READING DI POESIA CON MARCO VETRUGNO E ILARIA SECLÌ

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READING DI POESIA CON MARCO VETRUGNO E ILARIA SECLÌ

Giovedì 9 giugno 2016 alle 19, presso la Libreria °Fahrenheit di Lecce (Via Don Bosco 26/B) reading di poesia con Marco Vetrugno (Proiettili di-versi, Musicaos Editore) e Ilaria Seclì (La sposa nera, Edizioni Joker). All’interno mostra fotografica di Francesca Maruccia. Marco Vetrugno è nato a San Pietro Vernotico nel 1983. Vive a Lecce.

Ha pubblicato le raccolte di versi Poetico delirio (Lupo, 2012), Organismi cedevoli (Manni, 2014), Le mie ultime difese (Manni, 2015). Per il Magazzino di Poesia di Spagine (a cura di Mauro Marino) è autore della raccolta I versi del panopticon (2014).

La scrittura di Vetrugno è una pratica quotidiana del vissuto, in prima persona, uno scandaglio e un microscopio del reale. Mauro Marino, in uno dei due interventi che accompagna la raccolta, sottolinea come questa poesia vada ben al di là dellʼesercizio letterario, per ricongiungersi a quel “domestico quotidiano far versi”, che accomuna lʼautore a Salvatore Toma, Antonio Verri, Ercole Ugo DʼAndrea. Secondo Luciano Pagano, nella sua poesia, Marco Vetrugno scrive dellʼEssere e della Mancanza, le sue poesie raccontano visioni che giudicano senza pregiudizio, che diventano etica della poesia nellʼattimo stesso in cui affrontano con crudezza la realtà, saltando a piè pari ogni ammiccamento di maniera; la sua scrittura ha un obiettivo estetico ben preciso, dire l’Essere e il suo cuore ravvicinato, intangibile.

49 componimenti, 49 proiettili mirati al cuore dellʼindifferenza, del quieto vivere, di tutta lʼinsensatezza dell’oggi.

Antonio Devicienti definisce Ilaria Seclì, salentina nata a Ginevra, «una tra i “Fabbricanti di Armonie” che in questi anni stanno animando la Terra d’Otranto grazie alla forza e alla bellezza della loro arte, alla generosità delle loro iniziative e del loro impegno nei confronti di una terra che non è solo, come recita un melenso slogan per turisti che non capiscono quello che vedono, “lu sule, lu mare e lu jentu”, né la terra di un altro fenomeno asservito alla logica commerciale, vale a dire un certo modo di intendere la “pizzica” e la “taranta”, banalizzate entrambe, semplificate, destoricizzate, insomma tradite e vendute».

Scrive Marco Ercolani della poesia di Ilaria Seclì: «I suoi versi appartengono al mondo dei poeti “scorticati”, dei “senza-pelle”, dove la sensibilità si accede e si infuoca prima che la ragione possa esercitare il suo naturale controllo. Ma questo non basterebbe a spiegare il trasalire dell’emozione che questa voce poetica trasfonde al lettore».

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