Renzi, Cantone e una task force per l’Expo

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Renzi, Cantone e una task force per l’Expo

Una “task force” affidata dal governo a Raffaele Cantone e all’Authority anti-corruzione da lui presieduta. E una mobilitazione del Parlamento per avviare una sessione speciale delle Camere che ultimi l’impianto normativo necessario a scongiurare il diffondersi di episodi di malaffare nel Paese. L’ondata di indignazione per i nuovi episodi di corruzione all’Expo di Milano suscita la reazione della politica che corre ai ripari per arginare le conseguenze che potrebbero derivare da una nuova Tangentopoli.

“Milano ce la farà, noi non molliamo” e l’Expo è “un’occasione troppo grossa per buttarla via”, avverte Matteo Renzi. Il premier intende affrontare la situazione affiancando ai tecnici dell’Expo e al suo commissario un pool di avvocati, magistrati contabili, esperti di contratti. E sarà Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ad occuparsi di “rimettere a posto le cose” a Milano. “Se ci sono problemi con la giustizia, si devono fermare i responsabili e non le grandi opere”, avverte il Presidente del Consiglio intenzionato a ‘blindare’ i lavori dell’Expo dai tentacoli dell’illegalità.

“Mi sembra una buona idea quella di rafforzare ulteriormente il versante anticorruzione” sull’ evento, concorda il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Ma è la facile deriva antipolitica a preoccupare il Palazzo anche in vista delle prossime elezioni europee. Oggi, in occasione di una cerimonia per ricordare Falcone e Borsellino, le più alte cariche dello Stato si sono unite in un comune appello per riportare nell’alveo del controllo normativo lo sforzo di arginare gli episodi di corruzione che continuano a infestare le grandi opere. Su corruzione e legalità “penso sia arrivato il momento di dedicare una sessione speciale del Parlamento”, dice il presidente dell’ Antimafia, Rosy Bindi secondo la quale “è ora che la politica esprima un giudizio su se stessa”.

Ancora una volta, afferma, “quando la magistratura indaga scoperchia la pentola di un Paese ricattato dalla corruzione”, ma la via giudiziaria non basta, “è ora che la politica “impari a sanzionare se stessa”. Il metodo dovrebbe essere quello di riavviare una stagione di riforme. E il presidente del Senato, Pietro Grasso, propone di ripartire da quella che è stata anche la sua proposta che ha già portato allo stralcio delle norme sul 416 ter. Proprio per evitare una nuova Tangentopoli si potrebbe ricominciare con quel ddl che, nel suo primo giorno da senatore, aveva presentato per colpire assieme al voto di scambio anche altre fattispecie di corruzione, il riciclaggio, l’auto-riciclaggio e il falso in bilancio. Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, non ha dubbi: “E’ una grande occasione e si deve buttare fuori quello che di sporco c’è, ma la corruzione non è un fatto endemico. Si può e si deve distinguere. Sull’Expo non ci debbono essere ombre di alcun tipo”.

Il ministro Stefania Giannini invita anche lei a distinguere tra malaffare e qualità del progetto: “L’Expo è un grande progetto, e lo era fin dall’inizio. Lo valorizzeremo”. Può diventare anche “un vantaggio” il fatto di aver trovato le “mele marce”, osserva il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, perché così si può tornare al “progetto originario” abbandonando quello “faraonico”. E anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia sottolinea come “l’immagine internazionale di Milano e dell’Expo non sia compromessa perché non è quella delle infrastrutture, ma quella dei grandi temi del futuro del pianeta”. Ma tutti, nei partiti, tendono a prendere le distanze dai coinvolti. “Greganti e Frigerio sono signori che si facevano gli affari propri”, precisa il consigliere politico di FI, Giovanni Toti. Il M5s, invece, prende a tal punto le distanze che si dice pronto a chiedere anche la chiusura dei lavori.

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