Caffè espresso, no dell’Unesco al riconoscimento

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L’UNESCO PREFERISCE L’OPERA LIRICA

 

La delusione del Consorzio, la promessa di Antonio Quarta: “Non ci arrendiamo

L’espresso è un simbolo democratico dell’Italia, ripresenteremo la candidatura nel 2023”

Niente da fare per il rito del caffè espresso italiano, candidato dal Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale a diventare Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Ad esser scelto dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, ieri, un altro presidio culturale importante per il Belpaese, ovvero l’Opera lirica, nonostante la candidatura della tazzina fosse così sentita da riuscire a riunire le comunità emblematiche di tutto lo Stivale.

“Una decisione che ci lascia amareggiati, ma anche sconcertati”, spiega l’imprenditore salentino Antonio Quarta, promotore della candidatura, all’interno del Consorzio, per il Sud Italia. “Nessuno mette infatti in dubbio l’importanza dell’Opera lirica, ma il caffè espresso, elemento altrettanto identitario dell’Italia in tutto il mondo, ha in più la caratteristica di essere elemento assolutamente trasversale e democratico che mette insieme gli italiani, senza distinzione di latitudine, cultura, censo.  Non si possono paragonare in alcun modo i due dossier: il rito del caffè italiano, come ho già detto altre volte, avrebbe dovuto esser già riconosciuto ad honorem in quanto fenomeno sociale, abitudine rappresentativa dell’italianità unica al mondo.  Lo stesso Ministero si è smentito”, prosegue Quarta, “perché ci avevano chiesto di presentarci uniti a sostegno della candidatura, e tutte le undici città delle comunità emblematiche, coese, così hanno fatto. Non è bastato, e penso che tutti gli italiani ne rimarranno delusi”, conclude l’imprenditore leccese. “Quando si parla di riconoscimento di un bene immateriale dell’umanità, si deve parlare di qualcosa di condiviso da quante più persone possibile. E l’opera lirica non è per tutti, mentre il rito dell’espresso italiano sì, tant’è che anche Lino Banfi, componente dell’Unesco e ambasciatore Unicef, ha sostenuto fortemente questa candidatura con la sua presenza al Ministero. Comunque non ci fermeremo qui: la l’anno prossimo”.

Il Consorzio ha già annunciato che ci riproverà per bocca del conte Giorgio Caballini di Sassoferrato, presidente del Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale: “C’è un proverbio inglese che dice: “Try and try, and if you fail, try again”. Così mi ha insegnato mio padre. È una forte delusione perché ero convinto che avessimo fatto le cose in modo molto buono e propositivo, soprattutto in relazione al bisogno di ritrovare la socialità tra le persone, ed è un colpo di freno a ciò che abbiamo fatto fin qui, con la realizzazione di un video-documentario che è un capolavoro, perché sottolinea l’assoluta trasversalità dell’espresso italiano. Vedremo le motivazioni ufficiali che hanno portato a scartare il nostro dossier, e decideremo cosa fare con il Consorzio, ma non molliamo neppure un po’”.

Anche Luigi Morello, business unit director del Gruppo Cimbali e responsabile del Comitato tecnico del Consorzio, è avvilito: “Sicuramente l’Opera lirica merita il riconoscimento Unesco e fa parte della cultura italiana. Però, nel momento storico che stiamo vivendo, il caffè avrebbe dovuto meritare di più, perché stiamo in parte uscendo dalla pandemia e un rito che unisce come quello dell’espresso, che invita al ritorno alla convivialità, avrebbe celebrato la ripartenza. E poi perché il caffè, come simbolo di ottimismo e di rilancio, permette a tutta la filiera di rinascere, contribuendo al valore immateriale e non solo economico dell’intero settore.

Il caffè è unico”, continua Morelli. “Riesce a trasmettere l’intangibilità della passione, dell’arte, lungo la filiera. Non è solo legato al momento del consumo, che ne è l’apice, ma è una bevanda che racchiude i valori di una tradizione che si trasferiscono su tutta la catena, animata in ogni sua fase dalla stessa passione e convivialità. E poi quest’anno c’è stata una forte coesione di tutte le comunità emblematiche, e per questo ci sembrava che potessimo essere arrivati al dunque. Ma questo non vuole dire che abbandoneremo la causa: riproporremo il dossier appena saranno riaperte le candidature, uniti e compatti nell’andare avanti.”

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