politica a sganciarsi dal modello industriale del secolo scorso. Del resto, non è un nostro problema se Amati ha difficoltà politiche a confrontarsi con Comune, Autorità Portuale ed EDISON. Con spirito costruttivo, ricordiamo al consigliere che i “sì” devono essere funzionali sì allo sviluppo, ma soprattutto al bene della città e che la capacità di contrattazione tra i vari attori è necessaria per ottenere le migliori condizioni di benessere e ricchezza per il territorio. Non è una guerra tra ecologisti e no. Non è neppure una decisione da prendere con leggerezza. Tutte le forze in campo, laddove trovino un punto di incontro condiviso, dovrebbero far fronte comune per ottenere il massimo da ogni opportunità di sviluppo.

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