Dal 4 all’8 luglio Notti Trasfigurate 2022 a Villa Simonetta

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UanTuUan ore 18.00, concerto Spazio Anteprima ore 19.30, concerto ore 21.00

4 8 luglio 2022 Milano Villa Simonetta, via Stilicone 36

 ore 18.00 19.30 UanTuUan esperienza di ascolto immersivo

Cappella gentilizia di Villa Simonetta tutti i giorni della rassegna su prenotazione entro il 30 giugno – f.ragazzoni@fondazionemilano.eu fino a esaurimento posti

ore 19.30  SPAZIO ANTEPRIMA

concerto, in cortile su prenotazione entro le 13.00 del giorno del concerto e.pace@fondazionemilano.eu fino a esaurimento posti

ore 21.00 Concerto, in cortile→ ingresso libero senza prenotazione – fino a esaurimento posti

La rassegna Notti Trasfigurate 2022 celebra i 160 anni della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado ed è dedicata agli appassionati di musica, ai curiosi, a chi crede nel talento dei giovani, al pubblico che da sempre segue i concerti della Civica, a tutti milanesi, alla città. La rassegna è aperta al pubblico e gratuita

 Dopo il recentissimo successo de La bohème al Teatro Lirico, evento clou delle celebrazioni dei 160 anni, gli studenti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado tornano sul palco.

Notti Trasfigurate, la tradizionale e attesa rassegna estiva di concerti, sarà ufficialmente inaugurata a Villa Simonetta, sede della Civica, il 4 luglio e proseguirà fino all’8 luglio, con un calendario breve, ma dalla proposta ricca e sostanzialmente articolata in tre sezioni con un filo conduttore, che valorizza come sempre l’incrocio tra generi e stili: canto, musica antica, musica da camera, jazz, ricerca musicale. Inoltre, per ampliare l’offerta, prima del concerto delle ore 21.00, aperto al pubblico fino a esaurimento posti, nasce quest’anno lo Spazio anteprima, costituito da un concerto su prenotazione (e.pace@fondazionemilano.eu), sempre nel cortile della Villa, ma nella fascia preserale, alle 19.30.

Notti Trasfigurate moltiplica così il suo pubblico e, come nella scorsa edizione, offre l’occasione di immergersi nell’esperienza totalizzante di UanTuUan (One to One), momento di ascolto inedito: un approccio originale ed esclusivo alla musica e allo spazio che la circonda. Ogni giorno dalle ore 18.00 alle 19.30, all’interno della piccola e preziosa Cappella gentilizia di Villa Simonetta, un solo ascoltatore per volta potrà godere per circa 15 minuti delle musiche suonate dagli studenti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado che si alterneranno, uno alla volta, muovendosi tra strumenti e generi differenti. Si potrà in questo modo vivere un’esperienza unica sperimentando la fusione tra spazio e suono. Le figure della Cappella affrescata da Bernardo Zenale racconteranno così storie diverse e le musiche mostreranno di sé nuovi volti grazie alla narrazione evocativa delle immagini.

Per vivere l’esperienza immersiva di UanTuUan, secondo fasce di 15 minuti, è necessario prenotarsi scrivendo una mail all’indirizzo f.ragazzoni@fondazionemilano.eu (Fabiana Ragazzoni). Per l’assegnazione, fino a esaurimento posti, si seguirà un criterio cronologico.

PROGRAMMI UanTuUan Cappella Gentilizia 4 8 luglio 2022

4 luglio 2022

ore 18.00 Stefano Trotta, violino – J. S. Bach, Grave e fuga dalla sonata BWV 1003

ore 18.15 Stefano Trotta, violino – J. S. Bach, Andante e allegro dalla sonata BWV 1003

ore 18.30 e ore 18.45 Francesco Mariano, clarinetto – G. Donizetti, Studio; R. Stark, Studio op. 51 n. 4

ore 19.00 Giorgia Ferrari, soprano – A. Vivaldi, Vedrò con mio diletto; G. Rossini, La promessa; W. A. Mozart, Ach ich fühl’s; G. Puccini, Quando men vo

ore 19.15 Giorgia Ferrari, soprano – G. F. Händel, Oh had I Jubal’s lyre; F. Schubert, Gretchen am Spinnrade; W. A. Mozart, Una donna a quindici anni; G. Puccini, Quando men vo

