Roca il cuore antico del Mediterraneo

di Davide Tommasi

Nel Salento, un'estate tra archeologia, ricerca e nuove scoperte racconta oltre tremila anni di storia nel sito dove il Mediterraneo incontra la civiltà.

ROCA (Melendugno) – Ci sono luoghi che non sono semplicemente luoghi. Sono pagine aperte della storia, archivi naturali nei quali il tempo non cancella, ma conserva. Luoghi dove il paesaggio diventa racconto e dove ogni pietra sembra custodire una voce lontana.Roca è uno di questi luoghi. una piazza gremita di turisti .

Qui, lungo la costa adriatica del Salento, dove il blu del mare incontra il bianco della roccia e il vento porta ancora il respiro delle antiche rotte mediterranee, la storia non è qualcosa relegato al passato. È una presenza viva, che emerge dalle mura, dalle grotte, dalle iscrizioni e dai reperti riportati alla luce dagli archeologi.

Per questo la serata inaugurale del programma estivo di Roca non è stata soltanto la presentazione di un calendario di appuntamenti. È diventata un racconto collettivo dell'identità di un territorio che vuole valorizzare le proprie radici e trasformare la propria memoria in una risorsa per il futuro.

Davanti a cittadini, amministratori, associazioni, studiosi e visitatori, Roca ha mostrato la sua anima più autentica: quella di una comunità consapevole di abitare un luogo speciale, un crocevia nel quale per migliaia di anni si sono incontrati popoli, culture e civiltà.

Un territorio che non vive soltanto della straordinaria bellezza delle sue coste, della Grotta della Poesia e delle sue acque cristalline, ma anche di una storia profonda che affonda le proprie radici nell'Età del Bronzo e arriva fino alle testimonianze della civiltà messapica.




La cultura, durante la serata, è diventata il filo conduttore capace di unire generazioni diverse: dalla musica alle tradizioni popolari, dall'impegno ambientale alla ricerca archeologica, dalla devozione religiosa alle nuove prospettive scientifiche.

Un messaggio chiaro: il futuro di Roca passa dalla capacità di raccontare il proprio passato.

Un'estate costruita intorno alla comunità

Ad aprire l'incontro è stato Donato Montinaro, presidente dell'Associazione Roca Viva APS, l'unica associazione presente a Roca. In qualità di rappresentante dell'associazione promotrice degli eventi, ha illustrato il programma estivo, nato da una precisa filosofia: coinvolgere attivamente la comunità e valorizzare il territorio, rendendolo il vero protagonista delle iniziative.

Non una semplice successione di spettacoli, ma un percorso fatto di partecipazione, conoscenza e condivisione.

Ogni appuntamento nasce infatti con l'obiettivo di raccontare un aspetto diverso dell'identità di Roca: la musica come linguaggio universale, l'ambiente come patrimonio da proteggere, le tradizioni come memoria da tramandare, l'archeologia come strumento per comprendere le proprie origini.

Il primo appuntamento è fissato per il 1° agosto, quando la piazza di Roca ospiterà una serata musicale dedicata ai grandi successi degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Un viaggio nelle melodie che hanno segnato epoche diverse, capace di coinvolgere più generazioni e trasformare la musica in uno spazio di incontro tra ricordi personali e memoria collettiva.

Sarà una serata nella quale le canzoni torneranno a essere patrimonio condiviso, accompagnando residenti e turisti in un momento di festa e partecipazione.

Bambini protagonisti tra mare, natura e tradizione

Il 7 agosto sarà invece la giornata dedicata ai più piccoli e alla scoperta del valore dell'ambiente.Alle ore 10 bambini, famiglie e volontari saranno coinvolti nella pulizia degli arenili e delle scogliere di Roca.Un gesto concreto che assume un significato ancora più importante in un luogo nel quale il rapporto con il mare rappresenta da sempre una parte fondamentale dell'identità.Prendersi cura della costa significa infatti difendere non soltanto un paesaggio, ma un patrimonio storico e culturale che appartiene alla comunità.

Nel pomeriggio, alle ore 18, la scena sarà affidata ai cuntacunti, gli antichi narratori della tradizione salentina.Attraverso racconti, fiabe e leggende, tornerà protagonista quella cultura orale che per secoli ha custodito la memoria dei territori.Accanto allo spettacolo saranno realizzati laboratori artistici e ricreativi in collaborazione con il Santuario della Madonna di Roca, offrendo ai bambini un'occasione per conoscere le proprie radici attraverso la creatività.

