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SCIENZA IN RETE

Dal Manifesto degli scienziati razzisti alle leggi razziali: una storia che non si può ignorare. Domani, 27 gennaio, è il Giorno della memoria. Noi lo ricordiamo, come tutti gli anni, raccontando un aspetto della storia terribile dell’Olocausto, grazie alla penna di Simonetta Pagliani. Quest’anno la lente è sull’Italia fascista e le sue leggi razziali. Anche perché è bene ricordare che razzismo e antisemitismo non furono una tardiva concessione dell’Italia fascista all’alleato nazista, ma il frutto di una convinta ideologia sorretta dal Manifesto degli scienziati razzisti, che sfociò nelle leggi razziali in Italia. Il primo provvedimento fu del 5 settembre 1938, “per la difesa della razza nella scuola fascista”. Si iniziò quindi con la scuola, per poi passare via via a tutti gli ambiti della società, del lavoro e della famiglia. Le discriminazioni sempre più pesanti durano sette anni, e culminarono nelle deportazioni nei campi di sterminio. Eppure prima del fascismo, la situazione degli ebrei in Italia non era critica come in altri paesi, anche grazie a una buona integrazione degli ebrei nelle istituzioni e una loro attiva partecipazione al Risorgimento. Negli anni trenta, nonostante alcune dichiarazioni rassicuranti di Mussolini, il fascismo si converte al credo razzista in una spirale interrotta solo con la caduta della Repubblica sociale italiana, di cui faceva parte anche il futuro fondatore del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante.

La scienza e i brevetti crescono costantemente, ma sono sempre meno dirompenti. A questa conclusione è giunto uno studio pubblicato negli scorsi giorni sulla rivista Nature, misurando l’innovatività di 45 milioni di articoli e brevetti dal dopoguerra a oggi con un indice che usa un semplice stratagemma: se una ricerca è molto originale, in articoli che la citano non verranno citati o quasi studi precedenti. Se invece la ricerca consolida conoscenze pregresse, queste verranno citate in misura molto maggiore. Lo studio ha dei limiti, non ultimo quello di usare un indicatore ancora non sufficientemente testato. Tuttavia gli indizi non mancano. Quello che non è chiaro è perché la creatività scientifica sembra perdere smalto. Forse la causa è l’iperspecializzazione, oppure la massa di incombenze burocratiche che soffocano i ricercatori, rendendoli sempre più simili a funzionari. Potrebbe anche essere che i finanziamenti si concentrano sempre di più a perfezionare conoscenze già acquisite e immediatamente utili (si pensi ai vaccini) e meno a esplorare nuove frontiere.

Musica e neuroni. Tutti siamo in grado di riconoscere una musica triste. Ma sappiamo perché? Lo stesso vale per la musica capace di rilassare, al punto da poter alleviare il dolore oncologico e di altre malattie. Che caratteristiche ha, e come riesce a produrre questi effetti? Queste e molte altre curiosità vengono soddisfatte dal libro Percezione e creazione musicale, di Alice Mado Proverbio, che riesce a ricondurre note e melodie a ben determinati processi cerebrali.

La chiocciola benefica. Una chiocciola d’acqua dolce, molto invasiva e che trasporta un nematode che può parassitare l’uomo, può sostituire vertebrati come i topi in alcuni campi di studio. Si tratta di Pomacea caniculata, studiata in una brillante tesi di laurea di Anita Ferri, che si è meritata il premio della Regione Emilia Romagna per la promozione dei metodi 3R (replacement, refinement, reduction) nel campo della sperimentazione animale. La ricercatrice ha mostrato che «possiamo infatti prelevare l’emolinfa (il corrispettivo del nostro sangue in molti invertebrati) facendo pressione sull’opercolo, il disco che chiude la conchiglia quando l’animale vi si ritira all’interno. Subito dopo il prelievo, l’animale riprende le sue attività abituali, senza mostrare segni di stress: si nutre, esplora l’ambiente, allunga i tentacoli cefalici… Insomma, il contrario di quello che fa un animale stressato, sofferente o spaventato, che si ritira nella conchiglia», spiega Ferri, oggi dottoranda al Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

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