PROGRAMMARE LA PACE NEL MEDITERRANEO

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DEMOGRAFIA E MIGRAZIONI, REDISTRIBUZIONE DELLE RISORSE E TUTELA DELL’AMBIENTE

Gallipoli, 8-9 settembre 2017 DOCUMENTO INTRODUTTIVO SAPERI E POTERI LOCALI OSSERVATORIO MEDITERRANEO DELLA PROGRAMMAZIONE LOCALE

1. Un Seminario tra Città per un “Osservatorio” mediterraneo Il tema del XII Seminario della CPVHM “Programmare la pace nel Mediterraneo” poggia su due postulati: a) l’identità tra pace e sviluppo (affermata dal Pontefice Paolo VI nell’enciclica Populorum progressio del 1967 e che vogliamo evocare con il ricorso al verbo “programmare”); b) la transizione dalla prospettiva della “programmazione dello sviluppo locale” alla prospettiva della “programmazione locale dello sviluppo” (della quale molto si parla ma per la quale nulla si fa).

Il Seminario vuole dunque essere l’occasione per ragionare (sia teoricamente sia operativamente, sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista economico) su come le Città del Mediterraneo possono concorrere al compito ‒ per eccellenza politico ‒ della “programmazione dello sviluppo” sociale, così contribuendo alla soluzione dei grandi, attuali e connessi problemi: della demografia e delle migrazioni, della redistribuzione delle risorse e della difesa dell’ambiente. Seguendo una linea già tracciata nel corso di precedenti Seminari della CPVHM, crediamo che materia e risorsa importante della “programmazione locale dello sviluppo” sia quella definita con la locuzione “saperi locali”.

Pertanto proponiamo per essi la creazione di uno strumento di informazione, il quale ne renda possibile il governo razionale. Si tratta dell’“Osservatorio mediterraneo della programmazione locale. Poteri e Saperi locali”.

2. Rilevanza economica dei saperi locali e ruolo giuridico delle Città. In particolare nel Mediterraneo I “saperi locali”, fonte importante di ricchezza, sono le conoscenze e competenze proprie delle Comunità locali; incorporate in produzioni dei tipi più diversi: primarie, secondarie e terziarie ovvero estrattive, agro-pastorali, artigianali e di servizi. Nella economia moderna e particolarmente in quella contemporanea, gli spazi dei saperi locali e delle produzioni connesse si sono fortemente ridotti mentre è grandemente cresciuta la rilevanza economica dei saperi e delle produzioni privi di riferimenti alle Comunità locali.

A questo fenomeno tecnico-economico corrisponde il fenomeno giuridico-politico della perdita di importanza delle Comunità locali e della crescita di rilevanza dei soggetti finanziari transnazionali. La democrazia è una “invenzione o scoperta” urbana. Come è stato posto a fuoco soprattutto nel corso della riflessione filosofica del secolo XVIII, essa (cioè il potere degli uomini su se medesimi) è possibile soltanto laddove Comunità locale resta la cellula vivente della Comunità politica. Pertanto, questi fenomeni tecnico-economico e giuridico-politico significano anche perdita di democrazia. Sono state infatti recentemente osservate la diretta proporzionalità tra concentrazione del potere e concentrazione della ricchezza e la crescita esponenziale di entrambe le concentrazioni con le corrispondenti diffusioni della marginalità e della povertà. Questi fenomeni si sono amplificati negli ultimi anni, prendendo il nome di “globalizzazione”. Alla regola – risalente agli inizi della epoca contemporanea – della transnazionalità dei capitali1 , si sono aggiunte la regola della delocalizzazione delle produzioni e, quindi, la regola delle migrazioni degli uomini. La globalizzazione peraltro, da un lato, mostra i propri limiti, con le grandi crisi economiche e i disastri ambientali, e, da altro lato, offre il fianco al rilancio dei saperi locali e delle produzioni locali, perché queste sono le uniche non delocalizzabili e ad esse si aprono mercati nuovi ed estremamente vasti. La promozione e, in generale, il governo dei saperi e delle produzioni locali, per definizione “identitari”, non sono possibili senza il concorso attivo delle rispettive Comunità locali, ovverosia delle rispettive «piccole Città». Per adempiere a questo compito, le Città devono ‘guardare’ istituzionalmente ‒ come e ancora più che durante la loro storia multi-secolare ‒ non soltanto alla propria dimensione interna (come vuole la logica del decentramento) ma anche se non soprattutto alla propria dimensione esterna, in particolare a quella “regionale” sovra-statale. La dimensione regionale sovra-statale delle nostre Città è il Mediterraneo, inteso (ovviamente) nella sua completezza, cioè compreso il Mar Nero. Per nostra fortuna, proprio nella materia dei saperi e delle produzioni locali il Mediterraneo è Regione ricca di potenzialità innanzi tutto da non perdere e quindi da valorizzare (si pensi, soltanto come esempio, alla notorietà mondiale della “dieta mediterranea”).

