Nas nelle sale operatorie del Vito Fazzi

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I Nas nelle sale operatorie del “Vito Fazzi”. Lo hanno chiesto i sindacati per motivi di igiene e sicurezza.

Seconda vivace assemblea sindacale questa mattina degli infermieri-strumentisti dei due gruppi operatori del “Vito Fazzi”. Nel mirino dell’accorpamento dei due blocchi operatori, la sicurezza dei pazienti e l’igiene delle sale. In particolare gli infermieri hanno elencato una serie di «criticità» che inficierebbero la sicurezza degli interventi: dall’aria condizionata che nel 1° gruppo operatorio sarebbe scarsamente funzionale al corridoio “di passaggio” dove verrebbero sistemati gli strumentari chirurgici, esposti ad una precaria igiene; dalla mancanza dello “sternotomo” (da prendere in prestito dalla Cardiochirurgia) alla difficoltà di trasferimento del letto operatorio (costo 150mila euro) che avrebbe già subito dei danni.

Ma soprattutto, gli operatori sanitari del comparto lamentano l’assenza di confronto con le organizzazioni sindacali da parte della direzione dell’ospedale e del direttore di Anestesia, che hanno proposto al direttore generale della Asl l’accorpamento delle due strutture, senza consultare – lamentano – «il personale infermieristico che è competente dell’ argomento perché vi lavora ogni giorno».

Nella mattinata di ieri il segretario della Fials, Vincenzo Gentile ( foto) ha consegnato al protocollo dei Nas una nutrita nota nella quale si chiede l’intervento dei carabinieri per una serie di criticità, mentre si manifesta seria preoccupazione per la scelta operata dai vertici della Asl.

«Proprio nel pieno della stagione turistica – si legge nella denuncia ai Nas – che vede moltiplicata l’utenza presso il “Vito Fazzi”, la capacità di accoglienza e le prestazioni vengono drasticamente ridotte e il rischio per la salute viene accentuato da sale operatorie non adeguate ad ospitare 2 guppi operatori; presenza di pavimentazione alterata da lesioni, crepe e dislivelli; malfunzionamento dei sistemi di condizionamenti dell’aria; comunicazione delle sale operatorie con ambienti non sterili; lontananza dai sistemi chirurgici sterili e altre “carenze”».

Dall’assemblea di oggi è emerso che il clima nelle sale operatorie non è dei più sereni e che esistono grossi disservizi. L’accorpamento è partito il 14 luglio, con Chirurgia toracica, che prima faceva 4-5 sedute e adesso non ha ancora fatto nessuna seduta lunga (mattino e pomeriggio). Altro che incremento di 100 ore, i sindacati sono convinti che se continua così si arriverà a registrane 100 in meno.

Sabato è stato trasferito lo strumentario di Otorino, accorpato con Urologia. «Se arriva un’urgenza seria – temono i sindacati – è difficile farvi fronte. Parliamo di interventi seri e delicati, di bambini operati di tonsille e quindi di rischio infezioni».

Mentre gli operatori sanitari, tutti, continuano a fare il loro dovere, pur fra mille difficoltà e malumori, i loro sindacalisti sono convinti che «si poteva fare molto meglio e – hanno ribadito in assemblea – lo speriamo ancora».

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