 5 luglio 2022

ore 18.00 e ore 18.15 Priscila Gama Santana, arpa barocca – G. Diruta, Toccata di Grado del Primo Tuono; Anonimi tradizionali brasiliani

ore 18.30 e ore 18.45 Anaïs Lauwaert, viola da gamba – M. Marais, Les Voix humaines, Chaconne;

  1. de Caix d’Hervelois, Plainte

ore 19.00 e ore 19.15 Sofia Masut, arpa baroccaA. Mayone, Recercar sopra il Canto Fermo di Costantio Festa & per sonar all’Arpa; J. Dowland, Lachrimae, pavan; A. Mayone, Toccata quinta per il cimbalo cromatico

 6 luglio 2022

ore 18.00 e ore 18.15 Edoardo Maviglia, marimba – J. S. Bach, Aria dalle Variazioni Goldberg; G. Koshinsky, Afternoon in March

ore 18.30 e ore 18.45 Greta Fisler, chitarra classica – A. Greene, Absence

ore 19.00 e ore 19.15 Alessia Giuliani, violino – E. Bloch, Suite n. 1 in sol minore

 7 luglio 2022

ore 18.00 e ore 18.15 Giovanni Amodeo, clarinetto jazz – Joseph Kosma, Autumn leaves; Sidney Bechet, Si tu vois ma mere; Seymour Simons, All of me; Sidney Bechet, Petite fleur

ore 18.30 e ore 18.45 Stefano Martinelli, chitarra jazz – Brani della tradizione jazz degli anni ‘40/‘50

ore 19.00 e ore 19.15 Matteo Vertua, tromba jazz – Thelonious  Monk,  Reflections, Bemsha swing, In walked budRhythm-a-Ning.

 8 luglio 2022

ore 18.00 e ore 18.15 Giacomo Genovese, flauto – L. Berio, Sequenza per flauto solo; C.P.E. Bach, Poco adagio da Sonata in la minore per flauto solo

ore 18.30 e ore 18.45 Mattia Iannella, chitarra classicaJ. S. Bach, Preludio BWV 998; J. Dowland, Fantasy; D. Scarlatti, Sonata K 322

ore 19.00 e ore 19.15 Ludovica Ferrari, violino – J. Dont, Fantasia op. 35 n. 24; N. Paganini, Capriccio op. 1 n. 11; H. Wieniawski, Studio capriccio op. 18 n. 4.

Il tema conduttore del primo appuntamento, il 4 luglio, è il canto, visto nella doppia prospettiva della musica da camera e della romanza d’opera. Nel concerto dello Spazio Anteprima delle 19.30 gli studenti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado omaggiano Robert Schumann con il suo più famoso ciclo di lieder, Dichterliebe (L’amore del poeta), ispirato al Buch der Lieder di Heinrich Heine. Il tema naturalmente è romantico: alla fine dell’opera il cavaliere protagonista chiude tutte le sue poesie, insieme al proprio doloroso amore, in un sarcofago, che dodici giganti trasporteranno sino alla riva del mare perchè sia gettato tra le acque. Schumann sin da adolescente si appassionò alla poesia: lesse Schiller, Byron, Hoffmann, Tieck, Goethe, Eichendorff, ma fu sui versi di Heine, come è nel caso di Dichterliebe, che compose le sue più significative melodie.

