Coronavirus, un caso positivo e un decesso in provincia. Screening di massa con tampone, per Lopalco “procedura non idonea”

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Un solo nuovo caso e un decesso in provincia di Lecce. Questi i dati che emergono dal bollettino diramato dalla Regione, come di consueto, nel pomeriggio.

In giornata, in Puglia, sono stati registrati 1.591 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono risultati positivi 38 casi, così suddivisi: 7 nella Provincia di Bari; 0 nella Provincia Bat; 15 nella Provincia di Brindisi; 14 nella Provincia di Foggia; 1 nella Provincia di Lecce; 1 nella Provincia di Taranto.

Sono stati registrati oggi 10 decessi: 3 in provincia di Bari, 1 in provincia di Brindisi, 4 in provincia Foggia, 1 in provincia di Lecce, 1 in provincia di Taranto.

Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 44.189 test e sono 431 i pazienti guariti.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 3.567 così divisi: 1.138 nella Provincia di Bari; 335 nella Provincia di Bat; 500 nella Provincia di Brindisi; 868 nella Provincia di Foggia; 452 nella Provincia di Lecce; 243 nella Provincia di Taranto; 26 attribuiti a residenti fuori regione; 5 per i quali è in corso l’attribuzione della relativa provincia.

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l’acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti delle persone risultate positive al tampone.

E, a proposito di tamponi, il prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia, con riferimento alle note dei sindacati di Polizia e del presidente Ordine dei Medici, dichiara che “la richiesta di avviare programmi di screening di massa, seppur comprensibile in un momento di pressione come quello che stiamo vivendo, non è comunque sostanziata da alcuna evidenza di efficacia. La ricerca a tappeto del virus in una platea di soggetti asintomatici, infatti, non è utile né come mezzo di prevenzione della diffusione del virus in ambito ospedaliero, né come tutela della salute dell’operatore”.

“La finalità dell’esame – spiega – è quella di fare diagnosi di COVID-19 in caso di sospetto. Con una tale strategia di ricerca, attualmente in Puglia si riesce ad ottenere un livello di positività al tampone intorno al 5%. Fra i soggetti positivi, ricercati con i criteri sovra esposti, un terzo circa dei sospetti è asintomatico. Andando a ricercare i positivi con un criterio comunque allargato ma pur sempre mirato, si identifica appena un 1-2% di soggetti asintomatici al momento del tampone. È un buon risultato, considerando che tale soggetti, anche se pochi, costituiscono comunque una potenziale fonte di contagio. Ma si capisce bene come, se invece tale indagine fosse eseguita a tappeto su una platea random di soggetti asintomatici, il numero di portatori positivi che si riuscirebbe a scovare sarebbe irrisorio. Non solo, considerando i valori di specificità e sensibilità della metodica, la quota di falsi negativi e falsi positivi da gestire sarebbe superiore a quella dei veri positivi eventualmente identificati”.

In sostanza, secondo Lopalco, il tampone non è un buon test di screening e, se usato a tale scopo, si creerebbe un aggravio del carico di lavoro dei laboratori pericoloso, in quanto porterebbe inevitabilmente a dei ritardi per analisi di altri soggetti con reali necessità di avere risultati in tempi brevi. Come poi evidenziato anche in altre occasioni, il risultato del tampone è transitorio, ovviamente. E un esito negativo potrebbe indurre a comportamenti più lassisti nei confronti delle misure di distanziamento e corretto utilizzo dei DPI in ambiente di lavoro.

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