Quando il canto diventa preghiera, comunione e speranza
di Davide Tommasi
A Lecce presentata la raccolta Canti per l’assemblea liturgica di Pietro Manca e Antonio Martino
LECCE – Ci sono serate che non si limitano a presentare un libro. Serate che diventano esperienza, incontro, memoria condivisa. Momenti nei quali parole, musica e fede si intrecciano fino a trasformarsi in qualcosa di più profondo: una testimonianza viva di Chiesa.
È quanto accaduto venerdì 29 maggio 2026 nella Cappella della Nuova Curia Arcivescovile di Lecce, dove l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano “Don Tonino Bello” ha ospitato la presentazione ufficiale della raccolta “Canti per l’assemblea liturgica”, con testi di Pietro Manca e musiche di Antonio Martino, pubblicata in edizione limitata da Attilio Fraccaro Editore con il sostegno dell’Azione Pastorale Diocesana.
Fin dai primi istanti, l’incontro ha assunto il volto di una celebrazione della bellezza. Non una semplice presentazione editoriale, ma un vero itinerario spirituale attraverso il significato del canto nella vita della Chiesa, capace di coinvolgere mente e cuore.
Ad accogliere i presenti è stata la professoressa Emmanuela Rucco, che con sensibilità e partecipazione ha introdotto i relatori e gli ospiti, sottolineando il valore di un’opera nata dall’amore per la liturgia e dal desiderio di mettere la musica al servizio della preghiera delle comunità.
Il canto, respiro dell’anima che incontra Dio
Tra i momenti più intensi della serata, l’intervento del professor don Alessandro Grande, docente di Mistagogia presso l’ISSRM “Don Tonino Bello”.
Le sue parole hanno aperto una finestra sul mistero della liturgia, accompagnando i presenti in una riflessione profonda sul significato autentico del canto sacro.
«Il canto liturgico non è una semplice colonna sonora della celebrazione – ha affermato – ma il respiro dell’anima che incontra il mistero. È il luogo in cui la fragilità dell’uomo si apre all’abbraccio di Dio».
Un intervento ricco di riferimenti teologici e pastorali, ma soprattutto attraversato da una passione autentica per la liturgia. Don Grande ha ricordato come la musica abbia il potere di costruire comunità, abbattere le barriere dell’individualismo e trasformare un insieme di persone in un solo popolo raccolto attorno all’altare.
«Quando un’assemblea canta – ha spiegato – accade qualcosa di straordinario. Le voci si uniscono, i cuori si accordano e la Chiesa diventa visibile nella sua forma più bella: quella della comunione».
Il docente ha inoltre richiamato il valore mistagogico del canto, capace di accompagnare i fedeli oltre la soglia del rito, introducendoli nel mistero celebrato.
Una raccolta nata dal dolore e trasformata in speranza
Profondamente toccante è stata la testimonianza di Pietro Manca, autore dei testi.
Con grande semplicità e sincerità, il docente di Lettere ha raccontato la genesi dell’opera, nata durante gli anni segnati dalla malattia e dalla perdita della madre.
Parole che hanno commosso l’assemblea e restituito il volto umano di un lavoro nato dalla vita prima ancora che dalla scrittura.
«Questi canti – ha confidato – sono sbocciati nel tempo della sofferenza. Sono nati da una ricerca di senso, da una preghiera silenziosa che ha cercato di trasformare il dolore in speranza».
Il suo racconto ha assunto il tono di una vera testimonianza di fede quando ha evocato la celebre immagine biblica della scala di Giacobbe.
«Forse quella scala non è mai stata rimossa – ha detto –. Forse continua ad essere presente nella musica, che rimane appoggiata alla terra ma riesce ad arrivare fino al cielo».
Un’immagine poetica che ha saputo riassumere il significato più profondo della raccolta: fare della musica un ponte tra l’uomo e Dio, tra la fragilità della storia e l’eternità.
L’umiltà di chi serve la liturgia attraverso la musica
Accanto ai testi di Pietro Manca trovano spazio le composizioni di Antonio Martino, musicista, organista e direttore di coro, figura da anni impegnata nella promozione della musica liturgica nelle comunità ecclesiali del territorio.
Presentato come uomo di rara sensibilità artistica e profonda umiltà, Martino ha illustrato alcune caratteristiche delle composizioni contenute nel volume, spiegando come ogni brano sia stato pensato per favorire la partecipazione dell’assemblea e valorizzare il canto comunitario.
Nelle sue parole è emersa con chiarezza una convinzione: la musica liturgica non è esibizione, ma servizio.
Un ministero discreto che aiuta il popolo di Dio a pregare, a celebrare e a sentirsi parte di una stessa famiglia.
Le voci della Polifonica San Gabriele dell’Addolorata
A dare corpo e voce alle pagine della raccolta è stata la Polifonica San Gabriele dell’Addolorata di Novoli, diretta dal Maestro Simonetta Miglietta Sozzo.
Le esecuzioni hanno trasformato la presentazione in un vero momento di ascolto contemplativo.
Le melodie, caratterizzate da una scrittura raffinata e da una forte impronta spirituale, hanno risuonato nella cappella creando un clima di raccoglimento e partecipazione.
La direttrice del coro ha raccontato l’impegno richiesto dallo studio delle partiture, sottolineandone l’originalità e la ricchezza armonica.
«Sono composizioni che ci hanno sfidato e coinvolto profondamente – ha dichiarato –. Le abbiamo accolte con entusiasmo perché parlano il linguaggio della fede e della bellezza».
Una Chiesa che continua a cantare la speranza
Al termine della serata, mentre le ultime note si spegnevano tra le navate della cappella, rimaneva nei presenti una consapevolezza semplice ma profonda: il canto continua a essere uno dei linguaggi più autentici della fede.
In un tempo spesso attraversato da divisioni, rumori e solitudini, questa raccolta si propone come un invito a ritrovare la forza della comunione e della preghiera condivisa.
Le pagine di Canti per l’assemblea liturgica non custodiscono soltanto testi e melodie. Custodiscono una storia di amicizia, di servizio ecclesiale, di passione educativa e di fede vissuta.
Custodiscono soprattutto il desiderio che ogni comunità possa ritrovare, attraverso il canto, la gioia di sentirsi popolo in cammino.
E forse è proprio questa l’eredità più bella lasciata dalla serata di Lecce: la certezza che una Chiesa che canta insieme è una Chiesa che spera, che crede e che continua ad annunciare il Vangelo con la voce del cuore.
Perché, come ricordava Sant’Agostino, «chi canta prega due volte». E quando il canto nasce dalla fede e diventa comunione, quella preghiera riesce davvero a toccare il cielo.