Valutazione pericolosità delle coste, è scontro sull’incarico affidato dal Comune

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Valutazione pericolosità delle coste, è scontro sull’incarico affidato dal Comune

Un incarico per valutare la pericolosità e il rischio idro-geomorfologico del tratto costiero tra località “La Castellana” e “Santo Stefano” è l’ultimo terreno di scontro politico a Otranto: la notizia dell’affidamento del compito al geologo Francesca Giaffreda viene salutata come inappropriata dal gruppo di minoranza “Otranto è di tutti”, che ricorda come proprio sul tema delle coste e di alcuni interventi sui tratti più pregiati del territorio si siano accese le luci della Procura di Lecce.

“Mentre Il Tribunale del riesame – si legge in una nota – bacchetta il Comune per aver eliminato il divieto di balneazione proprio su quelle fasce costiere, spunta timida, in punta di piedi, quasi come una danzatrice sulle punte la determina n. 163/2017 a firma del Dirigente dell’Ufficio tecnico comunale”. Nel testo della determina, si precisa come l’incarico affidato serva a rivalutare la situazione di pericolo nell’area in questione, dove peraltro stavano sorgendo le strutture balneari oggetto d’indagine come, ad esempio, il Twiga di Briatore.

Per “Otranto è di tutti” l’obiettivo dichiarato sarebbe far rimuovere il divieto: “Ovviamente, la determina dà atto – scrivono i consiglieri guidati dal capogruppo Luca Bruni – di un procedimento partito da lontano con la proposta, guarda caso, di Pierpaolo Cariddi, allora incaricato della redazione del piano coste comunale, di declassare il livello di pericolosità delle aree in questione al fine di elidere il divieto di balneazione”.

“Tutte lodevoli intenzioni – puntualizzano -, ma guarda caso, però, proprio attorno alla questione della balneabilità di quell’area si sono appuntate le attenzioni della Procura e del Tribunale del riesame. E guarda caso, il problema ha subito una significativa accelerata solo dopo che l’indagine della Procura ha acceso un faro sugli interventi realizzati lungo quel tratto costiero. E guarda caso ancora non esiste, per ammissione dell’UTC, il verbale di un sopralluogo in cui, alla presenza dei vari enti preposti, sarebbero emerse non meglio precisate esigenze di rivalutare la pericolosità del rischio”.

“Pure coincidenze – ironizzano – ovviamente”. Ma per il gruppo di opposizione dietro all’operazione potrebbe esserci il malcelato intento di aggiustare la vicenda degli accessi a mare, che tante polemiche e problemi ha già creato nei mesi scorsi col sequestro delle strutture sorte nella zona. Pur riconoscendo, pertanto, l’eventualità delle migliori intenzioni, per Bruni e il suo gruppo politico, la domanda da porsi è se sia “un’iniziativa opportuna” ed “eticamente accettabile mentre è in corso un accertamento giudiziale proprio su tali aspetti”.

“A nessuno potrà però sfuggire che – evidenziano -, tra i tanti problemi della nostra quotidianità e mentre è in corso un’indagine che coinvolge anche il sindaco, ci si interessi proprio della falesia dove stanno sorgendo gli insediamenti degli amici, e degli amici degli amici. Si dirà: è per il bene dei cittadini: certo! E del primo cittadino, anche”.

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