martedì, Novembre 29, 2022
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Berlusconi, stoccata a Fitto dal PalaFiere di Lecce: «Voleva andare oltre? Per me è fuori»

Così Silvio Berlusconi al PalaFiere di Lecce parlando di Raffaele Fitto nell’incontro con gli elettori del Salento iniziato ieri sera poco dopo le 19.20 nel capoluogo salentino dove il leader di Forza Italia si trova dal primo pomeriggio.

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“Un saluto e un evviva forte e deciso per la nostra Adriana. Sono venuto qui a dare il segno del nostro sostegno a Fi e ad Adriana che io conosco da anni, è stata un mio ottimo ministro nel ’94. Abbiamo ritenuto di chiederle un sacrificio e abbiamo fatto un passo indietro come Fi per chiedere a lei che militava in un altro partito di essere il candidato. Lei è la persona giusta per tutto il centrodestra – ha detto Berlusconi lasciando il palco alla Poli Bortone -. Vado in platea a sentire Adriana e poi torno”.Berlusconi è giunto al Palafiere con oltre quarantacinque minuti di ritardo rispetto al programma. E’ stato accolto da un lungo applauso e dalle note dell’inno di Forza Italia, dalla musica dei Coldplay e dalle invocazioni “Silvio Silvio”. Sul palco sono saliti diversi ragazzi con una maglietta azzurra con su scritto “benvenutopresidente”. Dalla platea parte il coro “chi non salta comunista è” mentre parla Adriana Poli Bortone: Silvio Berlusconi, nel frattempo accomodatosi in platea, si alza in piedi e si mette a saltare con i militanti del Palafiera. A lui si unisce anche la sua compagna Francesca Pascale che ha seguito l’ex premier nel minitour in Puglia.

Berlusconi ha poi proseguito dal palco parlando delle problematiche della Puglia: “Adriana ha ricordato la situazione della vostra regione che ha tantissimi aspetti che non sono sfruttati come ad esempio i vostri porti -ha detto -. Noi avevamo fatto un piano logistico che questo governo non ha preso in considerazione. La Puglia grazie a 10 anni di governo della sinistra è scesa per quanto riguarda il prodotto pro capite al 92esimo posto su 96 regioni europee e questa è una sentenza di condanna assoluta nei confronti di 10 anni di governo della sinistra”. E ancora: “Nel ’94, di fronte al rischio che il comunismo si impossessasse del nostro Paese, in molti, me compreso, decidemmo di scendere in campo per evitare che accadesse. Per i comunisti noi cittadini siamo al servizio dello Stato e quando lo Stato, cioè il governo al potere decide che vanno tolti i diritti, questo si deve fare. Noi pensiamo il contrario e cioè che sia lo Stato al nostro servizio”.Quanto al giorno del voto Berlusconi ha precisato: “Il 31 maggio è stato scelto apposta dal governo perché è dentro un ponte che porta i moderati alla vacanza, per noi il 31 maggio andare a votare è un imperativo categorico”. L’ex Premier fa un breve riferimento anche alle sue vicende giudiziare: “Il mio più grande rammarico, dopo la difesa che ho dovuto fare contro una magistratura che mi ha fatto subire 65 processi, è quello di non aver potuto realizzare per colpa degli alleati il programma che avevo in mente”. Poi torna sul Raffaele Fitto: “Mettere in campo un piccolo partito significa sottrarre voti al centrodestra. Non funziona chiamarsi lealisti o ricostruttori, in Italia chi vota contro i candidati del suo partito è chiamato traditore”. “Il nostro impegno è quello di convincere i nostri amici, familiari e conoscenti e spiegare loro che dare voti ai piccoli significa non avere la maggioranza. I piccoli partiti, lo so per esperienza, non guardano mai all’interesse generale ma a quello dei piccoli leader”. “Dobbiamo mobilitarci sin da subito. Io andrò in tutta Italia per mobilitare i moderati, abbiamo il tempo necessario per farlo e credo che debba passare un po’ di acqua sotto i ponti per portare gli italiani a capire che il governo non si interessa dei bisogni degli italiani. Dobbiamo arrivare alle prossime elezioni con una grande forza moderata con un programma chiaro e anche con una lista di 20 nomi per fare i ministri”. Berlusconi parla anche di Renzi e affonda il colpo anche nei confronti dell’attuale premier italiano: “Renzi non è mai stato eletto, solo a sindaco di Firenze con 108 mila voti mentre io con 220 milioni di voti. Lui ora è il capo del governo, grazie alle primarie che sono manipolabilissime: è diventato segretario del Pd e poi è a palazzo Chigi grazie a dei brogli in cui la sinistra è brava. Noi avevamo stravinto nel 2013”.

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