Otranto, il sindaco Cariddi: “Rischiamo due gasdotti in 30 km e nessuno lo dice”

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Otranto, il sindaco Cariddi: “Rischiamo due gasdotti in 30 km e nessuno lo dice”

Otranto è l’unico comune nella provincia di Lecce, con un’amministrazione politica in carica a non aver aderito alla lettera appello del fronte “No Tap” indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una decisione che sta facendo discutere e che ha generato reazioni anche stizzite sui social. Il sindaco Luciano Cariddi, però, respinge il ruolo di avversario o antagonista dei propri colleghi firmatari e prova a dare una spiegazione della scelta fatta.

Sindaco, sta facendo discutere la sua decisione di non aderire alla lettera dei sindaci No Tap. Come nasce questa scelta?

“Si tratta di una scelta di coerenza amministrativa, essendo io il rappresentante di una città come Otranto, che, dal 2011, ha un progetto di gasdotto approvato sul proprio territorio e che aveva coinvolto, a più livelli istituzionali, diverse amministrazioni”.

Non ha il timore che la sua posizione venga letta in contrapposizione con la protesta del territorio?

“Ho rispetto per chi protesta e non sono contrario al movimento No Tap. Noto, però, che c’è qualche politico che sta cavalcando la vicenda pur avendo sostenuto in altre sedi opere di questo tipo. Il mio è un ragionamento diverso: da oltre un decennio si sostiene che per la sua collocazione geografica la Puglia debba accogliere queste infrastrutture. Sin dal lontano 2007, infatti, presso l’Assessorato regionale allo Sviluppo economico, è esposto nei corridoi del quinto piano di corso Sonnino un cartello che indica ben cinque vettori che dalle coste orientali dovevano giungere qui, tra metanodotti, elettrodotti e addirittura oleodotti. Quelle previsioni qualcuno non ha saputo o voluto governarle abbandonando le municipalità al proprio destino”.

Che intende dire e a chi vuol fare riferimento?

“In più occasioni come amministrazione abbiamo rappresentato alla Regione Puglia, sia con Vendola che con Emiliano, la necessità di una programmazione in campo energetico che poi è mancata. Il risultato è stato che le municipalità si sono trovate allo sbando, costrette a valutare progetti che hanno interessi che trascendono la loro dimensione”.

E Otranto come è riuscita a gestire questa “assenza di programmazione” nella vicenda Igi-Poseidon?

“In maniera responsabile e senza l’aiuto del governo centrale e regionale abbiamo trovato una soluzione condivisa, confrontandoci con la proposta di Edison, che era già sul tavolo al nostro insediamento, tant’è vero che il gasdotto ha ricevuto tutti i pareri favorevoli compreso quello della giunta Vendola, nel 2010; abbiamo preteso di incidere su quel progetto, ottenendo tutta una serie di prescrizioni che hanno limitato gli impatti, basti pensare alla cabina di misurazione, che è di gran lunga più piccola dei 12 ettari che prevedrebbe quella di Tap: 2 ettari e mezzo in una zona che consapevolmente avevamo voluto votare alle infrastrutture, essendo il sito dove sorge l’elettrodotto e dove realizzeremo il porto turistico e, quindi, non propria una spiaggia ‘vergine’ come risulta quella di San Basilio”.

Quando Emiliano venne ad Otranto per la firma dell’accordo di programma del porto turistico specificò di sostenere l’opera perché recepiva che “fosse voluta dalla comunità locale”, indicandola in tal senso come “modello virtuoso” e contrapponendola proprio a Tap “scelta calata dall’alto” e “imposta ai territori”. Che le parve di quell’accostamento?

“Sinceramente lo avevo rimosso, ma non sta a me dire se sia stato o meno il nostro un modello virtuoso o se, d’altra parte, ci siano state impostazioni diverse. I giudici li lascio agli osservatori. Certamente non posso negare che nella città ci sia  stato un percorso che ha facilitato sempre un’interlocuzione aperta tra i soggetti coinvolti nei progetti in discussione. Vale per il porto come per il gasdotto. E, quando ci siamo trovati da soli a gestire i processi decisionali, forse per la proverbiale capacità della comunità di Otranto di affrontare le questioni in maniera oggettiva e responsabile, siamo arrivati sempre a delle soluzioni condivise”.

Che idea si è fatto di quanto sta avvenendo a San Foca?

“Non conosco il progetto e non ho elementi sufficienti per giudicarlo: per mia natura, non amo esprimermi in astratto sulle questioni, ma cerco di approfondirle nel merito. Non credo inoltre che sia giusto istituzionalmente entrare nelle vicende di un comune vicino. Dalla mia esperienza, posso dire quanto sia determinante il coinvolgimento delle comunità nelle scelte, ma anche qui bisognerebbe capire come si sia comportata Tap sotto questo aspetto. Quello che, però, mi sembra grave e si sta sottovalutando, nonostante io lo abbia sottolineato come pericolo in tutte le sedi possibili quando abbiamo affrontato il tema, è che nel caos si verifichi una situazione paradossale: ovvero che, con un progetto come Igi-Poseidon, che ha chiuso tutto il suo iter, e quello di Tap in via di definizione, nella confusione dei governi nazionali e regionali sul tema energetico, rischiamo concretamente di trovarci non con uno, ma con ben due gasdotti nello stesso territorio, a distanza di 30 km. Un’assurdità su cui da tempo combattiamo da soli e su cui nessuno ci ha sostenuto”.

Ma al di là della mancata adesione al documento, sente di esprimere solidarietà ai colleghi sindaci?

“Questo sicuramente. Esprimo solidarietà a loro e ho inteso che ci siano tra quelli che hanno sottoscritto la lettera quanti lo abbiano fatto più per una solidarietà istituzionale che per una contestazione del progetto o dell’opera. Ma ribadisco, sarebbe incoerente con i miei atti amministrativi, dopo aver accolto come città un gasdotto, dichiararmi contrario. Non condivido la logica di chi non si assume le responsabilità delle proprie decisioni”.

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