Di Maio a Salvini: ‘Chiediamo al Quirinale il voto a giugno’

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Luigi Di Maio durante la trasmissione televisiva 'Porta a Porta' in onda su Rai Uno, Roma, 11 Aprile 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Lega: ‘Facciamo governo senza Pd’

Nuova presa di posizione del leader M5s dopo la chiusura di Matteo Renzi a un dialogo con il M5S. Di Maio propone, a questo punto, a Salvini di chiedere al Colle di tornare al voto a giugno, quello, evidenzia, sarà il “ballottaggio” che in diversi vorrebbero come modifica del sistema di voto. “A questo punto – dice Di Maio non c’è altra soluzione, bisogna tornare al voto il prima possibile, poi ovviamente deciderà il presidente Mattarella.

Tutti parlano di inserire un ballottaggio nel sistema elettorale ma il ballottaggio sono le prossime elezioni quindi io dico a Salvini, andiamo insieme a chiedere di andare a votare e facciamo questo secondo turno a giugno. Facciamo scegliere i cittadini tra rivoluzione e restaurazione”.

Nessun commento diretto, quindi, alla richiesta di Di Maio, ma l’appello a tutte le forze politiche, tranne al Pd, per formare un governo del fare che risponda ai problemi degli italiani. E su questo si attendono le scelte del Quirinale. Il voto del Friuli conferma la grande affermazione della Lega, sempre più centrale e forza di riferimento all’interno del centrodestra. E’ quanto riferiscono fonti della Lega.

Intanto Silvio Berlusconi, dopo il voto del Friuli Venezia Giulia, torna a proporre un governo di centrodestra. “Il centro-destra – dice Berlusconi – unito si conferma vincente e accresce ancora i suoi consensi. Questo conferma una volta in più che siamo non soltanto la prima coalizione del Paese, ma anche quella più in sintonia con gli umori e le esigenze degli elettori. Sul piano politico complessivo questa è una ragione in più per affidare al centro-destra la guida del governo nazionale”. Gli italiani stanno “rapidamente abbandonando” i 5S – ha ribadito il Cav – e questo “conferma ancora una volta che i grillini sono considerati del tutto inadatti a governare, sia una regione, sia a maggior ragione l’intero Paese”.

LE PAROLE DI DI MAIO – “Il M5S – ha detto Di Maio – in modo serio si è impegnato totalmente per rispettare il voto dei cittadini. Visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi non ho mai pensato che sarebbe stato facile ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato impossibile: è vergognosa la maniera in cui tutti i partiti stanno pensando tutti al proprio orticello e alle poltrone”. “In queste settimane – ha detto il leader M5s – alcuni ci hanno criticato per aver provato a firmare un contratto di governo con gli uni o con gli altri. Io quest’azione la rivendico, il M5S è post ideologico, le nostre idee non sono né di destra né di sinistra, le idee o sono buone o sono cattive. E avevamo tutta l’intenzione di portare a casa il risultato, lo abbiamo dimostrato concentrando il dibattito sui temi e non sulle poltrone”. “Questa è una legge elettorale assurda (voluta dal Pd e dal centrodestra) che permette anche a forze che perdono le elezioni come Forza Italia e Fdi di rivendicare una pseudo-vittoria in nome di una coalizione di comodo. In ogni caso, come avevo detto e ripetuto più volte in campagna elettorale, visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ci siamo rivolti alle forze politiche per far partire un governo di cambiamento sulla base di un contratto che comprendesse i temi prioritari per gli italiani”, spiega Di Maio.

Grillo lo difende, Pd-Fi sfruttano il suo entusiasmo – “L’entusiasmo di Luigi viene propagandato come fosse bramosia di potere e la sinistra frou frou gioca la carta di un’improbabile supremazia intellettuale, ridicola, figlia di accordi con quello che hanno sempre chiamato ‘Caimano’. E’ la perfezione del parassita: cerca nutrimento dalle stesse forze che lo hanno sconfitto”. Lo scrive, in un post sul suo blog Beppe Grillo che attacca: “Il Pd e FI in agiscono con una sincronia perfetta: quando si tratta di sopravvivere tramite il camuffamento sono efficientissimi”.