Il concerto delle 21.00 ospita il recital L’opera sotto le stelle, che regala arie famosissime, come Quando men vo, la romanza di Musetta del secondo quadro in tempo di valzer lento ne La bohème; le verdiane O figli….. Ah, la paterna mano, intonata dal nobile e straziato Macduff in Macbeth, Caro nome di Gilda in Rigoletto, O Carlo ascolta… Io morrò, tratta dal IV atto di Don Carlo, È strano…. Sempre libera da La traviata; oppure Vesti la giubba, una delle più celebri arie del repertorio operistico, tratta da Pagliacci di Leoncavallo e cantata da Canio, clown tragico costretto a sostenere il suo ruolo comico; o, ancora, Tu che di gel sei cinta da Turandot, cantata da Liù; poi Pronta io son!, aria di Norina e Malatesta da Don Pasquale; la mozartiana Crudel! Perché finora, duetto di Susanna e il Conte ne Le nozze di Figaro; la deliziosa pagina tratta da L’amico Fritz di Mascagni, quel Duetto delle ciliegie interpretato da Suzel e Fritz, i due giovani che, in un’ambientazione pastorale, scoprono di essere innamorati, senza tuttavia dichiarare reciprocamente il proprio amore.

Alle più note opere si affianca la scelta di un repertorio più raro: Giuditta (Meine Lippen, sie küssen so heiß), ultima fatica operistica di Franz Lehár che non conobbe la fama di altri lavori del compositore austriaco, ma che entrò nel repertorio della Staatsoper di Vienna, dove fu presentata per la prima volta nel 1934 con la direzione dello stesso compositore, anche se l’annessione del 1938 ne causò purtroppo il declino; Il Farnace (Gelido in ogni vena), opera in tre atti di Antonio Vivaldi che racconta la vicenda del re del Ponto sconfitto dai Romani; Hérodiade di Jules Massenet (Dors ô cité perverse!…. Astres étincelant), opera tragica e rivisitazione della storia di Giovanni Battista su libretto di Paul Milliet e Henri Grémont, basato sulla novella Herodias (1877) di Gustave Flaubert; Le convenienze e inconvenienze teatrali (Lazzarune, scauzacane!), “farsa” in un atto di Gaetano Donizetti che debuttò a Napoli nel 1827 ottenendo un discreto successo, sebbene oggi sia di rado rappresentata.

La serata del 5 luglio è interamente dedicata alla musica antica: lo Spazio Anteprima, in particolare, si concentra, con Voyage d’amour dans la France baroque, sulla musica vocale e strumentale francese tra Seicento e Settecento. Gli autori in programma sono numerosi: Marin Marais e Joseph Bodin de Boismortier (Introduction); Gaspard Le Roux, Joseph Chabanceau de La Barre, Michel Lambert e Marc Antoine Charpentier (Les airs de cour); François Couperin, André Campra, Louis Nicolas Clérambault (Les motets); Jean-Baptiste Lully e Élisabeth Jacquet de la Guerre (Les airs d’opera).

Il concerto delle ore 21.00 si sposta invece sulla rigogliosa musica inglese a cavallo tra Cinquecento e Seicento con l’Orchestra Barocca della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado e The Teares of the Muses, titolo di una composizione di Anthony Holborne, celebre musicista dell’epoca di Elisabetta I, uno dei protagonisti del programma. Oltre ad Holborne si ascolteranno altri autori, a vario titolo legati alla corte inglese, soprattutto elisabettiana, come ad esempio Christopher Tye, attivo anche sotto il regno di Maria la Cattolica, o Peter Philips, cantore nel coro di voci banche di St. Paul’s Cathedral e poi coinvolto in una congiura contro Elisabetta. Il periodo Tudor fu epoca di significativo interesse per la musica, e in questo periodo si sviluppò uno scambio intenso di influenze tra le isole britanniche e il continente europeo. L’Inghilterra fu anche erede di una tradizione corale e polifonica ancor oggi viva nelle sue cattedrali. Molti musicisti, per esempio, già in funzione presso la Cappella Reale di Maria Stuart, nonostante le misure restrittive di Elisabetta e la sua abolizione della liturgia romana, poterono benificiare, se stimati dalla sovrana, di un’autorizzazione per continuare a produrre e pubblicare opere della grande polifonia inglese. Non tutti però ebbero lo stesso favore da parte di Elisabetta: Dowland, ad esempio, non trovò spazio nella corte riformata della regina, ma dovette attendere l’avvento di Giacomo I, per cui si esibì più volte e da cui fu considerato uno dei più grandi virtuosi dell’epoca. Fu autore di un lavoro di sette pezzi per cinque viole e liuto, tra cui spicca, in programma nel concerto dell’Orchestra Barocca della Civica, la pavana Lachrimae Antiquae, tra le più popolari melodie dell’inghilterra del XVII secolo. Stando alle fonti non tornò invece più in Inghilterra William Brade, compositore, gambista e violinista inglese attivo soprattutto in Germania. Lasciò il suo paese natale probabilmente intorno al 1590 per trovare migliori opportunità di lavoro altrove. Peregrinò a lungo per le corti del nord della Germania e della Danimarca e nel 1618 ottenne il posto di Kapellmeister del Principe di Magdeburgo, Guglielmo Cristiano di Brandeburgo.

