Scorrano, nasce “Insuperabili”: una comunità si mette in cammino per abbattere le barriere della disabilità
di Davide Tommasi
A Scorrano parte un percorso inclusivo che unisce famiglie, scuola, volontari, professionisti, ricerca e territorio.
SCORRANO – Una serata dedicata all’inclusione, alla solidarietà e alla possibilità di trasformare i limiti in opportunità. È questo il senso di “Insuperabili – Officine di talenti che non temono barriere”, il nuovo progetto promosso dal Comune di Scorrano e presentato nel corso di un incontro pubblico che ha riunito istituzioni, mondo della scuola, ricerca, professionisti, volontari, associazioni e famiglie.
A fare da cornice all’iniziativa è stata la musica del coro riunito CNR e Ama e Capirai, che ha aperto e accompagnato la serata con alcune esibizioni, tra cui La vita è bella, The Prayer e The Sound of Silence. Una scelta tutt’altro che casuale: la musica è stata indicata più volte come uno dei linguaggi capaci di superare differenze e barriere, offrendo a ciascuno la possibilità di esprimersi e sentirsi parte della comunità.
Ad aprire ufficialmente l’incontro è stata Sonia Presicce, presidente del Consiglio comunale di Scorrano, insegnante della scuola primaria ed ex docente di sostegno, che ha sottolineato il significato della numerosa partecipazione registrata.
«La vostra presenza dimostra quanto la nostra comunità creda nell’inclusione, nel benessere e nell’autonomia delle persone con disabilità», ha evidenziato Presicce, spiegando come “Insuperabili” rappresenti un ulteriore tassello di un percorso già avviato dall’amministrazione comunale.
Dalla scuola alla comunità: nessuno deve rimanere indietro
Il progetto nasce infatti all’interno di una più ampia strategia sociale che negli ultimi anni ha visto Scorrano coinvolgere associazioni e cittadini in numerose iniziative.
Tra queste il Patto educativo di comunità, sviluppato attraverso tredici progetti realizzati con il coinvolgimento di diverse realtà territoriali, e il doposcuola gratuito destinato ai bambini delle famiglie più vulnerabili. Un servizio che, nel racconto dell’amministrazione, è diventato molto più di un semplice sostegno scolastico: uno spazio sicuro di crescita, relazione e ascolto.
Particolarmente sentito il ringraziamento rivolto ai numerosi insegnanti ed ex insegnanti che hanno prestato gratuitamente il proprio tempo durante tutto l’anno, garantendo quotidianamente attenzione e supporto ai bambini.
«Una comunità cresce davvero solo quando sceglie di non lasciare indietro nessuno», è stato il filo conduttore della serata.
Il sindaco di Scorrano Mario Pendinelli ha ribadito la necessità di considerare il paese come una «grande famiglia», nella quale la molteplicità delle attività può diventare uno strumento per intercettare talenti, passioni e capacità spesso nascoste.
Da qui il collegamento con altri percorsi già avviati, come Punti Cardinali e Galattica, fino alle esperienze di accessibilità realizzate attraverso il Museo delle Luminarie, dove sono stati sperimentati percorsi rivolti anche a persone non vedenti e non udenti.
“Insuperabili”, un percorso dai 6 ai 50 anni
Il cuore della serata è stato però la presentazione concreta del nuovo progetto.
“Insuperabili” è rivolto a bambini, ragazzi e giovani adulti dai 6 ai 50 anni, con incontri previsti il venerdì pomeriggio, dalle 16 alle 18, fino alla tarda primavera e all’inizio dell’estate.
L'obiettivo è costruire un percorso personalizzato, capace di valorizzare creatività, autonomia, relazione e benessere attraverso attività differenti: laboratori manipolativi e creativi, arte terapia, argilla, decoupage, percorsi esperienziali, attività motorie, musicoterapia, ipoterapia, teatro e danza inclusivi, fino alle attività in piscina.
Non un programma rigido, dunque, ma un progetto destinato a crescere strada facendo, sulla base dei bisogni dei partecipanti e delle opportunità offerte dal territorio.