Maurizio Martina, Dario Franceschini, Andrea Orlando, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano, Piero Fassino. L’elenco dei dirigenti Pd scesi in campo contro Matteo Renzi è lungo. E non è solo la quantità delle prese di posizione contro l’ex segretario, ma anche i toni sono più aspri del solito.

Renzi in tv ha dato una linea, l’ha data senza consultare nessuno (neanche il reggente Martina a quanto pare) e di fatto si muove come un ‘segretario-ombra’ pur essendosi formalmente dimesso: queste le critiche. Una situazione non più sostenibile, attacca il ‘correntone’ antirenziano.

RENZI – E intanto il diretto interessato, via Twitter, scrive: “Sono stato eletto in un collegio. Ho il dovere, non solo il diritto, di illustrare le mie scelte agli elettori. Rispetto chi nel Pd vuole andare a governare con M5S, ma credo sarebbe un grave errore”.

DIREZIONE – Ma, dal Pd, la richiesta è quella di un “chiarimento in Direzione”. La riunione di giovedì ‘bruciata’ dall’ex premier con il no ai 5 Stelle si avvia di fatto a una discussione tutta interna con Martina che ha dato sfogo alla sua insofferenza: “Impossibile guidare un partito in queste condizioni”. Non è una minaccia di dimissioni, hanno subito chiarito i suoi. Di qui a giovedì quando si terrà la Direzione, come sempre, si cercherà in qualche modo una composizione.

SCONTRO – Ma il livello dello scontro è alto. “Vogliono trasformare la Direzione in un ‘processo’ a Renzi”, dicono i suoi. “Renzi vuole distruggere il Pd e farsi il suo partito alla Macron”, è la tesi degli altri. “Il nodo del ruolo di Renzi non poteva non venire al pettine. Finchè siamo stati in panchina – dice un big dem – abbiamo retto ma poi quando siamo stati chiamati a in campo con il tentativo con i 5 Stelle, le contraddizioni sono esplose”. Ovvero quelle di un partito in cui l’ex segretario continua ad avere i numeri, negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari, per dare la linea.

MARTINA – Il primo a dare il via alle critiche a Renzi è stato Martina. “Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione. Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”.

FRANCESCHINI – “Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società”, attacca il segretario reggente. A stretto giro arriva Dario Franceschini via Twitter e i toni sono ancora più taglienti: “E’ arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo partito stava cercando di costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più”.

ORLANDO – Renzi sta portando il Pd all’estinzione, dice Martina, e anche Andrea Orlando batte sullo stesso tasto: “Le urne si avvicinano, non c’è una linea né condivisa né maggioritaria, non si capisce chi dirige il partito. Ha ragione Martina, non si può tenere un partito in queste condizioni se si ha a cuore il suo destino”.

FASSINO – Piero Fassino, in linea con Franceschini, chiede un chiarimento e spiega: “Dalla Direzione Pd di giovedì è indispensabile che si esca con un chiarimento che consenta a Martina di guidare il partito con autorevolezza in una fase così cruciale per il Paese. Nessun partito ha vita lunga con due strategie concorrenti e due centri di direzione”.

ZINGARETTI – E per Nicola Zingaretti “se si vuole bene a un partito un leader ha mille occasioni per far valere un’ idea o la sua linea. Se si va in tv, a poche ore dalla direzione, a fare uno show si genera solo caos e confusione. Questo dopo una lunga serie di sconfitte è molto grave. Il 10 giugno si voterà in centinaia di Comuni con sistema maggioritario. Ci sono migliaia di candidati che si stanno battendo per vincere e rischiano sempre di più l’isolamento. Una comunità non può consumarsi in questo modo”.

RENZIANI – Estinzione? Partito consumato? I renziani contrattaccano: “Matteo Renzi ha indicato senza ambiguità una via al Pd e al Paese con tre grandi sì: sì al rispetto della volontà degli elettori, sì a rivendicare le tante cose buone fatte al governo e sì ad una fase costituente. Il Pd ha ripreso vigore, altro che estinzione” scrive Davide Faraone su Twitter. E ancora Michele Anzaldi: “Attaccare l’ex segretario solo perché contrario a sostenere il governo Di Maio farebbe pensare che ad animare certi esponenti nel nostro partito non sia la preoccupazione per il futuro dell’Italia o per il futuro del Pd, ma fare in modo che Renzi si ritiri a vita privata”.

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