Mercoledì 6 luglio la Fantasia op. 124 per violino e arpa, composta da Saint-Saëns nel 1907 e dedicata al duo costituito dall’arpista Clara Eissler e dalla violinista Marianne Eissler, apre  Fantasie e arabeschi, lo Spazio Anteprima della serata focalizzata sulla musica da camera. A lui si affianca un contemporaneo, Johann Brahms, e l’allegro vivace dalla Sonata n. 2 op. 99 per violoncello e pianoforte. Camille Saint-Saëns, nato nel 1835, e Brahms, nel 1833, furono sostanzialmente coevi e negli ultimi decenni dell’Ottocento entrambi artisti di fama. Anzi, allora Saint-Saëns veniva definito il “Brahms francese” o “il più tedesco di tutti i compositori francesi”, ma i due musicisti nella sostanza apparivano del tutto diversi. La tempra artistica di Brahms era radicata nell’Ottocento, nello spirito del sinfonismo tedesco, mentre Saint-Saëns, anima pionieristica, irrequieta, sperimentale, estremamente prolifica, esprimeva già una coscienza nuova, una cultura estetica che lentamente cambiava e si affacciava sul Novecento. Chiude il programma delle 19.30 un autore novecentesco, Gerald Humel, autore di origine ceca nato a Cleveland nel 1931, con il suo Arabesque per chitarra, violoncello e percussioni. L’appuntamento delle ore 21.00 si intitola Quadri fiabeschi e inizia con Ma mère l’oye di Ravel, cinque pezzi infantili per pianoforte a quattro mani e percussioni ispirati ai racconti di Perrault (La belle au bois dormant e Le Petit Poucet), di Madame d’Aulnoy (Serpentin Vert) e di Madame Leprince de Beaumont (La Belle et la Bȇte), autrice di molti racconti diventati classici della letteratura per l’infanzia e la gioventù. Si passa quindi all’argentino Jorge Cardoso e al suo brano per chitarra Cancion y Vals, e poi a Trois melodies di Olivier Messiaen -di cui si eseguirà anche La mort du nombre-, composizioni fortemente influenzate da Debussy, in cui l’autore si chiede perché la bellezza della natura non lo commuova più (Purquoi); associa l’effetto di una singola parola pronunciata da una persona cara all’essere baciati sull’anima (Le sourire); evoca immagini di angeli, pomeriggi di sole e di vento che soffia tra i fiori e speranza di pace nel cuore (La fiancée perdue). Un senso di malinconia contraddistingue anche Nebbie (1906) e Notte (1905) di Ottorino Respighi, su testi di Ada Negri (Soffro, Lontan lontano/Le nebbie sonnolente/Salgono dal tacente/Piano). Riprendono il tema dell’immaginazione infantile, oggetto di precedenti composizioni pianistiche, i Märchenbilder di Schumann, che ispirano il titolo della serata: quattro pezzi per viola e pianoforte scritti a Düsseldorf nel 1851 e dedicati al violinista e direttore d’orchestra tedesco Wilhelm Joseph von Wasielewski. Dopo la sonata per violino e pianoforte di Debussy, ultima composizione importante del musicista, realizzata tra il 1916 e il 1917 in precarie condizioni nel corpo e nello spirito, si torna simmetricamente a Ravel con l’Introduzione e allegro per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d’archi, settimino composto nel 1905 e dedicato ad Albert Blondel. L’opera fu completata in pochi giorni e, come Ravel scrisse a Jean Marnold, critico musicale, impiegò “Otto giorni e tre notti di lavoro accanito per terminare la composizione, bene o male”.

