GENERAZIONE MARE, L’ADRIATICO CHE VERRÀ: A LECCE LA CONFERENZA FINALE DEL PROGETTO ITALO-CROATO BLUEDIVERSITY
Ricerca, imprese e istituzioni a confronto sul futuro dell'acquacoltura, dal granchio blu al monitoraggio con il DNA ambientale. Il testimone passa a Ston, in Croazia, domani 9 luglio.
Un granchio che da minaccia dei fondali adriatici può trasformarsi in risorsa economica; un mare da leggere attraverso il DNA disciolto nelle sue acque; una generazione di giovani chiamata a immaginare il futuro dell'acquacoltura. Attorno a questi tre nodi ha ruotato “Generazione mare – Imprenditoria giovanile e futuro dell'acquacoltura”, la prima delle due conferenze finali del progetto italo-croato BlueDiversity, che si è aperta venerdì 3 luglio al Rettorato dell'Università del Salento.
Una giornata di respiro internazionale, con i partner italiani e croati riuniti per mettere a confronto mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale sulle sfide e le opportunità dell'acquacoltura nel mar Adriatico.
Coordinato dal DiSTeBA dell'Università del Salento e cofinanziato dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, BlueDiversity punta a rafforzare la cooperazione transfrontaliera per la tutela della biodiversità marina, a contrastare l'avanzata delle specie aliene — il granchio blu su tutte — e a costruire nuove forme di economia del mare, con un'attenzione particolare al coinvolgimento delle giovani generazioni.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti del prorettore vicario dell'Università del Salento, Salvatore Rizzello, e del vice sindaco di Lecce, Roberto Giordano Anguilla. Sono seguiti gli interventi del professor Benedetto Sicuro (Dipartimento di Scienze Veterinarie, Università di Torino), del professor Maurizio Pinna (DiSTeBA, Università del Salento), responsabile scientifico del progetto, e di Raffaele Parlangeli, direttore generale dell'Ufficio per le politiche territoriali e la cooperazione territoriale del Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Per istituzioni, ricercatori, imprese e stakeholder del settore, l'appuntamento si è rivelato un'occasione concreta per costruire strategie condivise verso un futuro sostenibile della biodiversità marina. Al centro del confronto il ricambio generazionale nell'acquacoltura, gli ostacoli al suo sviluppo, le prospettive imprenditoriali per il settore nel Salento, gli sbocchi di carriera per i neolaureati in ambito scientifico, l'acquacoltura estensiva nel Sud Italia e le nuove sfide legate alla produzione dei ricci di mare.
Al tavolo dei relatori si sono alternati poi Andrea Fabris (direttore scientifico dell'Associazione Piscicoltori Italiani), Marco Pistrin (AquaOrganica Srl), Amedeo Manfrin (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie), Aldo Rheo (Rehomare Srl), il professor Aldo Corriero (Università di Bari) e, per l'echino-coltura, l'imprenditore Ronan Loftus insieme alla ricercatrice Ashley Norris.
Ampio spazio è andato ai risultati raggiunti in oltre due anni di lavoro comune tra i partner italiani — il DiSTeBA dell'UniSalento, capofila, con Blu Marine Service, Eduforma e Università di Padova — e quelli croati: l'Institute of Oceanography and Fisheries di Spalato, la Public Institution for the Management of Protected Natural Areas of Dubrovnik-Neretva County e la Sea and Karst Public Institution.
I traguardi hanno un profilo tanto scientifico quanto applicativo: trappole innovative per la cattura del granchio blu; un sistema transnazionale di monitoraggio basato sul DNA ambientale (eDNA), capace di descrivere con precisione la biodiversità marina e di individuare precocemente le specie aliene; uno studio sulle proprietà nutrizionali dello stesso granchio blu, pensato per convertire una minaccia ecologica in un'opportunità economica; e un pacchetto di iniziative di formazione transfrontaliera rivolte ai giovani.
«BlueDiversity – ha dichiarato il professor Pinna, responsabile scientifico del progetto - nasce da un'idea semplice: la biodiversità dell'Adriatico non si difende da una sola sponda. In oltre due anni abbiamo messo a punto strumenti che funzionano — dal monitoraggio con il DNA ambientale alle trappole per il granchio blu — e li abbiamo condivisi con i partner croati e con le imprese del territorio. Ma il risultato di cui siamo più orgogliosi non si misura in dati: è aver mostrato ai più giovani che il mare può essere un mestiere, e un mestiere del futuro».
L'incontro ha alimentato un dibattito partecipato, sostenuto dalla presenza di un pubblico numeroso. E il percorso non si chiude a Lecce. Il confronto proseguirà infatti oggi, 9 luglio in Croazia, nel Duke's Palace (Knežev dvor, Placa 2) di Ston, dove si terrà la seconda conferenza finale dedicata ai risultati della cooperazione italo-croata per un futuro sostenibile dell'Adriatico.