3. Contenuti e obiettivi che si perseguono La presa di coscienza del ruolo delle Comunità locali nella promozione e nel governo dello sviluppo socio-economico e la formazione della volontà politica di svolgerlo devono essere accompagnate e sorrette dalla conoscenza dei fenomeni che si devono-vogliono promuovere e governare. Proponiamo di dare una risposta a questa esigenza, attivando un “Osservatorio” informatico sui progetti (ma anche sulle azioni e sugli eventi di comunicazione e sostegno) per lo sviluppo socio-economico, realizzati e in corso di realizzazione da parte delle Città (in particolare: medie, piccole e piccolissime) nella generalità della area del Mediterraneo. L’Osservatorio vuole raccogliere e fare conoscere i progetti promossi da soggetti “locali” anche privati. I progetti possono essere di produzione, di trasformazione, di commercializzazione e di servizi e devono concernere saperi (nei diversi campi: agricoltura, allevamento, gastronomia, ebanisteria, metallurgia, oreficeria, tessile etc.) e/o risorse ‘naturali’ (si pensi al patrimonio delle biodiversità) locali-identitari, concorrendo a trasmetterli nel tempo, con attività nelle quali confluiscano la conservazione e la innovazione. L’Osservatorio potrà anche raccogliere e fare conoscere eventi (seminari, corsi, manifestazioni, pubblicazioni etc.) i quali abbiano lo stesso genere di soggetti, campi e obiettivi.

4. Esperienza pregressa dei proponenti La idea di un sistema informativo in rete, al fine di raccogliere e rendere fruibili razionalmente informazioni sulle azioni nelle e delle Città per lo sviluppo e ‒ dunque ‒ la pace è stata fatta oggetto di vari Seminari di studio interdisciplinari e internazionali organizzati dalla Conférence permanente des Villes historiques de la Méditerranée e dall’ISPROM in collaborazione con la Unità di ricerca ‘Giorgio La Pira del CNR-Università di Roma ‘La Sapienza’ e con il 1 Benjamin Constant (1767-1830) De la Liberté des Anciens comparée à celle des Modernes, 1819, «en créant le crédit, le commerce a rendu l’autorité dépendante. Car l’argent peut se cacher ou s’enfuir et, en ce cas, toutes les opérations de l’État sont suspendues. Auparavant, les gouvernements étaient plus forts que les particuliers. Désormais, les particuliers sont plus forts que le gouvernement.» supporto dell’ITTIG-Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica del CNR (Firenze). Tale idea è stata accolta e fatta oggetto di impegno comune (da ultimo nel Seminario tenutosi a Chefchaouen [Marocco] nel 2015). Nel quadro della Conférence, la Città di Castelsardo (la quale ne è membro particolarmente dinamico) ha già assunto iniziative operative di grande importanza e respiro, con le quali ci si propone di sviluppare ogni sinergia possibile. Con tutti questi Enti (anche su tale specifica “idea”) la Università di Sassari (in particolare attraverso alcuni ricercatori/docenti e i loro Dipartimenti) ha una lunga esperienza di costante e feconda collaborazione.

5. Il ruolo del Seminario di Gallipoli La Fondazione Sardegna ha concesso all’ISPROM un contributo per la creazione del ‘sito’ informatico in cui allocare le informazioni dell’Osservatorio. Per metterlo in funzione occorrono competenze scientifiche e informazioni a scala mediterranea. Il Seminario dell’8-9 settembre prossimo vuole essere un primo momento di raccolta delle une e delle altre. Abbiamo infatti chiesto a tutte le Città partecipanti di portare uno o più esempi di programmazione locale dello sviluppo, specialmente radicati nelle rispettive specificità territoriali Ciò potrà consentire la attivazione di un grande progetto di cooperazione tra Città e Università, per il quale cercare insieme i necessari supporti finanziari.

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