«Il nostro non è un percorso già definito – è stato spiegato durante la presentazione – lo cuciremo in itinere».
Un concetto che riguarda anche la possibilità, per famiglie, associazioni, professionisti e semplici cittadini, di entrare a far parte della rete mettendo a disposizione competenze, tempo e idee.
Una squadra di professionisti e volontari
Uno degli elementi più significativi dell’iniziativa è la squadra che ha deciso di impegnarsi volontariamente nel progetto.
Arteterapeuti, musicoterapeuti, educatori, insegnanti di sostegno, psicologi, assistenti alla persona e volontari metteranno a disposizione esperienza e professionalità.
Tra le figure presentate nel corso della serata figurano Amalia, arteterapeuta e docente nazionale di artiterapie, Maria Domenica Rausa, musicoterapeuta con oltre trent’anni di esperienza, le educatrici Anna De Pascali e Mariella Leanza, Erika Urso, Piera Toro e numerose insegnanti e giovani professioniste.
Un gruppo intergenerazionale, nel quale trovano spazio anche ragazze neolaureate e studentesse, insieme a professionisti con decenni di esperienza.
Particolarmente significativo l’intervento di Amalia, che ha richiamato l’attenzione non soltanto sui bisogni delle persone con disabilità, ma anche su quelli dei loro familiari.
Il peso spesso invisibile dei caregiver
Nel corso della serata è stato affrontato uno degli aspetti più delicati della disabilità: la condizione dei caregiver familiari, spesso costretti a sostenere per anni un carico emotivo, fisico e organizzativo estremamente pesante.
«Questo progetto è una piccola isola, ma importante e preziosa, per i partecipanti e per le famiglie, per ricordare a tutti loro che non sono soli», è stato il messaggio lanciato dal palco.
L'idea è quindi quella di creare non soltanto occasioni di attività per bambini e ragazzi, ma anche spazi di sollievo e di relazione per le famiglie.
Anche poche ore di attività possono infatti restituire ai genitori un tempo personale, una possibilità di socialità e, semplicemente, la possibilità di vivere momenti ordinari che troppo spesso vengono sacrificati.
Il territorio protagonista: dall’ipoterapia alla piscina
Il progetto ha già raccolto la disponibilità di diverse realtà locali.
Tra queste il Centro Ippico Fanò, che accoglierà gratuitamente i ragazzi per un percorso di ipoterapia a contatto con la natura, e la Piscina Benji di Muro Leccese, che ha offerto la propria disponibilità per alcune settimane di attività in acqua e all’aria aperta.
Non mancheranno inoltre iniziative creative e laboratoriali. Un esempio arriva da Calogero Stefanelli, che ha spontaneamente offerto la propria collaborazione per realizzare, insieme ai partecipanti, piccoli presepi in polistirolo nel periodo natalizio.
È proprio questa disponibilità spontanea del territorio uno degli aspetti che gli organizzatori intendono valorizzare maggiormente.
La ricerca entra nel progetto
La seconda parte della serata ha aperto una finestra sul rapporto tra disabilità, innovazione tecnologica e ricerca scientifica.
Protagonista è stato Pietro Aldo Siciliano, dirigente di ricerca del CNR di Lecce e presidente del Comitato tecnico-scientifico della classe nazionale SMILE, che ha sottolineato l’importanza di costruire una vera alleanza tra territorio, ricerca, istituzioni e cittadini.
Siciliano ha parlato di innovazione sociale, spiegando come l'innovazione non possa più essere considerata esclusivamente un motore per la competitività delle imprese, ma debba partire dai bisogni concreti delle persone.
Nel suo intervento ha richiamato i concetti di Industria 5.0 e Society 5.0, indicando nella centralità della persona, nella sostenibilità e nella resilienza alcuni dei principi destinati a guidare le trasformazioni future.
Tecnologie assistive, intelligenza artificiale, robotica, telemedicina, dispositivi indossabili e ambienti intelligenti possono diventare strumenti concreti per favorire autonomia e partecipazione.
Ma, ha avvertito Siciliano, la tecnologia da sola non basta.
