Trasporto Oncologico

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La vergogna del trasporto «campale» dei malati di tumore. In dieci anni nessuno ha mai pensato di collegare il padiglione Oncologico al Fazzi.  

E’ una pena indicibile vedere gli ammalati di tumore su una lettiga, con indosso uno straccio di lenzuolo, salire su un’ambulanza-navetta e percorrere appena duecento metri, per poi addentrarsi in lunghi corridoi, esposti al vento e alle intemperie.  Non bastava la condanna della malattia che non perdona!

La foto (è stata scattata qualche giorno fa) mostra una paziente che è stata prelevata dal reparto di Oncologia per essere trasportata al corpo centrale del Fazzi, per effettuare un’esame che non si può fare al padiglione Oncologico (probabilmente un’endoscopia digestiva o un accesso venoso). Fuori piove e l’inverno si fa sentire. E’ una scena che si ripete da anni.

«Nessuno si è mai posto il problema di collegare le due strutture? – si chiede oggi il primario di Oncologia, Gianmarco Surico – Un tunnel, magari anche sotterraneo».

In effetti nel corso di 10 anni di attività del padiglione oncologico i vertici della Asl che si sono susseguiti non hanno mai affrontato questo annoso problema che assorbe risorse e regala immeritati disagi ai pazienti. Per non parlare del personale sanitario e amministrativo costretto a fare la spola, con enorme dispendio di tempo.

Ancora oggi si preferisce impegnare personale e mezzi, infermieri, autisti e ambulanze, anziché collegare le strutture.

Bisognerà attendere il completamento del Dipartimento di emergenza e accettazione che, stando alle anticipazioni dell’ex direttore generale Giovanni Gorgoni, prevede la realizzazione di tre collegamenti orizzontali fra le tre strutture esistenti: due con l’Oncologico (uno aereo su pilotis) e uno con il Fazzi.

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