La Madonna di Roca: cinque secoli di fede e identità

Uno dei momenti più attesi sarà quello del 12 agosto, giorno dedicato alla Festa della Madonna di Roca.Una celebrazione che rappresenta uno dei patrimoni religiosi più profondi del territorio e che da quasi cinquecento anni accompagna la vita delle comunità locali.Quest'anno la ricorrenza assume un significato particolare perché per la prima volta nasce da una collaborazione condivisa tra amministrazioni comunali, forze dell'ordine, associazioni e cittadini.Una scelta che rafforza il valore di una tradizione che non appartiene soltanto alla dimensione religiosa, ma rappresenta un elemento di identità collettiva.La festa diventa così un ponte tra passato e presente, tra le generazioni che hanno custodito questa devozione e quelle chiamate a mantenerla viva.

Il jazz chiude il calendario dell'estate

Il programma si concluderà il 23 agosto con una serata dedicata al jazz e allo swing.La Rag Time Band, insieme ai ballerini del Salento e alla partecipazione di un musicista di fama internazionale, porterà sul palco uno spettacolo nel quale musica e movimento dialogheranno creando un'atmosfera raffinata e coinvolgente.Un finale simbolico per un'estate che vuole mostrare tutte le anime di Roca: quella popolare e quella internazionale, quella legata alla tradizione e quella aperta alla contemporaneità.

La cultura come investimento strategico

Nel corso della serata è intervenuto anche il vicesindaco di Melendugno Mauro Russo, sottolineando il ruolo centrale delle associazioni nella costruzione dell'offerta culturale della marina.L'amministrazione comunale ha destinato 10 mila euro, provenienti dall'imposta di soggiorno, alle associazioni di Roca e Torre dell'Orso per sostenere la realizzazione degli eventi estivi.Un investimento che va oltre il semplice sostegno economico: rappresenta il riconoscimento del valore del volontariato e della capacità delle comunità locali di diventare protagoniste nella promozione del territorio.In un momento storico nel quale molte località turistiche cercano nuove forme di valorizzazione, Roca sceglie una strada precisa: non puntare soltanto sull'attrattività del mare, ma raccontare ciò che rende questo luogo unico.La storia.

Una marina che cambia senza perdere la propria identità

Durante l'incontro sono stati affrontati anche i lavori di riqualificazione che stanno interessando Roca.Gli interventi dell'Acquedotto Pugliese per il rifacimento delle condotte idriche e i successivi lavori sulla viabilità hanno provocato inevitabili disagi, ma rappresentano un passaggio necessario per migliorare infrastrutture e servizi.Parallelamente sono stati realizzati interventi destinati a migliorare la qualità degli spazi pubblici: il rifacimento della pubblica illuminazione sul lungomare, l'installazione di nuove panchine e la riqualificazione dell'area di Portoligno.Un percorso che punta a rendere Roca più accogliente e funzionale, senza modificare quel rapporto speciale tra uomo, natura e storia che da sempre caratterizza questo luogo.

L'archeologia diventa futuro

Uno dei passaggi più importanti della serata è stato dedicato al nuovo accordo tra il Comune di Melendugno e la cooperativa sociale Artwork per la gestione e valorizzazione dell'area archeologica e delle Grotte della Poesia.Un progetto che punta a rendere il patrimonio archeologico sempre più accessibile, attraverso attività culturali, divulgazione scientifica e percorsi capaci di coinvolgere visitatori e comunità.Perché un sito archeologico non deve essere soltanto conservato.Deve essere raccontato.Deve diventare esperienza.Deve entrare nella vita delle persone.

Carmen Mancarella e il viaggio nei tesori nascosti di Roca

La giornalista Carmen Mancarella, direttrice della rivista Spiagge, ha accompagnato il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta delle più importanti testimonianze archeologiche del territorio, ripercorrendo le tappe delle ricerche che hanno restituito al Salento reperti di straordinario valore storico e culturale.