È necessario costruire un ecosistema nel quale dialoghino pubblico, privato, università, ricerca e persone direttamente interessate.
Da qui l’idea di mettere in relazione “Insuperabili” con realtà come il CNR, l’Università del Salento, il distretto tecnologico Innoval, Tecnomed, la Fondazione Life Science e altri soggetti regionali e nazionali.
Tra le proposte avanzate anche la possibilità di trasformare il progetto in un vero e proprio Living Lab, nel quale utenti, caregiver, ricercatori, professionisti e istituzioni possano sperimentare insieme nuove soluzioni.
«La disabilità non appartiene alla persona»
Particolarmente significativa la relazione della professoressa Stefania Pinnelli, ordinaria di Pedagogia speciale all’Università del Salento e delegata della Rettrice per le politiche per l’inclusione.
Il suo intervento è partito dalla distinzione tra integrazione e inclusione, sottolineando come l'integrazione scolastica rappresenti una conquista fondamentale del sistema italiano, costruita attraverso decenni di esperienza.
L’inclusione, invece, impone un ulteriore cambio di prospettiva: non concentrarsi esclusivamente sulla persona, ma interrogarsi sui contesti nei quali quella persona vive.
«La disabilità non appartiene alla persona», è stato uno dei passaggi centrali della relazione.
Una menomazione o un deficit possono essere condizioni individuali, ma è l’interazione con l’ambiente a determinare una situazione di disabilità.
Una barriera architettonica è l’esempio più immediato, ma non è l’unico: possono diventare ostacoli anche i contesti sociali, relazionali, linguistici e tecnologici.
Il tema diventa ancora più importante nel momento della transizione dalla scuola all'età adulta.
Dalla scuola al lavoro, la sfida dell’autonomia
La professoressa Pinnelli ha evidenziato come i bisogni delle persone con disabilità non terminino con la scuola.
Dopo l’età evolutiva arrivano l’università, la formazione professionale e il mondo del lavoro, dove il contesto può diventare alternativamente una barriera o un facilitatore.
Non basta quindi disporre di ausili e infrastrutture accessibili: è fondamentale formare anche le persone che lavorano nei contesti organizzativi, compresi coloro che si occupano di selezione e reclutamento.
L’Università del Salento, ha spiegato Pinnelli, sta lavorando proprio su questi aspetti, attraverso servizi di accompagnamento e strumenti dedicati agli studenti con disabilità.
Ma l’esperienza di “Insuperabili”, secondo la docente, potrà rappresentare anche un’importante occasione di ricerca e documentazione.
Non basta realizzare una buona pratica: bisogna monitorarla, documentarla e valutarla, così da poterla migliorare e, eventualmente, replicare.
La tecnologia per costruire percorsi di vita indipendente
A intervenire successivamente è stato l’ingegnere Alessandro De Robertis, Disability Manager, presidente del Consorzio Innoval e di Domus Domotica Sociale.
Il suo intervento ha posto al centro il concetto di vita indipendente.
L’obiettivo non è semplicemente fare in modo che una persona «faccia da sola», ma permetterle di scegliere cosa vuole fare della propria vita e costruire gli strumenti necessari per raggiungere quell’obiettivo.
Una cucina adattata, un cancello automatizzato, una rampa correttamente progettata, un bagno accessibile o un sistema tecnologico possono sembrare elementi tecnici, ma diventano strumenti di libertà quando permettono a una persona di studiare, lavorare, uscire di casa, vivere da sola o coltivare una propria passione.
De Robertis ha raccontato diverse esperienze concrete di persone che, attraverso i progetti di vita indipendente e le tecnologie assistive, sono riuscite a conquistare livelli di autonomia che prima sembravano impensabili.
E ha lanciato una prospettiva particolarmente ambiziosa per “Insuperabili”: fare in modo che alcuni degli attuali partecipanti possano, domani, diventare a loro volta protagonisti e magari educatori o collaboratori del progetto.
Dalla disabilità al talento: l’esempio di Vincenzo De Luci
Uno dei momenti più emozionanti della serata è stato dedicato a Vincenzo De Luci, trombettista jazz che non ha potuto partecipare fisicamente all’evento a causa di un problema di salute.
