Povertà a Lecce nel 2016: le storie degli “invisibili” tra coraggio e solidarietà

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Povertà a Lecce nel 2016: le storie degli “invisibili” tra coraggio e solidarietà

Nel 2016 sono stati ancora tanti i senzatetto a Lecce, uomini e donne “invisibili” che di giorno vagano per la città o vanno a lavorare e che la notte si rifugiano in luoghi più o meno protetti.

C’è chi dorme sotto i portici come Vito, un ragazzo siciliano ex galeotto che ha trovato un riparo di fronte all’Istituto delle suore Marcelline, e chi vive in camper, come Italo e Sonia, diventati marito e moglie nel novembre del 2015, o come Ugo, a cui il camper è stato donato dopo una gara di solidarietà. “Lui è una superstar” – afferma Andrea Colella, responsabile operativo dei “City Angels” di Lecce, volontari che la notte portano coperte e cibo ai senzatetto- “Ugo è uno che ci ha messo la faccia, facendosi intervistare e andando anche in tv per chiedere aiuto. Ma la maggior parte dei clochard è restia a raccontare la sua storia. Gli stranieri spesso hanno problemi con la giustizia, mentre gli italiani preferiscono che parenti amici non vengano a conoscenza delle loro difficoltà”.

C’è chi dorme in ospedale, come Michele, il parcheggiatore abusivo della Camera di Commercio, ricoverato a seguito di una cirrosi epatica e chi invece dorme in stazione. La loro situazione è peggiorata dopo la morte a febbraio del clochard Dino, deceduto di stenti tra i sedili della stazione ferroviaria. “Trenitalia ha stretto i controlli perché non gradisce che l’immagine sia quella di un centro di accoglienza- racconta ancora Colella- e tramite la polizia ferroviaria ha fatto in modo di ‘ripulire’ la stazione di Lecce realizzando delle barriere in fondo al parcheggio, lì dove alcuni stranieri avevano allestito delle casette. Qualcuno continua ancora a dormirci, qualcun altro ha trovato ricovero nelle case abbandonate su via San Cesario”.

Infine c’è chi dorme in macchina, soprattutto uomini e donne leccesi. Sono persone che non chiedono nulla perché hanno un reddito, seppur minimo. La mattina vanno a lavorare, ma la sera trovano rifugio nelle loro auto. “C’è un uomo che vive in macchina nel quartiere Salesiani, è un padre separato dalla moglie. Lavora come elettricista e con lo stipendio paga le rette universitarie ai due figli che vivono al Nord per studiare. Ma non ha una casa e di notte il suo letto è il sedile della sua vettura.”

Sono mediamente 80/90 i clochard a Lecce, un numero aumentato esponenzialmente nel 2016 a seguito dell’arrivo di tanti migranti che chiedono asilo in Italia, fuggendo da Paesi in guerra. Ma ci sono anche tante persone, come i pakistani per esempio, che non fuggono dai conflitti e per questo non hanno diritto all’asilo, ma che nel loro Paese sono discriminati per il credo religioso e per questo possono richiedere la protezione sussidiaria. Tuttavia la trafila per ottenere l’asilo o la sussidiarietà è lunga, e quindi nel frattempo sono destinati a vivere in strada.

Nel 2016 è cresciuto anche il numero di famiglie leccesi che si ritrovano senza una casa a seguito di due ondate di sfratti – una prima dell’estate e l’altra a novembre – che hanno messo alla porta tante persone, costringendole a vivere su un marciapiede. “Loro sono quelli che stanno peggio, perché rifiutano gli aiuti credendo in questo modo di salvaguardare la loro dignità. Si arrangiano come possono, a volte chiedono ospitalità ai parenti, a volte dormono in macchina”.

Per di più in inverno Lecce diventa la casa di tanti clochard che vengono dal Nord Europa. “Sono polacchi o bulgari, in fuga dagli inverni gelidi dei loro Paesi che nella nostra città trovano un clima mite e più favorevole rispetto ai meno 20 gradi cui sarebbero destinati a vivere”.

Lecce è una città molto generosa che risponde bene alle richieste di aiuto e solidarietà. Durante il periodo natalizio la situazione è più ovattata, ma il fuoco cova sotto la cenere e il quadro è destinato a peggiorare in base ad una previsione statistica che vede aumentare il numero di migranti e di persone senza una fissa dimora. “La nostra città è impreparata all’emergenza povertà, perché mancano scelte politiche importanti – afferma ancora Andrea Colella – E’un problema di risorse, che va risolto a livello istituzionale. I volontari possono solo collaborare e offrire servizi a costo zero, ma occorre che vi sia una presa di posizione da parte dell’Amministrazione”.

Intanto, i cittadini possono aiutare “gli angeli della città”, che ogni notte dalle 21 fino a mezzanotte monitorano e assistono i bisognosi, regalando coperte, sciarpe e vestiti puliti e in buone condizioni.

Per info contattare il coordinatore dei City Angels di Lecce: Mario Ferro “Fuego” +39 347 75 90 520 / +39 320 25 19 544

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