Al centro del suo racconto i celebri dischi d'oro di origine egizia, rinvenuti durante gli scavi condotti dal professor Cosimo Pagliara nel sito di Roca. Si tratta di reperti unici, che testimoniano il ruolo strategico di questo approdo nel Mediterraneo antico e raccontano di un Salento già pienamente inserito nelle grandi reti di scambio dell'epoca, dove merci preziose, idee, conoscenze e culture viaggiavano lungo le rotte del mare, mettendo in comunicazione popoli e civiltà lontane.

Questi straordinari manufatti non rappresentano soltanto una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni, ma costituiscono anche un potente strumento di promozione culturale e turistica del territorio. Oggi, infatti, sono tra i protagonisti di una prestigiosa mostra allestita al Colosseo, dedicata ai rapporti tra Troia, Roma e il Mediterraneo antico, offrendo a Roca e al Salento una vetrina di assoluto rilievo internazionale e confermando il valore universale del loro patrimonio storico e archeologico.

Riccardo

Riccardo Scarano: “La ricerca deve diventare patrimonio della comunità”

Il momento di maggiore approfondimento scientifico della serata è stato affidato al professor Todoro Scarano, docente di Storia dell'archeologia preistorica e protostorica e direttore degli scavi di Roca. Con un intervento coinvolgente e ricco di spunti, il docente ha offerto al pubblico una riflessione sul valore dell'archeologia contemporanea, una disciplina che non può più restare confinata negli ambienti accademici, ma deve aprirsi al dialogo con la società, rendendo accessibili i risultati della ricerca.

Scarano ha sottolineato come il lavoro dell'archeologo non si esaurisca nello scavo o nello studio dei reperti, ma trovi il suo compimento nella capacità di raccontare il passato e condividerlo con la collettività. Ogni scoperta, infatti, acquista un significato ancora più profondo quando diventa patrimonio di conoscenza comune, contribuendo a rafforzare la consapevolezza delle proprie radici e dell'identità di un territorio.

L'archeologia, ha evidenziato il professore, è uno strumento prezioso per comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato e rappresenta un ponte tra ricerca scientifica, tutela del patrimonio e partecipazione delle comunità. Per questo motivo la divulgazione assume un ruolo fondamentale: una scoperta archeologica non appartiene soltanto agli studiosi che la riportano alla luce, ma anche ai cittadini che vivono quei luoghi, ne custodiscono la memoria e ne tramandano il valore alle generazioni future.

Il grande mistero prima dei Messapi

Una delle questioni più affascinanti della ricerca archeologica riguarda ciò che accadde nel Salento prima della piena affermazione della civiltà messapica. Questo periodo rappresenta ancora oggi uno dei capitoli meno conosciuti della storia antica della regione e continua a suscitare interrogativi tra studiosi e ricercatori.

Chi abitava Roca prima dei Messapi? Quali comunità vivevano in questo importante centro costiero e in che modo si trasformarono nel corso dei secoli? Le testimonianze archeologiche mostrano che il sito era già frequentato e abitato durante l'Età del Bronzo, quando Roca costituiva un punto strategico per i commerci e i contatti con altre popolazioni del Mediterraneo orientale.

Per molto tempo gli studiosi hanno interpretato la storia di quest'area come una semplice successione di popoli, caratterizzata dall'arrivo di nuove genti che avrebbero sostituito completamente quelle precedenti. Secondo questa visione, le grandi trasformazioni culturali erano spiegate soprattutto attraverso migrazioni e invasioni.

Le ricerche più recenti stanno però delineando un quadro molto più articolato. Gli scavi archeologici, insieme alle analisi antropologiche, genetiche e allo studio dei reperti, suggeriscono che i cambiamenti potrebbero essere stati il risultato di processi graduali. In questo scenario, incontri tra comunità diverse, scambi commerciali, influenze culturali e integrazione tra gruppi umani avrebbero avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle società locali.

L'obiettivo degli archeologi è quindi comprendere se tra gli abitanti dell'Età del Bronzo e le popolazioni messapiche sia esistita una continuità biologica e culturale. Capire se i Messapi discendessero, almeno in parte, dalle comunità già presenti nel territorio oppure se rappresentassero un nuovo gruppo giunto dall'esterno significa ricostruire uno dei passaggi più importanti della storia del Salento. Ogni nuova scoperta contribuisce ad avvicinare gli studiosi alla soluzione di questo grande mistero, offrendo una visione sempre più completa delle origini della civiltà messapica.

