“Renzi vattene”. Blocco studentesco rievoca la riforma scolastica Gentile

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Affissi nella notte striscioni  di protesta sugli edifici leccesi “Banzi” e “Siciliani”. “L’unica buona scuola è quella di Gentile”.

 

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Dito puntato, anche da destra, contro il Ddl della “buona scuola” teso a trasformare gli istituti in azienda, annientando le speranze degli insegnanti precari e la democrazia interna““Renzi vattene”. Blocco studentesco rievoca la riforma scolastica Gentile .  Il malumore nei confronti del disegno di legge, in discussione alle Camere, non è un mistero ed è stato il fulcro di manifestazioni e atti dimostrativi lungo tutto lo Stivale che sfoceranno nell’ennesimo sciopero generale indetto dai sindacati autonomi il 24 aprile.

Quella contro la cosiddetta “buona scuola” sta assumendo i contorni di una vera e propria sollevazione popolare che ha raccolto il sostegno trasversale di molti sindacati e forze politiche di ogni colore. Da sinistra a destra, insomma, non mancano le perplessità contro il Ddl ed il premier Renzi sembra riuscito a compiere “il miracolo” di mettere tutti d’accordo: insegnanti, presidi, studenti, genitori, associazioni schierati in un unico fronte.

Gli striscioni affissi sui muri di due edifici scolastici leccesi, il liceo scientifico “Banzi Bazoli” e l’istituto magistrale “Siciliani”, guardano al ventennio fascista e alla riforma voluta dal ministro della Pubblica istruzione sotto il governo Mussolini, nel 1923, Giovanni Gentile. Si tratta di un amarcord nostalgico scatenato dalle iniziative dell’attuale governo. L’humus su cui prolifera la protesta, del resto, è comune a tutti: il Ddl prevede la trasformazione delle scuole in aziende, gestite da presidi-manager cui viene demandato il compito di scegliere chi assumere e chi no, su chiamata diretta, nonché di gestire discrezionalmente il personale degli istituti scolastici.

Con buona pace delle centinaia di migliaia di insegnanti precari, confinati nel limbo delle graduatorie, che non dovrebbero rientrare in tale piano di assunzioni. In base alle linee guida delle “buona scuola”, infatti, le graduatorie ad esaurimento dei precari e, a partire dal 2017, persino quelle di istituto, dovrebbero essere cancellate. L’intero impianto del disegno di legge, in generale, risulta poco convincente perché non mira (secondo gli addetti ai lavori) ad abbattere le disuguaglianze socio economica, favorendo un’istruzione di qualità, ma riduce la democrazia, i diritti all’interno della scuola, nonché la stessa libertà di insegnamento.

 

 

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