QUALE LECCE ?

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Al termine dell’incontro contro il Monopoli.

Un mio amico mi ha posto questa domanda: “Secondo te, quale è il vero Lecce? Quello del primo o quello del secondo tempo”? Ho riflettuto un attimo per riordinare le idee e poi ho risposto: “Quello dell’1 a 0 finale”. A mente fredda sono ancora più convinto di aver dato la risposta giusta ed aggiungo che, indipendentemente dai risultati finora conseguiti e da quelli a venire, questo sig. Braglia comincia ad essermi simpatico perché lo trovo realista e molto pragmatico e dimostra di aver accumulato, in questa difficilissima serie, un’esperienza considerevole.

Certo, analizzando i due tempi della partita con il Monopoli, si è avuta la sensazione di aver visto o due partite diverse o due squadre diverse: nel primo tempo tanto ordinato, determinato e sicuro il Lecce, tanto impaurita ed un po’ smarrita la squadra monopolitana;  nel secondo, invece, più frizzante, dinamico ed orgoglioso il Monopoli e meno geometrico ed ordinato il Lecce, anche se mai ha perso la testa, manifestando una inattesa, ma aspettata, solidità. Allora come si risolve il rebus che recita se sia preferibile il bel gioco o il risultato? Credo che la risposta l’abbia data Braglia dicendo che per il bel gioco se ne parlerà a tempo debito mentre per il risultato: “ci metterei la firma per continuare così e magari si vince pure il campionato”

E’ evidente come l’ultima frase serva per tenere caldo l’ambiente e motivare sempre i calciatori, ma i suoi atteggiamenti sia durante gli allenamenti che durante la partita evidenziano come il tecnico abbia una sua filosofia che sta trasmettendo lentamente alla squadra; non cerca i ghirigori, non cerca il titic-titoc  ma l’essenzialità non solo delle giocate ma anche dei comportamenti; non esclude che ci debbano essere dei miglioramenti, ma questi probabilmente attengono ad un miglioramento della condizione atletica, all’entrata in forma di qualche lungodegente, ma non certamente a moduli tattici e filosofie calcistiche “new age”.

Oggi si vedono tanti allenatori, giovani, culturalmente preparati, nutriti di concezioni calcistiche studiate a tavolino, con l’attuazione di moduli tattici, sempre differenti nella stessa partita, quasi a dimostrare la propria preparazione  maturata a Coverciano, che vogliono proporre il gioco del Barcellona o del Real a squadre di Lega Pro e perdono di vista l’essenzialità del gioco del calcio che tende a privilegiare il concetto di incassare poco, piuttosto che segnare molto; del resto,  vincono i campionati le squadre con le difese più solide e non quelle con gli attacchi atomici. Ed allora ben venga il sig. Braglia con il suo Lecce da 1 a 0, con i suoi centrocampisti al posto degli attaccanti al fulmicotone, anche se Moscardelli dimostra di essere di livello superiore, con il suo frenetico controllare l’orologio verso il fine partita che, comunque serve a trasmettere alla squadra in campo, la determinazione a portare a casa il risultato, con il suo difendere anche chi è stato al di sotto degli altri, perché è così che deve fare un vero Comandante, perché è questo atteggiamento che sta facendo nascere una squadra.

Già da quando è arrivato, ho sostenuto l’opportunità di lasciarlo lavorare in pace perché questo signore ritengo sia in grado di far abbassare la cresta a qualche presuntuoso che ancora ci fosse in giro. La classifica proietta il Lecce davanti al Benevento, 15 punti contro i 14 del Benevento, martedì sanzionato, così come ridimensiona Ischia portata a 10 e Catania a 6. Restano sulla cresta dell’onda la Casertana con i suoi 18 punti, media di 2 punti a partita come segno di campionato modesto, il Foggia, il Lecce ed il Benevento. Credo che da questo poker dovrebbe uscire la vincente. E’ già cosa buona e giusta che ci sia anche il Lecce in corsa, ma come sempre mi faccio dovere di raccomandare di stare con i piedi a terra senza fare voli pindarici. Ma credo che questo lo sappia, prima di tutto, Braglia.

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