Giovedì 7 luglio la serata ruota attorno a due poli: il jazz, con i Civici Corsi di Jazz, e la ricerca musicale con l’IRMus, l’Istituto di Ricerca Musicale della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. Lo Spazio Anteprima delle 19.30, con Jazz standards, è dedicato a composizioni di celebri jazzisti come Oliver Nelson, Steve Swallow, Burton Lane, Irving Berlin, Carl Fisher, Duke Ellington. Il concerto delle ore 21.00 ospita nella prima parte altre composizioni jazzistiche con Jazz Hardbop Era e, nella seconda, con Musica e Cinema, vede la proiezione di cortometraggi degli studenti di Musica per l’immagine in collaborazione con la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti.

Il ciclo Notti Trasfigurate si conclude l’8 luglio con Classici e contemporanei, un altro affascinante viaggio nella musica da camera. Si parte alle 19.30 con Luigi Boccherini e il Trio in fa maggiore op. 14 n. 1, che rientra nelle numerose composizioni per archi elaborate tra il 1760 e il 1796. Si ascolterà, a seguire, la tardoromantica suite per flauto e pianoforte op. 34 del francese Charles-Marie Widor, composta nel 1898 per Paul Taffanel, musicista, costruttore e riparatore di strumenti, la cui tecnica rivoluzionaria fece della Francia di allora la capitale del flauto traverso. Lo Spazio Anteprima si chiude con gli Studi per vibrafono e pianoforte di un contemporaneo, il percussionista newyorchese David Friedman.

Tradizione e modernità, il concerto delle ore 21.00, vede gli studenti della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado impegnati con il Quartetto in do magg. TWV 40:203 di Georg Philipp Telemann, uno dei musicisti più prolifici e popolari di tutti i tempi, considerato da molti suoi contemporanei uno tra i più illustri compositori tedeschi dell’età barocca.

Ottorino Respighi è presente nell’ultima serata della rassegna con Sei piccoli pezzi per pianoforte a quattro mani, dalla scrittura semplice ma raffinata, contraddistinti da un tenue intimismo infantile e dedicati nel 1926 da Respighi ai piccoli Kurt Durlacher, Marcello Guastalla e Nicolò Piccolomini.

Si attraversa poi la contemporaneità con i due pezzi Milonga e Humoresque per flauto e chitarra del trentino Roberto Di Marino, noto a livello internazionale e nato nel 1956.  Si torna a fine Ottocento con Undine, la Sonata per flauto e pianoforte op. 167 di Carl Reineke che si basa sulla fiaba omonima del tedesco Friedrich de la Motta Fouqué, un racconto romantico che narra la triste storia di un’ondina, ninfa o spirito acquatico del folclore germanico che, per ottenere l’anima, di cui è priva, deve sposare un uomo mortale: così farà Undine, ma verrà poi abbandonata.

Il brano successivo riporta alla modernità: si intitola 21 ed è composto da Andy Akiho, percussionista classico americano nato nel 1797 in Carolina del Sud con diverse esperienze nell’Africa occidentale e a Trinidad, dove ha fatto parte di una big band.

La rassegna Notti Trasfigurate si conclude con il medesimo compositore con cui è iniziata: Robert Schumann. Si eseguirà il Quartetto in la maggiore op. 41 n. 3, scritto nel 1842, caratterizzato da una calda e affettuosa espansione melodica e, sebbene riprenda le concezioni formali dei suoi predecessori, su tutti Beethoven, ben rappresenta di Schumann gli inconfondibili tratti personali.

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