La Grotta della Poesia: diecimila anni di storia incisi nella roccia

Tra i progetti di ricerca più significativi illustrati dal professor Scarano spicca lo studio della Grotta della Poesia, uno dei siti archeologici più affascinanti e importanti del Mediterraneo.

Conosciuta in tutto il mondo per le straordinarie iscrizioni messapiche, greche e latine incise sulle sue pareti, la grotta custodisce però una storia ancora più antica. Gli studi archeologici hanno infatti rivelato tracce di frequentazione umana che attraversano oltre diecimila anni di storia, dal Paleolitico alle comunità dell'Età del Bronzo, fino alle epoche messapica, greca e romana.

Ogni segno, ogni incisione e ogni testimonianza lasciata nella roccia raccontano il passaggio di uomini e donne che, nel corso dei millenni, hanno trasformato questo luogo in uno spazio di culto, incontro e memoria.

La Grotta della Poesia può essere considerata una vera e propria "biblioteca della pietra": un archivio naturale in cui le pareti conservano le tracce delle diverse civiltà che si sono succedute nel Salento. Un patrimonio unico, capace di raccontare, attraverso la roccia, la lunga storia del rapporto tra l'uomo e questo straordinario paesaggio.

Il DNA antico per riscrivere le origini del Salento

Tra le scoperte più significative emerse dagli scavi archeologici di Roca figura una tomba collettiva databile tra il X e il IX secolo a.C., un ritrovamento di straordinario valore scientifico che potrebbe contribuire a fare luce su una delle fasi meno conosciute della storia del Salento. Si tratta infatti di un periodo di transizione compreso tra la fine dell'Età del Bronzo e la nascita del mondo messapico, ancora oggi oggetto di numerosi interrogativi da parte degli studiosi.

La presenza di numerosi individui all'interno della stessa sepoltura offre un'opportunità di ricerca eccezionale. I resti umani consentono infatti di ricostruire non solo le caratteristiche biologiche della comunità, ma anche i rapporti di parentela, le dinamiche demografiche e gli eventuali contatti con altre popolazioni del Mediterraneo.

A rendere possibile questo importante filone di ricerca è una borsa di studio Fulbright che ha portato a Roca la ricercatrice statunitense Megan Savoy, dell'Università del Michigan. Il suo lavoro è incentrato sull'analisi del DNA antico estratto dai resti umani rinvenuti nella tomba collettiva, attraverso tecniche di laboratorio all'avanguardia.

I risultati delle analisi potranno offrire nuove risposte sull'origine, l'evoluzione e gli spostamenti delle popolazioni che hanno abitato Roca nel corso dei millenni, contribuendo a riscrivere alcune pagine della storia più antica del Salento e a comprendere meglio le radici delle comunità che hanno dato vita alla successiva civiltà messapica.

Un dolce finale all’insegna della condivisione

La serata si è conclusa con un piacevole momento conviviale, grazie al piccolo rinfresco offerto dalle ditte Tiziano, azienda calimerese leader nella produzione di pasticciotti, e Il Forno di Nonno C., rinomato forno del territorio. Le specialità offerte sono state messe a disposizione del pubblico presente, che ha potuto condividere un momento di festa e convivialità al termine dell’evento, tra sorrisi, apprezzamenti e un clima di grande partecipazione.

Un sentito ringraziamento va alle ditte Tiziano e Il Forno di Nonno C. per la disponibilità e la collaborazione dimostrate, contribuendo con le loro prelibatezze a rendere ancora più speciale il momento finale della serata.

Roca, il futuro nasce dalla memoria

La serata inaugurale ha lasciato un'immagine potente: quella di una comunità che non guarda al passato con nostalgia, ma con responsabilità.Roca dimostra che la storia può essere una risorsa viva.Può generare cultura.Può creare turismo consapevole.Può rafforzare l'identità di un territorio.Qui il mare continua a raccontare viaggi e incontri.Qui la pietra continua a custodire voci antiche.Qui ogni scoperta aggiunge una nuova pagina a una storia che, dopo migliaia di anni, continua ancora a essere scritta.

Avanti
Avanti

Levante sul palcoscenico del Concertone de La Notte della Taranta