Teatro Comunale di Novoli

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AL TEATRO COMUNALE DI NOVOLI, PER IL BANDO TRAC, IN RESIDENZA L’ATTORE SALENTINO DOMENICO LUCA

Nell’ambito del progetto Trac – Teatri di residenza artistica contemporanea“, sino a domenica 17 novembre, iTeatro Comunale di Novoli, in provincia di Lecce, ospita l’attore e regista salentino Domenico Luca in residenza per lavorare allo spettacolo “Cantico di quali creature“. Diplomato all’Accademia Nazionale Silvio D’Amico in questi anni ha collaborato, tra gli altri, con Emma DanteArturo Cirillo, Giorgio Barberio CorsettiValentino VillaTommaso Capodanno. Il Centro di residenza teatrale, sostenuto dalla Regione Puglia e dal Mibact, copre una distanza di oltre 300 km dalla Capitanata fino al Salento, accoglie ogni anno artisti e compagnie in cerca di una casa per la loro ricerca artistica e, contestualmente, incentiva nuove connessioni creative e generative, in ambito socio-educativo.

«C’è una sorta di malcelata compiacenza nel “Cantico delle Creature” di San Francesco. Forse. Una malcelata compiacenza che riguarda l’uomo in quanto perfetto compimento del creato e che in quanto tale è unica creatura capace di osannarlo e lodarlo», sottolinea Domenico Luca. «Alle elementari ci rimasi male. Mancavano quelle creature umane che mi sarei aspettato osannate in fiumi di pagine. Ancora adesso sono alle elementari. Questo lavoro è anche frutto di quella disillusione. La residenza in corso approfondisce un’autobiografia onirica e non, d’infanzia anche prima, d’adolescente, fatta di continui incontri fortuiti e forzati, e ripetuti, in case di cura, ospizi, centri di ‘igiene’ mentale. Poi c’è l’incontro con la morte, avvenuto molto presto. Quando dico morte non intendo la generica morte del nonno. Intendo il rito, il rosario sociale che compi disinteressato, del prendersi cura di un corpo morto. Di qualsiasi corpo capiti. Un rito sacro, si direbbe. E ripetuto pure quello», prosegue. «E proprio la ripetizione mi ha portato ad avere premature convinzioni riguardo alla morte, e quando mi guardavo intorno vedevo rare – anche solo – impressioni formate al riguardo. Nel nucleo originario chiamato famiglia da cui provengo, ci si guadagna il pane con questo materiale. Se uso la parola forzato non è un caso. Questo lavoro nasce anche da questa illusione. Di saperne qualcosa a riguardo, o riguardo gli incontri fatti. O riguardo la morte. E c’è una storia in particolare usata come cornice. Che non incornicia o delimita e basta, ma intesse anche direi. La storia di una vita spezzata prematuramente. Non è una prospettiva», continua. «Da questa storia, rispettandola, mi sembrava giusto partire per un cantico, per auscultare, con pazienza, tanta pazienza, la materia umana ingarbugliata e complessa che non solo c’era all’interno della sua famiglia, ma anche quella che mi è passata davanti, con gentilezza, disincantata, esposta nuda al mio sguardo e al mio farfugliare. Un farfugliare ancora più esposto della cosiddetta fragilità del pazzo, del folle. Al solo contatto, che dico, sfiorarsi, il mio farfugliare bruciava. Da quest’altro sentire nasce questo lavoro. Mediare non si deve, oltre ad essere materia impossibile».

Trac è un progetto che coinvolge cinque compagnie (Factory Compagnia Transadriatica, Principio Attivo Teatro, Bottega degli Apocrifi, La luna nel letto/ Tra il dire e il fare, Crest), quattro teatri (i comunali di Novoli, Ruvo di Puglia, Manfredonia e Tatà di Taranto) e uno spazio studio (Artinscena di Castellana Grotte) ed è realizzato con il partenariato della Provincia di Taranto e dei Comuni di Novoli, Ruvo di Puglia, Castellana Grotte e Manfredonia.

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