La sua storia è stata però raccontata attraverso un video e attraverso le parole di De Robertis.
Musicista professionista, De Luci è rimasto tetraplegico in seguito a un grave incidente stradale. Una diagnosi che avrebbe potuto interrompere definitivamente la sua carriera musicale.
È accaduto invece il contrario.
Attraverso anni di riabilitazione e grazie alla collaborazione con tecnici e ingegneri, il musicista ha adattato il proprio strumento alle sue nuove capacità motorie, arrivando nuovamente a suonare.
Da quella esperienza è nata AccordiAbili, realtà impegnata nell’adattamento degli strumenti musicali per persone con disabilità.
Il passo successivo è stato ancora più innovativo: non adattare soltanto gli strumenti esistenti, ma progettare strumenti musicali adattivi.
Durante la serata è stato mostrato anche un prototipo, denominato MUSA, basato su una scheda elettronica e su un sistema che consente di produrre suoni attraverso una semplice cannuccia e una tastiera.
Una soluzione pensata soprattutto per permettere a bambini e ragazzi con limitazioni motorie di partecipare alle attività musicali insieme ai propri coetanei.
«La musica è vita», è il messaggio emerso dalla storia di De Luci.
Anche le luminarie possono diventare accessibili
L’intervento di De Robertis ha aperto inoltre una prospettiva particolarmente interessante per Scorrano.
La tradizione delle luminarie, elemento identitario della comunità, potrebbe infatti diventare terreno di sperimentazione per nuove forme di accessibilità e stimolazione multisensoriale.
Ma le possibilità indicate sono molteplici: turismo accessibile, percorsi culturali inclusivi, mappe narrative, audioguide, strumenti di comunicazione aumentativa e alternativa.
I laboratori di “Insuperabili”, dunque, potrebbero trasformarsi anche in luoghi nei quali i partecipanti non siano soltanto destinatari di attività, ma creatori di contenuti e servizi utili alla comunità.
Un gruppo potrebbe, per esempio, lavorare alla narrazione accessibile di un monumento di Scorrano, realizzando strumenti capaci di raccontarlo attraverso linguaggi differenti.
Il risultato sarebbe duplice: valorizzare il patrimonio culturale locale e, contemporaneamente, creare competenze e occasioni di partecipazione.
Una comunità che vuole diventare modello
Il messaggio emerso dalla serata è chiaro: “Insuperabili” non vuole essere semplicemente un insieme di laboratori.
L'ambizione è costruire un modello di comunità nel quale la persona con disabilità non venga considerata soltanto come destinataria di assistenza, ma come protagonista, portatrice di talenti, desideri, competenze e possibilità.
E proprio per questo gli organizzatori hanno rivolto un appello alle famiglie.
Al termine dell’incontro è stato messo a disposizione un modulo di adesione, sia in formato cartaceo sia online, attraverso il quale segnalare la partecipazione e soprattutto indicare esigenze, interessi e bisogni specifici.
L’obiettivo è costruire un percorso realmente personalizzato.
«Vogliamo cucire addosso alle persone questo percorso», è stato ribadito.
Le porte, inoltre, restano aperte a nuovi volontari, associazioni e professionisti che vogliano mettere a disposizione tempo e competenze.
«Un punto di partenza, non un punto di arrivo»
La serata si è conclusa ancora una volta con la musica del coro e con un messaggio che sintetizza lo spirito dell'iniziativa.
Non considerare il progetto come un traguardo, ma come l’inizio di un percorso destinato a crescere attraverso l’ascolto e la partecipazione.
Scorrano prova così a costruire una comunità nella quale l’accessibilità non sia un servizio riservato a qualcuno, ma un bene comune.
Una comunità capace di interrogarsi sui propri limiti e, soprattutto, di cercare insieme nuove possibilità.
Perché il vero obiettivo di “Insuperabili” non è dimostrare che le barriere non esistono. È creare le condizioni perché possano essere superate.
Buon cammino, dunque, verso una comunità senza barriere.