Università del Salento

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CINEFORUM E GIORNATA DI STUDI A QUARANT’ANNI DALLA LEGGE BASAGLIA

A quarant’anni dalla Legge Basaglia, la legge 180 del 13 maggio 1978, il centro di ricerca Laboratorio di Studi Lacaniani del Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento promuove un ciclo di incontri per ricordarne l’importanza storica e politica e la grandezza scientifica della figura del suo ispiratore Franco Basaglia: un cineforum con tre proiezioni (il 14, 21 e 28 maggio 2018 al cinema DB d’Essai di Lecce) e una giornata di studi (il 25 maggio a UniSalento).

«Franco Basaglia fu l’ispiratore e il promotore materiale di quella legge che riformò la psichiatria italiana», sottolinea Mimmo Pesare, coordinatore del Laboratorio di Studi Lacaniani, «sovvertendo l’equivalenza per cui la malattia mentale era associata alla detenzione. Basaglia, tutto sommato, aveva un’idea molto semplice, che finalmente nel 1978 diventò prassi: il folle non è un malato infettivo da torturare e da segregare come un recluso, ma una persona che chiede di vivere innanzitutto in un ambiente “umano”, libero da ogni coercizione».

Il cineforum “La follia e il suo doppio” prenderà il via lunedì 14 maggio, in collaborazione con il Cinema DB d’Essai di Lecce (presso cui si tengono le proiezioni) e l’Archivio Cinema del Reale, con la proiezione della fiction RAI sulla vita di Basaglia “C’era una volta la città dei matti”, presentata da Mimmo Pesare. Altre date il 21 maggio (a cura dello psicoanalista Paolo Cesano e dell’attore Simone Franco, con la proiezione di “San Clemente”) e il 28 maggio (a cura del regista Paolo Pisanelli, con la proiezione dei documentari “I giardini di Abele”, “Nella prospettiva della chiusura lampo”, “Il magnifico sette” e “Lo stato della follia”).

Il 25 maggio alle ore 16, nell’aula Ferrari di Palazzo Codacci Pisanelli, in programma la giornata di studi “Basaglia e lo spazio della follia. Una storia dimenticata”, con la partecipazione dello psicoanalista romano Cono Aldo Barnà e di Paolo Cesano, Mariano Longo e Mimmo Pesare.

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