Referendum

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Stefàno e Uras (Misto), “Liberi comitati del SO per scelta consapevole”

“Noi ci iscriviamo allo stesso partito di Giuliano Pisapia: quello che non accetta che il confronto sulla revisione costituzionale, oggetto del referendum del prossimo 4 dicembre, si trasformi in uno scontro mortale tra le diverse anime del campo democratico e progressista, a danno della prospettiva di un “governo avanzato” del Paese, nel più ampio interesse popolare.

In passato, abbiamo già espresso le nostre convinzioni durante la discussione parlamentare e sul merito di questa riforma costituzionale. Una riforma che proprio non vogliamo e non possiamo giudicare come un attentato alle libertà e alla partecipazione democratica.

Le questioni oggetto di questo confronto/scontro non sono mai state il superamento del bicameralismo paritario o la revisione del ruolo del Senato o, ancora, la soppressione di alcuni livelli istituzionali di autonomia locale. Tantomeno la soppressione del CNEL. Certo, vi sono degli elementi di criticità: in primo luogo l’eleggibilità dei Senatori, ed è auspicabile che l’apposita legge elettorale possa risolvere tale perplessità. Ma non basta: anche la non perfetta distribuzione delle competenze Stato centrale e autonomie regionali e locali; ed anche in questo caso la speranza è che la Corte costituzionale riesca a sistemare gli assetti, come già avvenuto in passato. Sono questioni di un certo peso, che non ipotecano il nostro sistema democratico, ma che riflettono piuttosto un modo diverso di intendere e declinare una condivisa necessità di riforma del nostro sistema parlamentare e delle Autonomie.

Per tali ragioni, riteniamo necessario che, nello spazio di questa discussione, non venga estromesso l’innegabile impegno riformatore che si è voluto dare a questa legislatura sin dal suo inizio. Un impegno al quale – seppure in misura diversa – hanno partecipato tutti i gruppi parlamentari. Si è passati, infatti, dalla costituzione di un comitato di saggi, politicamente e tecnicamente di alto e riconosciuto valore, all’approvazione di una nuova legge istitutiva di una Commissione Bicamerale per la revisione costituzionale. Fino ad arrivare al testo approvato dalle Camere. E non reputiamo saggio bollare in modo inappellabile tutto questo studio e lavoro come una perdita di tempo. Una perdita di tempo che rischierebbe di essere sinonimo di un ulteriore pesante fallimento della politica.

Anche sulla costituzione di comitati per il “SI” o per il “NO” di ispirazione partitica, ci siamo già espressi senza riserve, convinti come siamo che non aiuteranno la discussione con e tra i cittadini, all’interno delle nostre comunità territoriali. Siamo favorevoli invece – permettete il gioco di parole – ai “liberi comitati del SO” perchè lo spazio pubblico di questo appuntamento elettorale non deve e non può essere esclusivo appannaggio dei partiti e dei movimenti politici, o dei loro rispettivi rappresentanti. Deve essere invece l’occasione per dare nuovo stimolo, forza e protagonismo a tutte quelle realtà operose che curano gli interessi sociali, culturali, professionali ed economici dell’intera società italiana.

La conclusione della discussione parlamentare ha – di fatto – trasferito la decisione ai cittadini e l’esito di questo referendum è nella responsabilità degli elettori.

Qualunque sia il risultato di questa consultazione, la Costituzione Repubblicana rimarrà intatta nei suoi principi fondamentali, così come continuerà a rimanere nella responsabilità del Parlamento e delle forze politiche il compito di dare al Paese un governo efficiente, capace di continuare a far fronte agli effetti di una pesante crisi economica che viene da lontano e che ha caratteri strutturali. Continueranno anche a rimanere tutti i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare e che affrontano con coraggio e tante difficoltà i nostri amministratori locali, gli ottomila sindaci italiani. Resteranno i problemi e i disagi di ogni giorno che gravano su persone, famiglie, lavoratori e imprese.

Per questo vogliamo che la politica adesso svolga il suo ruolo più alto, quello maieutico, quello volto quindi non a gridare e strappare il consenso, ma capace di accompagnare i cittadini a scegliere con conoscenza e consapevolezza se approvare o meno questa riforma. E questo ritrovato equilibrio nei toni come nei modi sarà certamente utile anche a superare le fibrillazioni che si registrano nelle vicende politiche generali, nelle crisi che attraversano le istituzioni Europee e quelle nazionali, e che stanno generando fenomeni aggressivi di populismo fascista, xenofobo e qualunquista che rappresentano – questi sì –  il vero, più oscuro pericolo per la democrazia occidentale e per la serenità di vita delle nostre comunità.”

Sono le parole contenute nell’appello dei due senatori del Gruppo Misto di Palazzo Madama, Dario Stefàno e Luciano Uras in vista del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

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