“Sequestrati” in una nave cargo in Senegal

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Bloccati nel porto di Dakar a bordo di una nave cargo da un mese, senza sapere nulla sul proprio destino. E’ l’assurda vicenda di cui è protagonista, suo malgrado, il giovanissimo allievo ufficiale di coperta Matteo Muci, 19enne di Leverano.
Il giovane marinaio è senza passaporto e costretto a rimanere a bordo della Grande Nigeria, una nave cargo del gruppo Grimaldi, dal 25 gennaio scorso. Da quando sulla nave, già sotto sequestro dal giugno scorso a seguito del rinvenimento nella stiva di ben otto quintali di droga, sono stati ritrovati alcuni borsoni con all’interno 120 chilogrammi di cocaina. La beffa, spiega Matteo, è che a segnalare la presenza dei borsoni sospetti alle autorità è stato proprio l’equipaggio – subentrato a quello allontanato dopo il primo sequestro – cioè gli stessi uomini che ora si trovano “nella assurda posizione di essere sequestrati, in pratica ai domiciliari senza neanche poter scendere dalla nave e con l’assurdità che nessun capo di imputazione è stato loro formulato”.

La cronistoria dell’assurda vicenda la spiega il giovanissimo marinaio salentino in un post su Facebook: “L’equipaggio nuovo imbarcato, dal momento che la nave era in banchina sequestrata, non se ne sta con le mani in mano in attesa che la questione, prettamente economica, si risolva, ma come di prassi inizia a mettere in atto una serie di manutenzioni. Durante questi lavori che comprendono anche ispezioni di verifica corretta funzionalità degli impianti di bordo, in una bocca di ventilazione sita a poppa della nave sono stati rinvenuti dallo stesso equipaggio quattro zaini di colore nero. Come previsto dall’ISPS code, International Ship and Port Facility Security Code, parte integrante della SOLAS cap. XI-2., che viene adottato per garantire la sicurezza marittima, ovvero la sicurezza per prevenire (nonché sopprimere) la sussistenza di atti illeciti intenzionali, il comandante della nave, come suo dovere, avverte immediatamente il Responsabile della Security della Società Armatrice e di concerto avvisano le autorità del rinvenimento di queste quattro sacche sospette. Il comandante e l’equipaggio non conoscevano il contenuto delle sacche, per ovvie ragioni di sicurezza (avrebbero potuto contenere esplosivo) spettava alla autorità senegalese addetta alla security procedere ai rilevamenti. Dai controlli effettuati risultavano contenere complessivamente 120 chilogrammi di cocaina. Perquisendo l’intera nave non sono state rinvenute ulteriori sostanze. Dopo qualche giorno sono avvenute le deposizioni di rito a bordo della nave da parte delle autorità senegalesi in presenza del legale senegalese rappresentante la compagnia, e dopo un paio di giorni è avvenuta un ulteriore perquisizione molto più approfondita con membri dell’ INTERPOL. In seguito alla vicenda le autorità hanno ritirato i passaporti dell’equipaggio rendendoli di fatto agli arresti domiciliari”. Da allora nulla si è mosso e Matteo insieme al resto dell’equipaggio è fermo a Dakar: “Per i membri dell’equipaggio oltre il danno la beffa. Loro assolutamente innocenti, anzi sono stati ben attenti e scrupolosi nel seguire la normativa internazionale in termini di security, si trovano nella assurda posizione di essere sequestrati, in pratica ai domiciliari senza neanche poter scendere dalla nave e con l’assurdità che nessun capo di imputazione è stato loro formulato. La nave fin dal primo sequestro e fermo di giugno 2019 e’ presidiata da 4 guardiani locali uno dei quali fisso sul luogo in questione, un altro presidia la prua e 2 sulla rampa di accesso, ci sono anche numerose telecamere del terminal che monitorizzano continuamente la nave e i suoi punti vulnerabili, praticamente sotto controllo continuo. Basterebbe questo per scagionare inequivocabilmente l’attuale equipaggio a dimostrazione che le sacche erano a bordo ben prima dell’arrivo della nave a Dakar.

“Nessuno si è attivato al fine di informare i familiari né tantomeno avvisato il Consolato italiano a Dakar dell’accaduto e del vero susseguirsi dei fatti – continua il 19enne – il Consolato Italiano in Senegal ha appreso la notizia, tra l’altro falsata, del nuovo rinvenimento di sostanze stupefacenti dai giornali locali che hanno enfatizzato lo scoop del ritrovamento come merito delle autorità locali, e non bensì come denunciato da parte del comandante della nave. E’ solo grazie all’interessamento di parenti dell’equipaggio italiano che è stato informato il Ministero degli Esteri e di conseguenza il Consolato Italiano in Senegal. Il legale rappresentante della Grimaldi in Senegal a tutt’oggi non ha fatto avere nessuna notizia all’equipaggio in merito all’andamento delle indagini sui membri, interfacciandosi solo con la compagnia, tenendo tutti all’oscuro di qualsiasi notizia. Dall’andamento dei fatti si presuppone che gli interessi della compagnia prevalgano sulle risorse umane che sembrano essere abbandonate a se stesse, senza riferimenti, certezze, in balia della sorte”.

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